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L’isola che c’è: prospettiva di un’isolana

È un silenzio di paese

Si rompe sul fondo del mare,

è solo acqua da navigare

per giungere all’isola.

Antonio Dimartino mette in musica una realtà che gli appartiene: quella siciliana. Si sofferma sui paesini dell’isola, piccoli mondi rimasti indietro, ancorati a tradizioni proprie che difficilmente lasciano andare. L’intero album Un paese ci vuole serve a raccontare questa realtà.

La Sicilia è un’isola e questo già basta per renderla un paese che cammina a modo suo. È un mondo a parte, e non solo in termini geografici. L’isola, infatti, accentua le distanze imponendo limiti fisici che – pur essendo nel 2017 – non vanno affatto sottovalutati. Ma impone soprattutto limiti mentali.

Chi nasce in Sicilia trascorre la vita cercando di scappare, eppure questa esigenza si dimostra contraddittoria: è una fuga che comporta un ritorno continuo. Il siciliano spesso si trova costretto a emigrare verso altre realtà, ad attraversare quella striscia di mare nel tentativo di trovare posti migliori con opportunità più feconde. Quello che lascia, però, in un modo o nell’altro, lo riporta indietro. Non soltanto gli affetti, non soltanto le abitudini, non soltanto il mare: tornare a casa diventa una necessità. E allora si prende un treno, un aereo, si mette in moto la macchina e si ritorna alle proprie origini.

Cosa ti manca della Sicilia?

U scrusciu du mari.

Non soltanto il mare, certo, ma come sottovalutarlo? Camilleri lo sapeva. L’isolano condanna il mare per tutta la vita, lo vede come un confine, come una lente che rende il mondo sfocato e lontano. Ma un isolano vive di esso, ha messo lì le sue radici. Andrà ovunque cercandolo e, se non dovesse trovarlo, farà sempre in modo di inventarselo, cercandolo nei fiumi, nei canali. Forse anche nelle pozzanghere delle città dove piove troppo. Quando penso al siciliano lo associo al personaggio di Baricco, Danny Boodman T.D Lemon Novecento. Come il pianista che non riesce a scendere dalla sua nave, il siciliano non riesce quasi mai a lasciare la sua isola.

La terra, quella è una nave troppo grande per me. È un viaggio troppo lungo. È una donna troppo bella. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare. Perdonatemi, ma io non scenderò.

Per non parlare di tutte quelle leggende che la rendono in qualche modo sublime, anche prima di mettervi piede. Il nome stesso dell’isola proviene da una di queste: deriva, infatti, da quello di una principessa del Libano che, secondo il mito, arrivò sulla costa siciliana trasportata da una barchetta.

Il popolo siciliano ha una sua personalità molto forte, un senso di patriottismo plasmato anche da tutti questi elementi folcloristici. E, indubbiamente, possiede pure grande inventiva. Forse non tutti conosceranno la leggenda di Colapesce, ossia il pescatore che – secondo il racconto – ancora regge la terza colonna su cui poggia la Sicilia.

“Voglio sapere comè fatto il fondo del mare e come vi poggia sopra l’isola di Sicilia”. Cola s’immerse, stette via parecchio tempo; e quando tornò, informò l’Imperatore. “Maestà,” disse, “tre sono le colonne su cui poggia la nostra isola: due sono intatte e forti, l’altra è vacillante, perché il fuoco la consuma, tra Catania e Messina.”

Colapesce è, inoltre, anche lo pseudonimo che si è scelto un altro cantautore siciliano, Lorenzo Urciullo, il quale ha collaborato con l’illustratore Alessandro Baronciani per la realizzazione di una graphic novel. La distanza è una storia di addii e di ritorni, di un’estate che va via, di rimpianti, di una terra che non lascia la presa. È l’insicurezza di Nicola alle prese con la sua vita. Così Baronciani commenta la collaborazione con Lorenzo e soprattutto la scelta dell’ambientazione e del tema dell’opera, di cui il titolo è già una chiara esplicazione: “La Sicilia è bella anche in inverno. Volevamo fare qualcosa insieme. Una storia a fumetti. Mi ricordo che avevamo chiaro quasi tutto, ma ancora non sapevamo come farlo. Doveva essere in Sicilia, doveva essere d’estate, doveva essere ‘sulla strada’ come L’avventura di Antonioni, ma più divertente.”

E poi Pirandello, Verga, Sciascia, Archimede, Majorana, Bellini: la Sicilia è la casa di grandi menti, madre d’arte, storia e scienza. Chi nasce qui ha anche tutto questo sulle spalle. È un patrimonio gigantesco che mette in valigia, insieme al mare, alle spiagge, al sole, ai cannoli e ai sorrisi della gente. Esiste, però, anche un altro volto della realtà siciliana, quello raccontato da molti film, libri, documentari e telegiornali odierni. Basta accendere la tv per scoprire quel lato dell’isola che fa paura. Le descrizioni che ci propongono non sono tuttavia troppo surreali: una regione che va avanti per mafia, corruzione, raccomandazioni e altri atti illeciti. Eppure, nonostante questa faccia della medaglia – che al giorno d’oggi è impossibile trascurare – Palermo, il capoluogo siciliano, sarà capitale della cultura nel 2018.

“Abbiamo vinto tutti, perché siamo stati capaci di narrare le bellezze dei nostri territori”, ha dichiarato il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. “La cifra culturale più significativa che rivendichiamo è la cultura dell’accoglienza. Rivendichiamo il diritto di ogni essere umano di essere e restare diverso ed essere e restare uguale.

Qualcosa di non trascurabile per una realtà che porta in sé la condanna dell’arretratezza, ma che, allo stesso tempo, si muove grazie alla cultura di cui è genitrice. È un mondo che va a rilento: i siciliani hanno occhiali con cui guardano alla vita secondo regole tutte loro. Anche se la parola “regola”, in Sicilia, spesso non ha molto peso. Bisogna solo decidere quanto questo possa essere considerato negativo.

Essere isolani è una condizione strana, fatta di nei e punti luce. Nascere in Sicilia vuol dire avere sempre lo zaino pronto, pieno di vestiti e di idee che probabilmente lì non frutterebbero come fruttano le arance, idee che hanno bisogno di scappare, ma che un giorno forse torneranno indietro. Per rendere quella che chiamiamo “casa” un posto ancora più bello. Per migliorare i nostri luoghi, per continuare ad andarne fieri, per non odiarli più.

*Illustrazione in copertina di Beatrice Schivo©

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