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Venezia: Leone d’oro ad Almodóvar, passerelle e poche sorprese

Alessandra Trifari di Alessandra Trifari
9 Settembre 2024
in Ciak!
Tempo di lettura: 5 minuti
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Sabato 7 settembre si è conclusa l’ottantunesima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica iniziata il 28 agosto e, come da tradizione, organizzata dalla Biennale al Lido di Venezia. Più comunemente noto al pubblico semplicemente come Festival del cinema di Venezia, l’evento ha visto il trionfo, nell’ultima giornata, del film La stanza accanto (The Room Next Door) per la regia dello spagnolo Pedro Almodóvar. Il memorabile Leone d’oro gli è stato assegnato dalla giuria internazionale, presieduta dall’attrice francese Isabelle Huppert.

Ma questa è solo la chiusura, il lieto epilogo di quella che è stata una settimana totalmente protagonista per notizie, indiscrezioni, retroscena, post social e commenti. Ai film? Certo che no, ai red carpet, è ovvio! Per un paio di giorni è sembrato davvero non esistere null’altro al di fuori dell’arrivo a Venezia di Brad Pitt e George Clooney, più in forma che mai. Anche se, per fortuna, ciò che fa da incentivo a tutto questo tripudio di flash e passerelle resta sempre e solo lui: il cinema.

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Almodóvar ha ritirato forse uno dei premi più importanti della sua carriera, per un film assolutamente meritevole e personalissimo. La stanza accanto incarna perfettamente lo stile e l’autorialità del regista, con una storia semplice – una splendida Tilda Swinton è Martha, reporter di guerra e un tumore che la divora piano, la quale rincontra dopo tempo Ingrid (Julianne Moore), una vecchia amica divenuta scrittrice di romanzi semiautobiografici – che riesce a trattare in maniera delicata e per certi versi anche ironica il tema della morte e del libero arbitrio nella vita.

Ad aprire il Festival di Venezia è stato invece Beetlejuice Beetlejuice di Tim Burton, attualmente disponibile nelle sale italiane. Un ritorno felicissimo e incredibile di quello che si è negli anni consacrato come un genio del cinema gotico-fiabesco. Il sequel di Beetlejuice – Spiritello porcello (astenersi gentilmente dai commenti sulle traduzioni italiane dei titoli), uscito nel lontano 1988, riporta su schermo le splendide atmosfere e le trovate registiche a cui siamo abituati, regalandoci una pellicola divertente e visivamente spettacolare. Michael Keaton vi aspetta ma rigorosamente in sala, mi raccomando.

Leone d’argento – Gran premio della Giuria è stato Vermiglio di Maura Delpero, mentre quello per la miglior regia è andato a The Brutalist di Brady Corbe, interessante film sulla storia di un architetto ebreo ungherese (Adrien Brody) in cui è proprio l’architettura la vera protagonista.

La terza serata ha visto gli occhi puntati sul film Babygirl di Halina Reijn. La pellicola, un thriller carico di erotismo, si è aggiudicata la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Nicole Kidman, purtroppo assente alla premiazione a causa dell’improvvisa scomparsa della madre. Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, invece, a Vincent Lindon nel film Jouer avec le feu, di Delphine e Muriel Coulin, contro ogni previsione che voleva come favorito Adrien Brody.

Uno dei momenti più attesi e sicuramente più discussi è stato l’arrivo di Lady Gaga e Joaquin Phoenix per la presentazione del film in concorso Joker: Folie à deux. Gli attori sono stati accolti e omaggiati con una standing ovation di ben undici minuti, ma qualcosa non è andato come doveva. Si nota, infatti, Phoenix andarsene prima che gli applausi si esauriscano e lasciare la sua collega da sola in una situazione alquanto imbarazzante. Esplosione di notiziari e dell’internet, neanche a dirlo. Senza notizie troppo certe, pare che l’attore possa essere stato sopraffatto da uno dei suoi momenti d’ansia di cui ha più volte detto pubblicamente di soffrire. Restiamo comunque in fermento per l’uscita del film – al cinema dal 2 ottobre –, ambientato due anni dopo gli eventi del primo capitolo e che vedrà di nuovo come protagonista Arthur Fleck, rinchiuso nell’ospedale psichiatrico di Arkham. È qui che incontrerà la bella e complicata collega di misfatti Harley Quinn.

Murilo Hauser e Heitor Lorega, per il film Ainda estou aqui, di Walter Salles, si aggiudicano il Premio miglior sceneggiatura. Tratto dall’omonimo libro di memorie di Marcelo Rubens Paiva, si distingue come una piccola macchina del tempo, un intenso e onesto ritratto familiare nella dittatura militare del Brasile all’inizio degli anni Settanta, dove gli atti di coercizione nei confronti della popolazione ribelle erano all’ordine del giorno.

Il Premio speciale della Giuria è della regista georgiana Dea Kulumbegashvili con il suo April, mentre siamo davvero felici per il giovane attore emergente Paul Kircher, il quale ha ottenuto l’ambito Premio Marcello Mastroianni per il suo ruolo del ragazzo di periferia nel film Leurs enfants après eux, dei fratelli Ludovic e Zoran Boukherma.

Nella sezione Orizzonti, da sempre riferimento per le nuove tendenze del cinema contemporaneo, trionfano Anul Nou care n-a fost di Bogdan Mureșanu (miglior film), Sarah Friedland con Familiar Touch (miglior regia), Hemme nin Öldüğü Günlerden Biri di Murat Fıratoğlu (Premio speciale della Giuria), Kathleen Chalfant nel film Familiar Touch (migliore interpretazione femminile), Francesco Gheghi nel film Familia di Francesco Costabile (migliore interpretazione maschile), Scandar Copti per Happy Holidays (miglior sceneggiatura), Who Loves The Sun di Arshia Shakiba (miglior cortometraggio).

Grandi soddisfazioni, infine, per i premi alla carriera. Due Leoni d’oro vanno senza se e senza ma all’attrice Sigourney Weaver e al regista e sceneggiatore Peter Weir. «Sono davvero onorata di ricevere il Leone d’Oro alla carriera dalla Biennale di Venezia – ha dichiarato la Weaver durante la cerimonia di apertura – Questo premio è un privilegio che condivido con tutti i registi e collaboratori con cui ho lavorato nel corso degli anni». Di Weir che dire: ottant’anni, celeberrimo dietro la macchina da presa di capolavori come L’attimo fuggente (1989) e The Truman Show (1998). Dieci film in trentasei anni ma capaci di cambiare il mondo e la storia del cinema.

In conclusione, un’edizione che non ha deluso, sebbene un po’ scarna di pellicole potenti rispetto alle precedenti, motivo per cui le premiazioni non hanno sorpreso più di tanto. Chapeau ad Almodóvar ma spiccano senza dubbio The Brutalist, l’attesa per il secondo Joker, come anche un rinnovato Tim Burton e il solito (e per questo adorato) Guadagnino con Queer. Per il resto, ci si rimbocca le maniche ma confidiamo nelle prossime uscite in sala.

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Alessandra Trifari

Classe 1991. Dottoressa in storia dell'arte e disegnatrice. Scrive da sempre e la sua mente viaggia tra arte, cinema, musica e parità di genere. Dei due sentieri, sceglierà sempre il meno battuto.

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