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La presunta lotta alle mafie: la politica contro Gratteri

Farouk Perrone di Farouk Perrone
27 Dicembre 2019
in Attualità
Tempo di lettura: 4 minuti
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Ingenuamente, siamo sempre portati a pensare che sia una vittoria dello Stato quando vengono denunciati quei giri di malaffare che rappresentano un danno per l’economia, per i singoli territori e, di conseguenza, per la collettività. Dunque, quando leggiamo notizie come quelle recenti che svelano la maxi-retata coordinata dal pm Gratteri in Calabria oppure l’indagine per voto di scambio politico-mafioso nei confronti di Roberto Rosso, assessore ai diritti civili in Piemonte, restiamo sorpresi di come amministratori della cosa pubblica possano perseguire interessi illeciti. Subito, però, ci schieriamo dalla parte della magistratura affinché sveli ciò che in questi casi ci interessa più di ogni cosa: la verità. E, idealisti come siamo, pensiamo che almeno su questo non ci siano pareri discordi perché, se è vero che siamo garantisti e che l’apertura di un’indagine non equivale a una sentenza di condanna, è anche vero che abbiamo il dovere di capire per bene chi gestisce la nostra vita e le nostre tasche.

Ecco che, allora, crediamo fortemente nelle persone come Nicola Gratteri, che svolgono egregiamente il loro lavoro e dedicano la loro vita a liberare le nostre terre da quel cancro sociale denominato ‘ndrangheta. Tuttavia, nonostante l’importanza del loro impegno, constatiamo sempre più spesso che, purtroppo, quando si conduce un’indagine relativa agli intrecci tra mafia, politica e massoneria, invece di ricevere il plauso unanime dei cittadini e di tutte le istituzioni, si deve essere pronti anche a sentirsi screditati da chi, invece, dovrebbe essere garanzia di protezione: non la scorta, ma la politica.

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Un esempio è il tweet scritto da Enza Bruno Bossio, deputata PD e moglie di Nicola Adamo, lo stesso Nicola Adamo – guarda caso – che ha vicepresieduto la Regione Calabria ed è coinvolto nell’inchiesta per traffico di influenze illecite: Gratteri arresta metà Calabria! È  giustizia? No, è solo uno show! Colpire mille per non colpire nessuno. Anzi sì. Colpire la possibilità di Oliverio di ricandidarsi. Il resto finirà in una bolla di sapone come il 90% delle sue indagini! E la ‘ndrangheta continuerà a prosperare come ha fatto in questi anni. 

Nel corso degli anni, il procuratore di Catanzaro è certamente diventato un personaggio famoso, scrive libri che presenta in giro per l’Italia ed è spesso in TV, inoltre la sua dialettica diretta e dura ha fatto di lui una figura mediatica che si discosta dalla classica visione – sbagliata – del magistrato, il cui physique du rôle si crede che debba essere quello di una persona dedita soltantoo al lavoro e allo studio, non disprezzando una certa aulicità. Tuttavia, non riteniamo che la parlamentare piddina si riferisca a questo quando parla di show e ce ne dispiace. Siamo rammaricati, infatti, di come una rappresentante dello Stato non stia dalla parte di chi nella sua carriera ha accettato il rischio e sta cercando di fare in Calabria ciò che quasi tutta la classe politica non sta facendo: combattere le mafie. Anzi, ciò che tanti non vedono, o fingono di non vedere, è che da anni le associazioni criminali si sono spostate per investire il proprio denaro sporco in regioni più avanzate dal punto di vista industriale, configurandosi come vere e proprie imprese, senza però perdere i rapporti con i territori di provenienza.

Ancora più grave è che trovano quasi ovunque delle referenze politiche: basti pensare al processo Aemilia in Emilia-Romagna o all’inchiesta partita in Valle D’Aosta che parla di una lenta, inquietante e inesorabile infiltrazione della mafia calabrese negli apparati politici, istituzionali e amministrativi. Oppure, come dicevamo, è sufficiente ricordare l’indagine a carico del piemontese Roberto Rosso, ex dirigente di Fratelli d’Italia che, secondo l’accusa, in vista delle scorse elezioni regionali si è accordato con la ‘ndrangheta per ottenere un consistente numero di voti in cambio di un tornaconto economico, ottenendo l’esplusione dal partito.

Appena pochi giorni fa, infatti, Giorgia Meloni ha definito il caso vomitevole perché, a suo dire, la mafia le fa schifo e la combatte. A tal proposito, saremmo grati all’Onorevole se ci spiegasse come intende lottare contro le organizzazioni criminali, con quali idee, con quali proposte e, soprattutto, con quali strumenti. In attesa di notizie, ci sentiamo costretti a ricordare a lei, e non solo, che la vera questione sicurezza non è quella dei migranti o dei rom, bensì quella della criminalità organizzata che nel suo silenzio si infiltra nei meandri dello Stato e ottiene appalti e incarichi vari, spadroneggiando da Nord a Sud. Sarebbe altrettanto interessante, poi, sapere – sempre dalla segretaria di Fratelli d’Italia – quali sarebbero le qualità di Gianfranco Pittelli, uno dei 334 uomini arrestati in occasione della maxi-retata, che la Meloni aveva accolto nel suo partito definendolo un valore aggiunto per la Calabria e per tutta l’Italia.

Forse, quando si parla di lotta alle mafie, è meglio porre l’attenzione su chi dovrebbe portare avanti questa battaglia. Poi, senza esitazione, schierarsi dalla parte di quelli come Gratteri. Lui che, sì, è un vero valore aggiunto. Per la Calabria e per tutta l’Italia.

Prec.

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Comments 1

  1. Adelaide Curatola says:
    6 anni fa

    Ottimo articolo.
    Riflettendo su quanto ha dichiarato la signora Adamo e premettendo che non corrisponde a verità la percentuale degli insuccessi del procuratore, mi sono resa conto che le parole della Bossio non siano altro che un boomerang per lei e per il marito.
    Mi spiego meglio: se è vero che gran parte della Calabria è in mano alla n’drangheta, allora cosa caspita ha fatto contro quest’ultima il suo consorte, in tutti questi (tantissimi) anni di politica ai vertici?

    Rispondi

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