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Insulti sessualizzati: quando le critiche diventano misoginia

Chiara Barbati di Chiara Barbati
9 Giugno 2021
in Attualità
Tempo di lettura: 3 minuti
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Raccogliere il malcontento, nel democratico mondo della libertà di pensiero, è un inevitabile inconveniente di chi si mette in gioco pubblicamente. Le critiche sono normalmente all’ordine del giorno per le figure in vista che si occupano di questioni politiche o sociali scottanti. Ma è anche vero che il web si rende spesso scenario di giudizi fin troppo intensi che sfociano in insulti. Non è una novità il fenomeno dei cosiddetti leoni da tastiera, cioè di coloro che esprimono pareri aggressivi con la voce digitale e che probabilmente, dal vivo, mancherebbero di audacia.

Sui social e nella vita reale, essere in vista significa essere esposti alle critiche. Ma oltre ai pareri legittimi, i giudizi che sfociano in offese gratuite diventano campanelli d’allarme indicativi delle crepe della nostra società. Questa maggiore inclinazione all’insulto, infatti, permette di distinguere i tipi di critica e di differenziarne i contenuti e le tendenze aggressive basandosi sul destinatario.

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Non comporterà di certo sorpresa, immersi come siamo in un mondo orientativamente sessista, rendersi conto delle differenze tra le offese rivolte agli uomini e quelle rivolte alle donne. Il sessismo non regna solo nelle differenti considerazioni e nella spartizione dei ruoli. La matrice degli insulti rivolti alle donne, infatti, è spesso brutalmente sessuale, componente che raramente caratterizza le offese al maschile.

Il più recente esempio è rappresentato dalle ingiurie rivolte alla giovane alla guida della Sea-Watch: gira sul web il video che la riprende mentre lascia la nave, accolta da un pubblico aggressivo che le augura, tra le altre cose, di essere stuprata. D’accordo o meno con la sua crociata, politicamente in linea o meno con le sue azioni, la critica è un diritto di tutti ma la violenza, anche solo nelle parole, non lo è. Ancor più grave che si tratti di un tipo di violenza attualmente tanto allarmante e dilagante, un insulto che, se Carola fosse stata un uomo, probabilmente non si sarebbe sentita dire. Esempio simile riguarda la cantante Emma Marrone che, in quest’occasione – così come in un’altra emergenza migranti –, aveva espresso la sua opinione, accolta malamente dagli haters, che le hanno augurato abuso sessuale e morte.

Complice dell’ideologia sessista, però, è anche chi, invece di criticare le azioni di una donna, ne commenta l’aspetto. Vittima esemplare del web, ancora una volta, è Carola Rackete, insultata per il suo aspetto fisico, perché risulta impossibile prendere sul serio una donna che non sia presentabile e decorosa. Anche se alla guida di una nave da giorni, anche se la sua preoccupazione è salvare vite in quel caldo inferno che è diventato il nostro mare, una donna deve essere ben vestita e truccata solo perché è tale, perché il suo corpo si vede prima di tutto il resto e conta molto di più di quanto conti per un uomo.

Body shaming a parte, non è necessario ricorrere a esempi tanto specifici e violenti per notare l’insito sessismo della nostra società. Baluardo delle discriminazioni è la nostra lingua, che fa differenze negli appellativi di genere anche negli insulti. Recentemente vittima, infatti, anche Giorgia Meloni, che ha trovato il suo profilo Facebook inondato di troia, cagna e puttana. Tutti termini che non possono essere declinati che al femminile e che non hanno un corrispettivo, in significato, al maschile. Insulti fatti su misura per le donne, che, oltre a condividere gli stessi epiteti che ricevono gli uomini, ottengono una categoria speciale di vocaboli rivolti alla loro sfera sessuale.

Opinioni, ruoli e valore salariale sono l’ultima goccia di una stalattite, in decadimento da millenni, che posa le sue basi sul corpo. Non è la mente femminile a rendere la donna inferiore, non sono le sue idee o il suo imprescindibile ruolo di madre e moglie. Tutti gli aspetti sociali in cui si riscontra la discriminazione sono la conseguenza di una sottomissione, fisica e morale, del corpo. Sessista e sessualizzato, il terzo millennio continua a non smentire le tendenze del mondo, che pare muoversi su imprescindibili principi lontani dai diritti umani e dell’uguaglianza e troppo vicini alla disparità di genere. Che sia assoggettamento o impudicizia, che si tratti di rapporti forzati o di oppressione della libera vita sessuale, il fulcro del sessismo resta la sessualità, quella deviata che, con una finta corazza di ritorno all’animalesca natura, fa del corpo il punto debole della donna.

Prec.

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