• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Relazione Garante nazionale: cosa è cambiato per chi è privato della libertà personale?

Giusy Santella di Giusy Santella
1 Luglio 2022
in Attualità
Tempo di lettura: 4 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Pochi giorni fa, il Garante nazionale delle persone private della libertà personale Mauro Palma ha presentato, come di consueto, la sua Relazione annuale al Parlamento, con il fine di soffermarsi sia sugli elementi positivi che sulle persistenti criticità dell’intera area di privazione della libertà personale. Non si parla quindi del solo carcere e dei soli detenuti in senso stretto, ma di tutti coloro che per qualunque ragione si trovano a essere privati di quel diritto fondamentale che la nostra Costituzione, all’articolo 13, definisce inviolabile e la cui compressione dovrebbe, almeno in teoria, essere solo un’eccezione. Si tratta, ad esempio, anche delle residenze psichiatriche o dei centri di rimpatrio per migranti che si trovano irregolarmente sul suolo italiano. A ben pensarci, tutti questi luoghi sono probabilmente accomunati dalla condizione di vulnerabilità e di marginalità delle persone che li abitano e dalla caratterizzazione di essere dei non luoghi, degli spazi in cui tutto sembra essere sospeso: tempo, regole, vita.

Il principio fondamentale da cui si parte è la necessità che l’individuo privato della libertà personale mantenga integra la sua dignità e che soprattutto non subisca alcun pregiudizio ulteriore se non quello – già di per sé oneroso – derivante dalla privazione della libertà. Eppure sappiamo bene che così non è nella maggior parte dei casi e che quello trascorso in un luogo di detenzione è spesso tempo vuoto, non orientato a quel fine che invece ha consentito e giustificato la detenzione stessa.

Può interessartianche...

Polemiche per i senzatetto in chiesa: possiamo sentirci giusti in un mondo sbagliato?

I diritti riproduttivi in Italia: facciamo il punto con “Libera di abortire”

Violenza in pronto soccorso: un fenomeno ampio

La relazione annuale non è quindi solo un’occasione in cui esporre i risultati emersi in un anno di analisi e ricerca sul campo, quanto il tentativo di riflettere insieme sul senso più profondo della pena e parallelamente della libertà, in un momento, come questo, in cui il Parlamento sarà chiamato a pronunciarsi – si spera in maniera adeguata – su temi fondamentali in ambito penale, come l’ergastolo ostativo.

Un’attenzione particolare viene rivolta al mondo minorile: nonostante in Italia si registri un approccio positivo che, conformemente a Costituzione, vede la privazione della libertà come extrema ratio – e che forse dovrebbe essere attuato anche per il mondo penale adulto – non sono pochi gli elementi di preoccupazione, tra cui l’aumento dei reati di gruppo e il conseguente ricorso al carcere minorile, che però a mano a mano che si affolla diventa molto più simile a quello dei grandi e quindi del tutto inadeguato. Le alternative ci sono, eppure si decide continuamente di far scontare anche pene brevissime in carceri fatiscenti, sovraffollate e che nulla hanno da offrire ai fini di un percorso di reinserimento.

A tal proposito, quella (ri)apertura verso il mondo esterno che lo stesso Garante nazionale auspicava oramai un anno fa non si è probabilmente avverata e, anzi, la logica segregante sembra prevalere sempre di più. A ciò si aggiunga che la pandemia e il successivo conflitto bellico che ha scosso l’intera Europa ci hanno abituato sempre di più a un linguaggio di scontro e violenza, acuendo le già persistenti sensazioni di inimicizia che accompagnano questi luoghi.

Il costante ricorso ad ambienti segreganti e di chiusura ci dimostra la mancanza di una rete sociale di supporto che operi sul territorio e intervenga prima dello strumento penale, anziché scaricare all’interno di luoghi come gli istituti di pena tutte le contraddizioni sociali che lì finiscono per esplodere, vanificando la promessa risocializzante del costituente che non è possibile attuare senza la preventiva fase di intercettazione dei bisogni e reale presa in carico del soggetto. Una dimostrazione – come sottolineato da Mauro Palma nel suo discorso – ci è fornita dall’aumento dei cosiddetti eventi critici, ossia atti di autolesionismo e suicidi nei luoghi di reclusione, dati che sono indice dell’urgenza con cui è necessario intervenire, in particolare nei confronti di chi è portatore di disagio psichico. Si registra quindi un’inaccettabile mancanza di supporto psicologico e psichiatrico nei luoghi di reclusione a cui non si può rispondere con le sole Rems, rischiando di farle divenire i nuovi manicomi.

Così come per la detenzione, gli interventi che riguardano la condizione dei migranti irregolari sono assolutamente emergenziali e mai frutto di una politica strutturale sul tema. Basti pensare alla sproporzione tra le spese previste in Italia per le politiche d’accoglienza e inserimento sociale e quelle finalizzate ai rimpatri. L’accoglienza non può però essere mero soccorso.

La privazione della libertà, qualunque sia il suo fine, raramente rappresenta un evento congiunturale e non può quindi essere trattata come tale. Il carcere, d’altro canto, rappresenta ancora – nelle parole del Garante nazionale – il tempo delle attese, senza alcun fine né senso. Probabilmente la riflessione comune verso cui bisogna tendere è tutta contenuta nel monito la pena detentiva ha oggi bisogno di ritrovare serenità, oltre che di essere ricondotta a misura estrema. Una riflessione che però sembra ancora essere lontana dalla mentalità comune e, ancor di più, dalle intenzioni del Parlamento.

Prec.

I “Quaderni del carcere” di Antonio Gramsci: giornalismo

Succ.

Le ville di Napoli: l’Arenella in via Due Porte (2° parte)

Giusy Santella

Giusy Santella

Articoli Correlati

chiesa invisibili clochard
Attualità

Polemiche per i senzatetto in chiesa: possiamo sentirci giusti in un mondo sbagliato?

3 Febbraio 2024

Nutrire l’affamato, accogliere lo straniero, visitare l’ammalato sono gesti di restituzione e, dunque, atti di giustizia.” – Don Andrea Gallo È la notte fra il 2 e 3 dicembre, a Treviso la temperatura è bassa, molto bassa, come sempre...

aborto diritti riproduttivi
Attualità

I diritti riproduttivi in Italia: facciamo il punto con “Libera di abortire”

17 Gennaio 2024

Il 2023 si è chiuso con le parole di Elon Musk che, dal palco di Atreju, in occasione della festa di Fratelli d’Italia, si è dichiarato preoccupato per il tasso della natalità nel nostro Paese, che a quanto sottolineano...

violenza pronto soccorso
Attualità

Violenza in pronto soccorso: un fenomeno ampio

17 Gennaio 2024

Assistiamo, impotenti, all’ennesimo caso di cronaca che ci lascia desolazione e amarezza negli animi. La dottoressa Anna Procida, infermiera, viene aggredita nella serata del 3 gennaio presso il pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Il parente di un...

guerra - ukraina - soldati
Attualità

Gridano “cessate il fuoco” ma nessuno vuole rinunciare alla guerra

17 Gennaio 2024

Sono circa 59 le guerre in atto nel mondo in questo momento. Il Messico combatte dal 2006 contro i cartelli della droga, con 1367 morti. In Nigeria, dal 2009, la guerra ha ucciso 1363 persone. In Siria (1037 morti solo nel 2022), in Iraq (267), nello...

Succ.
arenella-due-porte

Le ville di Napoli: l’Arenella in via Due Porte (2° parte)

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • the brutalist

    “The Brutalist”, ovvero cronaca di un film inutile

    841 shares
    Share 336 Tweet 210
  • Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1517 shares
    Share 607 Tweet 379
  • Storia eretica del sangue mestruale

    1106 shares
    Share 442 Tweet 277
  • Esorcisti e psichiatri: demoni o psicosi?

    941 shares
    Share 376 Tweet 235
  • Simboli nascosti: la Cappella Sansevero e il tempio massonico X

    629 shares
    Share 252 Tweet 157
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie