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Sloterdijk e il XX secolo per una nuova interpretazione dei sogni della modernità

Vincenzo Villarosa di Vincenzo Villarosa
9 Novembre 2021
in Billy
Tempo di lettura: 3 minuti
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Né il sole né la morte si possono guardare fissamente, recita un famoso aforisma di François de La Rochefoucauld. Nel suo saggio Che cosa è successo nel XX secolo? (edito in Italia da Bollati Boringhieri, 2017), il filosofo Peter Sloterdijk aggiunge che neanche il secolo appena passato si può fissare in tale modo, altrimenti si viene risucchiati dal grande conflitto tra la logica della complessità e quella della semplificazione «polemica».

Il XX, prosegue il pensatore tedesco, appare come un secolo di confusione, come un periodo privo di una visione d’insieme e come un’era dell’esagerazione di punti di vista casuali, con il proliferare delle etichette storiche. Dalla “età dei totalitarismi” all’“epoca della globalizzazione”, queste hanno descritto fenomeni importanti, ma hanno contribuito al riduzionismo storico e filosofico, che tenta invano di spiegare l’essenza del tutto con una parte della sua espressione nel tempo analizzato.

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La filosofia della cultura di Sloterdijk, invece, procede nei modi di un’analisi della civilizzazione così come si è realizzata nei tempi storici lunghi fino alla comprensione della reale portata della globalizzazione, di cui si parla in periodi recenti, ma che il filosofo di Karlsruhe fa risalire almeno all’epoca delle scoperte geografiche e dell’ampliamento del mondo fino ad allora conosciuto, con cui classicamente si descrive l’inizio dell’età moderna.

C’è un fattore determinante, tuttavia, nella lettura filosofica del tempo storico che può essere considerata basica, fondamentale nella storia dell’umanità: l’Antropocene, vale a dire quel processo epocale, definito dal chimico Paul Crutzen, che vede l’impatto del “fattore umano” come un agente del cambiamento ambientale, in particolar modo climatologico, che si è verificato nel corso del cammino della specie Homo sapiens sapiens sul pianeta Terra.

Il progresso dell’umanità è responsabile, in positivo, del benessere materiale dell’uomo contemporaneo, ma anche, in negativo, del collasso della biosfera, quell’insieme delle zone della Terra nelle quali esistono le condizioni ambientali per lo sviluppo e la conservazione della vita. Queste vengono minacciate e depotenziate proprio dal massiccio effetto antropico costituito dalle attività industriali generalizzate che producono il benessere delle collettività umane a fronte di un vero e proprio saccheggio delle risorse estese ma non infinite del pianeta su cui viviamo e dove riproduciamo noi stessi e i mezzi del nostro sostentamento.

D’altronde, Sloterdijk ribadisce che fino ai nostri tempi gli uomini hanno vissuto oscillando tra politiche di conflitto, che peraltro facevano da fattore di aggregazione per le formazioni sociali nei momenti di bisogno, e filosofie che tentavano disperatamente di porre fine ai conflitti per una civilizzazione basata sulla convivenza pacifica.

È mai possibile, si domanda il filosofo tedesco, la domesticazione dell’essere, che richiama il titolo e il contenuto di una delle sue opere precedenti? La risposta è affermativa se si creano dinamiche economiche, sociali e politiche che siano caratterizzate dall’interdipendenza: contatti culturali, scambi commerciali e migrazioni. Fenomeni che creano le condizioni per una maggiore conoscenza tra le diverse parti e le differenti popolazioni del pianeta, in maniera tale che non ci siano motivi per scatenare i conflitti che tuttora affliggono, invece, tante aree del globo terracqueo, contribuendo ad aggravare le condizioni di instabilità generale.

Dal punto di vista più filosofico, Sloterdijk, riprendendo autori classici della filosofia e della letteratura, ci dice che la storia dell’umanità nel XX secolo, in fondo, ha visto fallire il tentativo di realizzare i sogni della modernità.

Nel XXI secolo, quindi, ci sarà bisogno di una nuova interpretazione dei sogni e dei reali bisogni dell’umanità, all’insegna del paradigma dell’astuzia, simboleggiata dall’eroe Ulisse. È con la “svolta oceanica” nel campo della conoscenza e con le conseguenti azioni educative per le future generazioni intorno ai limiti e alle possibilità umane che si potrà sperare nella continuazione della vita e del cammino storico degli esseri umani sul pianeta Terra.

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