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Quando la solidarietà e l’accettazione rischiano di essere puniti

Sarah Brandi di Sarah Brandi
30 Giugno 2021
in Attualità
Tempo di lettura: 3 minuti
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Rischia il carcere la guida alpina francese che il 10 marzo ha salvato dalla morte una donna nigeriana che cercava di oltrepassare il confine che separa l’Italia dalla Francia. La profuga, incinta di otto mesi e in preda alle doglie, si trovava con il marito e i due figli, di due e quattro anni e mezzo, circondata dalla neve, sul passo del Monginevro, all’altitudine di 1900 metri. Vista la scena, quindi, la guida non ha esitato ad assistere l’intera famiglia, caricandola nella sua auto per portarla all’ospedale di Brançon, in Francia. L’autovettura, però, non è arrivata a destinazione. È stata, infatti, fermata dalla Gendarmerie che ha condotto l’uomo in caserma. La donna è stata invece assistita da un’ambulanza che l’ha portata al pronto soccorso, dove ha partorito.

Cosa c’è di assurdo in tutta questa vicenda? Che l’uomo più che essere premiato per il suo gesto misericordioso, sta per ricevere una punizione a causa di esso. Secondo quanto detto dalla magistratura francese, infatti, Benoit Duclos, questo il nome della guida, avrebbe violato le leggi sull’immigrazione e per questo rischia di essere recluso in un penitenziario per cinque anni.

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L’episodio, oltre a coinvolgere il singolo e a dimostrare come la legge sia spesso irragionevole, andando contro qualsiasi concezione di giustizia retributiva, spinge anche a una riflessione più ampia su un hot topic per l’Europa intera, quello dei migranti. La sola idea che ci sia la possibilità che quest’azione benevola venga condannata potrebbe comportare, infatti, gravi conseguenze sul modo in cui tutti percepiscono gli immigrati.

Ogni giorno centinaia di uomini, donne e bambini decidono di lasciare la loro terra natia per compiere lunghe traversate e sbarcare sulle coste europee. Queste persone decidono di imbarcarsi su barconi, intraprendendo viaggi rischiosi in condizioni inumane per lasciarsi alle spalle situazioni difficili, territori tormentati dalla guerra dove la povertà regna sovrana. La loro speranza? Quella di trovare situazioni di vita migliori, in Paesi che, per noi che li abitiamo, ci appaiono come terre prive di qualsiasi futuro.

Quello che questi esuli auspicano di trovare in Europa sono il silenzio dopo l’assordante rumore degli spari, il cibo per riempire pance troppo a lungo rimaste vuote e acqua per gole da tempo desiderose di essere dissetate. Quello che chiedono è poter vivere una vita normale e modesta, più semplice di quella che chi è abituato al bene brama. Tuttavia, spesso, quello che trovano in Italia, Francia o Germania, è molto diverso da ciò che avevano immaginato. Ciò che li accoglie al loro arrivo non sono altro che ostilità e indifferenza. Non è raro sentire o leggere notizie di cronaca che raccontano episodi di odio perpetrati nei loro confronti. Uno recente? Quello accaduto in Trentino, dove un autista di autobus non si è fermato per più volte alla fermata designata perché occupata da soli profughi.

Sembrerebbe che la maggior parte delle persone, ingannate dal colore della pelle e da una lingua che non possono capire, dimentichi che questi espatriati sono essere umani proprio come loro, portati a vederli come nient’altro che alieni pronti a rubare beni, case e lavoro, impedendo in questo modo la loro integrazione in una cultura estremamente lontana da quella d’origine.

Se da un lato numerosi sono gli individui che provano sentimenti di disgusto e disinteresse per i migranti, però, fortunatamente, non mancano gli atti di solidarietà nei loro confronti come, ad esempio, le numerose parrocchie che li accolgono e che onorano le loro civiltà con feste. Questi episodi di sostegno, tuttavia, potrebbero finire anche a causa della decisione della magistratura francese di punire la guida alpina che ha salvato la donna da morte certa.

Se l’uomo davvero finirà in carcere ciò non farà altro che incitare il tasso di discriminazione già alto. Spaventate dalle conseguenze che potrebbe avere sulle loro vite, più e più persone si sentirebbero autorizzate a girare la faccia quando vedranno un immigrato in difficoltà. C’è quindi il rischio che questi individui diventino veri e propri fantasmi a causa di una società che con le sue leggi incita all’odio e all’indifferenza.

Il problema di come la Francia si comporterà in questo caso potrebbe avere un impatto sull’umanità delle persone. Infatti, se l’uomo verrà punito davvero solo per aver salvato una vita, la decisione del tribunale potrebbe spingere molti a essere un po’ meno solidali, un po’ meno empatici, un po’ meno tolleranti, insomma un po’ meno caritatevoli nei confronti di chi ne ha più bisogno.

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