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Apologia del fascismo o libertà di espressione?

“I genovesi è difficile osservarli: vi guizzano davanti agli occhi, corrono, si affaccendano, scorrazzano di qui e di là, si affrettano. I vicoli verso il mare brulicano di gente, ma quelli che stanno fermi non sono genovesi, sono marinai di tutti i mari e di tutti gli oceani.” – Aleksandr Ivanovi? Herzen

Si somigliano le città di mare. Malinconiche e profumate, eternamente inappagate, come un amore inespresso alla sola luce di un inebriante fuoco sulla spiaggia. Sole, come novelle Penelope nell’attesa snervante di un Ulisse che, forse, non farà ritorno. Forti, nella vulnerabilità che le contraddistingue e che alletta i numerosi probabili conquistatori. Multietniche e variegate come le navi che vi approdano. Indipendenti, come Napoli. Resistenti, come Genova. Come tutte quelle che non si sono piegate e hanno mantenuto la propria dignità, mettendo fine a una guerra senza senso, ribellandosi a un dominio violento e inaccettabile: la dittatura di estrema destra.

Sono passati solo pochi giorni da quando i nostri ricordi si rifacevano a quelli di chi ha vissuto il secondo conflitto mondiale. Appena ieri, infatti, la Shoah ci toccava le corde del cuore e poneva una serie infinita di perché alla quale riuscire a trovare una risposta resterà sempre compito arduo. Pochi giorni sufficienti, però, a infiammare una polemica che negli ultimi tempi si fa fatica a mettere a tacere. Sia nei limiti dei confini nostrani sia, soprattutto, in quelli dei paesi che ci circondano e non. Il prossimo 11 febbraio, infatti, la città ligure medaglia d’oro per la Resistenza diverrà palcoscenico del raduno delle peggiori destre del continente, “For a Europe of Fatherlands – Per l’Europa delle Patrie”, organizzato da Forza Nuova. L’evento – al quale presenzieranno il presidente di FN, Roberto Fiore, Udo Voigt, parlamentare europeo del Partito Nazionaldemocratico di Germania, Yvan Benedetti del Parti Nationaliste Français, e Nick Griffin, ex presidente del British National Party – si terrà in un luogo imprecisato della città con il fine di riunire tutti quei movimenti e gruppi membri dell’Alleanza per la Pace e la Libertà – The Alliance for Peace and Freedom (APF), sotto la cui bandiera si celano i degni eredi di chi l’ha cucita con il sangue usurpando proprio quei due meravigliosi concetti di cui sopra a loro sconosciuti: la pace e la libertà.

Insomma, una riunione di patrioti d’Europa per coordinarsi contro le minacce alla sopravvivenza delle nostre patrie: immigrazione e terrorismo, come si legge sul sito degli organizzatori che motivano così la preferenza della città: Genova è stata scelta per dare inizio al nuovo anno di lotta politica. […] attivisti e simpatizzanti nazionalisti europei si raduneranno per ascoltare le parole dei capi del nazionalismo europeo.

Non poche, ovviamente, le reazioni contrastanti. A opporsi, primo tra tutti, il Sindaco Marco Doria: “In Europa ci sono idee razziste, fasciste e xenofobe, che vanno combattute con grande vigore”. Porre il freno a “queste idee di odio e sopraffazione è un dovere civile, proprio a tutela della libertà, connaturato nelle Costituzioni democratiche e in particolare nella Costituzione italiana”. A fargli eco, ovviamente, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia che, tramite il suo presidente, Massimo Bisca, afferma: “Una cosa è il confronto delle idee, un’altra cosa è ospitare chi è portatore di valori che si rifanno al razzismo, alla violenza, alla xenofobia. E ci sono sentenze anche della Suprema Corte che confermano l’operato di queste persone. Ci sono due leggi, la Scelba e la Mancino, e quelle leggi andrebbero rispettate. Ospitare chi viene in città a predicare violenza sembra un controsenso.”

Di opinione diversa, invece – come facilmente immaginabile – l’esponente di Forza Italia Giovanni Toti, Presidente della Regione Liguria, che sostiene che chi ha combattuto per fare di Genova una medaglia d’oro per la Resistenza, e quindi renderla una città libera e democratica, l’ha fatto anche perché si possano ospitare convegni di chi non la pensa come lui. Quando le idee non sono condivise, a suo dire, ci si deve battere perché possano essere espresse. “Mi auguro – ha concluso – che nessuno torni indietro su questo principio elementare di democrazia.”

E, qui, con la parola chiave pronunciata, scatta il campanello d’allarme. Si può parlare, anche in questo caso, di democrazia? Un evento che per sua stessa denominazione e natura va contro la massima espressione di uno Stato di diritto e di legge, la Costituzione, può nascondersi dietro la scusante della libertà di espressione? Se non in questo caso, quando possiamo parlare di apologia del fascismo? Signor Toti, se non lo ricorda, si tratta di un reato e, in nome di quella stessa democrazia di cui parla, dovremmo proteggerlo come uno dei traguardi più importanti raggiunti nella storia non sempre così gloriosa del nostro Paese. Citare Voltaire non basterà a convincerci del contrario.

Fermare i venti che soffiano e spingono fortemente verso destra non è una scelta, non può esserlo. È un dovere che, come un mantra, deve guidarci nelle decisioni che prendiamo quotidianamente. Ce lo impongono le nostre coscienze e la Costituzione. Ce lo chiedono le voci di più di cinquanta milioni di vittime, non le sente, Presidente? A Genova, e in ogni altra città del mondo, va assolutamente impedita la messa in scena di uno degli spettacoli più deprecabili che la storia contemporanea possa offrire. Spettacoli che rappresentano la reale minaccia alla nostra sopravvivenza, non il terrorismo e l’immigrazione di cui parlano i vari esponenti nazifascisti. Quelli sono solo la conseguenza, sbagliata – soprattutto la prima sulla quale, però, ci sarebbe molto altro da analizzare – ma inevitabile, di politiche capitalistiche e violente, ovviamente di destra, che proprio quei gruppi e altri dalla stessa indole hanno fomentato e fomentano ogni giorno.

Non si tratta di dittatura al contrario. Non siamo dinanzi al rischio di principi negati, bensì alla strenua difesa di diritti inviolabili ed equilibri troppo precari da mettere al sicuro, affinché il 2017 non diventi un moderno 1934 e Mussolini non incontri Hitler per la prima volta. “Ci siamo riuniti per tentare di disperdere le nuvole che offuscano l’orizzonte della vita politica europea”, disse allora il Duce. “Coordinarsi contro le minacce alla sopravvivenza delle nostre patrie”, affermano oggi i simpatizzanti dell’APF in un’assonanza da brividi, ma esaustiva abbastanza per comprendere a fondo le intenzioni reali di chi la fa sua.

E, allora, Presidente Toti, è pronto a riconfermare la Sua tesi o agirà in tempo?

Si somigliano le città di mare, dicevamo. Affascinanti e inafferrabili, come le muse celebrate dai poeti. Ingannevoli, come chi si fa raggiungere ma mai afferrare. Tormentate, come un ricordo ancora presente. Autentiche e tradizionaliste, ma nuove al susseguirsi delle onde. Come Napoli, come Genova. Come chi deve sempre difendersi, dalla marea e dalla destra, soprattutto da quella estrema.

“Genova per me è come una madre. È dove ho imparato a vivere. Mi ha partorito e allevato fino al trentacinquesimo anno di età: e non è poco, anzi, forse è quasi tutto. Oggi a me pare che Genova abbia la faccia di tutti i poveri diavoli che ho conosciuto nei carruggi, gli esclusi che avrei poi ritrovato in Sardegna, le graziose di via del Campo. I fiori che sbocciano dal letame. I senzadio per i quali chissà che Dio non abbia un piccolo ghetto ben protetto, nel suo paradiso, sempre pronto ad accoglierli.” – Fabrizio De André

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