Il Fatto

Sui social leoni, nei fatti…

Vi è un detto che genitori di ogni generazione hanno rispolverato all’indomani di sabato sera interminabili, notti trascorse dai propri figli a fare baldoria fino alle prime ore del giorno, che cita così: Di sera leoni, la mattina... Il popolare proverbio, recitato al dì successivo, quando la sveglia dei pargoli coincideva ormai con l’ora di pranzo, attraverso qualche piccola modifica adoperata per l’occasione, ben fotografa la situazione politica odierna, l’atteggiamento dei rappresentanti delle istituzioni italiane. È facile, basta pensare alla sera come all’attimo di propaganda, l’esposizione mediatica della propria azione – solitamente affidata ai social – e alla mattina come al momento della fiacchezza, del dietrofront rispetto alle vivaci intenzioni della notte, con l’effettiva realizzazione di quei propositi. Il finale no, nulla da sostituire, è perfetto così.

Matteo Salvini, prominente Ministro dell’Interno dell’attuale governo, da giorni è catalizzatore delle attenzioni di ogni organo di stampa, qualsiasi programma di opinione politica della TV incentra la propria programmazione sulle vicende che lo riguardano a proposito del caso Diciotti. È largamente diffusa l’idea che il Vicepremier leghista ha dell’immigrazione, la sua linea dura, porti chiusi, ha scatenato il dibattito tra le forze sovraniste e la controparte democratica, con le navi delle ONG europee che non hanno trovato più facilmente approdo in Italia. Spesso, le imbarcazioni che in questi ultimi anni hanno salvato la vita a migliaia di rifugiati nelle acque del Mediterraneo, sono state oggetto del vergognoso braccio di ferro tra il nostro Paese e gli altri stati dell’Unione, quindi costrette a lunghissime traversate per accompagnare gli africani a bordo verso i porti spagnoli, maltesi o restare ancorate a largo delle acque nostrane per intere giornate.

Neppure le condizioni igienico-sanitarie dei passeggeri, spesso d’emergenza, o lo stato precario della loro componente psicologica hanno mai scosso le coscienze della maggioranza dei parlamentari italiani, persino affascinati dall’ipotesi di generare, con questa guerra di (in)civiltà, un incidente diplomatico con gli Stati alleati, dalla Francia a Malta, alla Spagna, passando per l’Olanda. Al momento, però, con il caso Diciotti tale prova di forza ha toccato il punto più alto, o basso, a seconda dei punti di vista. Per cinque giorni, infatti, ai 117 migranti a bordo della nave della Guardia Costiera italiana fu impedito di sbarcare a Catania, tenendoli di fatto ostaggio del nostro Paese. Fu Matteo Salvini, leader leghista, ad assumersi la responsabilità di non far toccare terra ai rifugiati salvati a largo di Malta, utilizzando i social network per diffondere la sua solita propaganda.

«Processatemi», diceva ad agosto il numero uno del Carroccio, sfruttando a proprio favore anche l’ipotesi di un intervento dei magistrati per sottolineare, così, al proprio elettorato quanto le istituzioni fossero coinvolte nel traffico di esseri umani che lui, attraverso la politica del pugno duro, sarebbe intenzionato ad arrestare. Sapeva bene, Salvini, che un eventuale procedimento giuridico si sarebbe concluso con un nulla di fatto e, anzi, ne avrebbe incrementato i consensi, con il celebre slogan Prima gli italiani pronto a sventolare con vigore dai balconi del Viminale.

Cosa è cambiato, dunque, da allora? Perché, dopo la notte a far baldoria in video su Facebook, il Capitano si è svegliato all’ora di pranzo rintronato dalla sbornia che la lettera del Tribunale dei Ministri gli ha fatto recapitare, cambiando il proprio atteggiamento nei confronti di un processo che vuole a tutti i costi evitare? Che fine ha fatto il leone delle dirette social che non aveva paura di niente e nessuno? Come nel più classico dei casi nel detto citato in titolo a questo articolo, il temerario combattente a fianco degli italiani si è trasformato nel più pavido dei coniglietti, spaventato, forse, dalla condanna da 3 a 15 anni di carcere che l’accusa di sequestro di persona a danno dei migranti della nave Diciotti potrebbe combinargli: «Non voglio essere processato, sarebbe invasione di campo».

E a nulla valgono, adesso, le tesi per le quali il sedicente difensore del popolo del tricolore avrebbe agito in nome del governo, addirittura in nome della Costituzione, di cui cita a sproposito l’articolo 9, comma terzo, della Legge Costituzionale n. 1/1989, secondo cui si reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo. Ma che senso ha cercare di difendersi da un’imbarcazione della Guardia Costiera del proprio Paese nello svolgimento delle proprie funzioni e dell’equipaggio che ospita a bordo? Quali sarebbero le incontrovertibili prove con cui si affermerebbe la pericolosità dei soggetti salvati da un naufragio?

La palla, a ogni modo, passa ora ad altri campioni del salto in banco, del voltafaccia rispetto alle proprie intenzioni, i partner del MoVimento 5 Stelle. Già fortemente attaccati dal loro stesso elettorato per la retromarcia prontamente inserita sui casi TAP, ILVA, trivelle, condoni, alleanze, ecc. ecc., i grillini rischiano, con le prossime fasi dell’eventuale processo a Salvini, di giocarsi l’ultimo fiato di dignità e credibilità che ancora gli spira in petto. Toccherà a Di Maio e compagni, infatti, pronunciarsi sul caso e decidere se l’immunità parlamentare di cui gode il leader leghista sia – come spesso apostrofata in passato – un privilegio della casta a cui rinunciare a tutti i costi in nome della democrazia, un atto dovuto, lasciando libera la giustizia di fare il suo corso ed eventualmente condannare il Ministro dell’Interno.

Come reagirebbe l’elettorato pentastellato, anche alla vigilia delle elezioni europee, se i propri rappresentanti non concedessero il via libera ai giudici di svolgere il loro lavoro come farebbero per qualunque altro cittadino italiano? Almeno in questo caso, manterranno la verve della notte, quando, leoni, facevano baldoria all’opposizione, accusando la vecchia politica di usufruire di privilegi immorali, o si sveglieranno, al mattino dopo, di fianco a Salvini, rintontiti anch’essi, smemorati, cancellando quanto professato nel corso dell’intera storia del MoVimento? Il sole sorgerà presto, e dirà se anche loro sono sui social leoni, ma nei fatti…

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