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Vivere una vita erotica: il desiderio, la ribellione e il volere di più

Deborah D'Addetta di Deborah D'Addetta
21 Luglio 2025
in Paprika
Tempo di lettura: 6 minuti
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Da qualche parte ho letto che la vita inizia nel momento in cui prendiamo decisioni erotiche. Ma che vuol dire? Il greco ἔρως significa “desiderio”, inteso non solo come pulsione sessuale, ma come forza generatrice che muove verso la bellezza, come impulso vitale che collega la dimensione terrena a quella trascendente.

Se ci affidiamo a questa definizione, possiamo pensare a noi stessi non solo come corpi, ma come esseri sovrasensibili che tendono al divenire, a una condizione che non ci vuole immobili, ma plasmabili, in espansione, in costante mutamento. A dirla in soldoni, possiamo essere persone che non si lasciano vivere – o sopravvivere – ma che decidono per una cosa o per un’altra in modo profondamente vivido, anche illogico – perché in fondo siamo umani – ma sempre in linea con i nostri desideri.

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Forse è questo che vuol dire vivere una vita erotica: non reprimere i nostri desideri, anche quelli che ci sembrano bizzarri, poco conformi, rischiosi, quelli che ci costringono a scostare il velo del dubbio, che ci spingono a sentirci vivi.

Vivere una vita erotica è scegliere di volere di più: più fame, più passione, più emozioni, più bellezza, più frizioni che creano scintille.

L’abbiamo vissuto quel momento, lo sappiamo riconoscere: quando il cervello ha urlato “fanculo, lo faccio”. Perché sì, perché ci andava, perché non avevamo voglia – per una volta – di pensare alle conseguenze, ma solo a quell’istante, quando abbiamo scelto di entrare a piè pari nel dominio del desiderio.

Vivere eroticamente, forse, vuol dire scegliere di essere dominati dalle emozioni, non come capriccio, ma come bussola per ogni nostra azione. E non si tratta, appunto – come qualcuno afferma erroneamente, svilendo il concetto – di essere solo emotivi: si tratta di rivendicare l’autorità dei sentimenti, di essere disposti a perdere il sé che si era e accogliere il sé in divenire. Non emotivi, ma emozionali.

E questo, ci tengo a dirlo, non vale solo per le donne. Vale per tutti. Alla donna è permesso di essere emozionale, ma senza troppi drammi altrimenti diventa isterica, frivola, superficiale. Agli uomini no. Gli uomini devono essere forti, solidi, maschi, virili. Guai a vedere una lacrima. Guai a parlare con l’animo in mano. E il discorso si fa ancora più complicato per quelle persone che non si riconoscono in un genere o nell’altro, ma preferiscono svincolarsi dalla rigidità della casella. Non è un errore ammettere che le catene del controllo esistono per chiunque, ma hanno maschere diverse. Vivere eroticamente è abbandonare la maschera, mostrare il viso senza paura.

La ricerca della bellezza non conosce sesso. È per ogni essere umano. È un diritto che dovrebbe essere costituzionale. Ma qui cadiamo nella trappola dell’utopia. E forse anche questo assunto è una trappola nella trappola, perché nessuno ha il diritto di dirci cosa desiderare, per quanto possa essere irreale o assurdo.

Posso dirvi quello che per me significa vivere una vita erotica, e assicurarvi che questa consapevolezza ha richiesto un titanico lavoro di ricerca, di comprensione, di smantellamento dei dubbi e delle regole con cui sono stata cresciuta (un processo ancora in corso, probabilmente lo sarà per tutta la vita): erotica è stata la decisione di mollare quel lavoro perché mi ammazzava dentro, anche se sapevo di non avere una lira e mi sarei dovuta fare in otto per campare; erotica è stata la decisione di confessare il mio amore a una persona prima di avere la certezza – e chi ce l’ha, in fondo? – di essere ricambiata (e perché non avrei dovuto? I miei sentimenti erano miei, erano l’unica cosa veramente mia); erotica è la decisione di disporre del mio corpo, di mostrarlo o non mostrarlo, scansando la paura di apparire vuota o equivoca, scansando il timore di passare per frivola perché il mio aspetto e quello che ne faccio mette in secondo piano il mio talento, la mia intelligenza, la mia professionalità; erotica è la decisione di scegliere la spontaneità anziché la strategia, il fuoco della passione anziché la prudenza, il volere tutto anziché l’accontentarmi; erotica è confessare di non stare bene, chiedere aiuto, mostrarsi fragili, scacciando la tentazione, come donna e come persona, di dire “non ho bisogno di nessuno, ce la faccio da sola”; erotica è la presa di coscienza che l’amore non è un solido geometrico stabile, immobile, granitico, ma una spirale costantemente in trasformazione, e che in una relazione, anche felice, è possibile provare attrazione fisica e spirituale per qualcuno che non sia il proprio partner; erotica è la libertà di parlare di questo apertamente; erotica è la decisione stessa di decidere di vivere una vita erotica.

Il desiderio non è sempre confortante: a volte ti devasta, e questo si impara a proprie spese, provando e sbagliando. Il desiderio seduce, svanisce, poi torna e ti chiede devozione. Non ti dice “assecondami”, ma “diventa degno di me”.

Il desiderio è tale per genetica, perché non chiede spiegazioni o giustificazioni. Se lo facesse sarebbe calcolo, premeditazione, qualcosa che non ti capita ma che organizzi di proposito.

Vivere eroticamente è, appunto, vivere senza calcolo, istintivamente, senza per forza seguire un percorso a tappe uniforme e predefinito. Non è liberatorio, questo pensiero? E non fa anche paura? Ma se non avessimo paura, sarebbe vita?

Forse sto cadendo nella retorica. Non spetta a me mettervi le risposte in bocca. È per questo che chiedo, che cerco anche le vostre opinioni, che mi interessa il confronto costruttivo. È per questo che posso dire quello che per voi, che avete risposto al mio sondaggio di qualche giorno fa, significa vivere una vita erotica.

S: imparare di nuovo l’ingenuità, esporsi in situazioni non familiari, detestare la remissività e il potenziale inespresso. Tendere l’elastico invece che lasciarlo cadere molle.

M: mi sono filtrata per tutta la vita per paura di sembrare sciocca e superficiale, ma in realtà credo di essere una persona molto erotica. Sto imparando piano piano a ritrovare quell’approccio in modo costante perché vorrei essere una persona leggera, istintiva, emotiva. Per me sarebbe una vera libertà.

F: restare in sintonia con quello che proviamo. Da piccolo credevo di avere il potere di far capitare le cose, mi bastava concentrarmi e una forza invisibile agiva per me (che poi fosse vero o meno non aveva importanza, importava l’attitudine). Forse lo abbiamo tutti questo potere, ma abbiamo smesso di crederci. Dovremmo ribaltare il nostro governo interiore, dirci bambini vogliosi ma sempre innocenti.

C: la decisione più erotica che io abbia mai preso è stata lasciare il mio ragazzo storico per andare a dichiararmi all’uomo che avevo sempre amato. E chi mi credeva capace di farlo? Nemmeno io che mi ero sempre vista come una codarda, patetica e mediocre. Ho capito che vivo una vita erotica solamente per il puro fatto che amo.

F: vivere nella pienezza del qui e ora, senza pensare al domani o a quello che è successo ieri. Il punto d’inizio è riconoscere il proprio corpo, amarlo, coccolarlo, renderlo partecipe di tutto quello che succede. Una volta conquistato questo, interagire con ciò che ci circonda attraverso i sensi: natura, altre persone, esperienze, amore, perdita. Sentire fa molta paura, ma è l’unica strada per una vera liberazione.

A: mi sono messa sul cammino della vita erotica dando spazio a quella che Camus definiva “rivolta metafisica”, una ribellione alle regole imposte che spesso obbligano i desideri a stare così tanto sul fondo da non essere più visti. È una ribellione personale e collettiva insieme, l’idea di poter costruire nuovi schemi – non necessariamente approvati socialmente. Per me oggi è soprattutto questo: non avere paura di scegliere strade nuove e non temere i miei desideri.

Potrebbe non essere chiaramente visibile, ma tutte queste risposte hanno in comune qualcosa: un certo grado di consapevolezza, il bisogno di muoversi, di non restare fermi.

Non si può vivere eroticamente senza farsi delle domande. È confortante, certo, lasciar decidere agli altri, affidarsi alla corrente, e a volte è anche giusto. Ma se lasciarsi vivere diventa la regola e non l’eccezione allora non siamo padroni di noi stessi.

Scegliere l’erotismo non è inseguire il piacere o la gratificazione (o almeno, non solo) perché quello sarebbe edonismo. L’erotismo per come lo intendo io, nell’accezione platonica del termine, è dire sì all’attrito, al meccanismo di cui senti gli ingranaggi anche se non ne capisci il funzionamento. È la decisione di accogliere la metamorfosi.

E le metamorfosi, per quanto possano essere a volte piacevoli, costano sacrificio.

Potrebbe capitare di soffrire, di non essere compresi, di essere fraintesi. Anche questa è una decisione erotica: passare per irresponsabili, drammatici, inspiegabili. Ma siamo onesti: chi è che vuole essere spiegato da qualcun altro? Il nostro corpo e la nostra mente sono le uniche cose che ci appartengono davvero a questo mondo, che sono veramente nostre. Amarli e disporne seguendo i nostri desideri è l’unico modo per rendere loro onore.

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