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“Sarah. La ragazza di Avetrana”: una tragedia e il suo spettacolo sociale

Vincenzo Villarosa di Vincenzo Villarosa
9 Novembre 2021
in Billy
Tempo di lettura: 4 minuti
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Il 26 agosto 2010, ad Avetrana, in provincia di Taranto, scompare Sarah Scazzi e da allora la notizia di cronaca nera e la foto di una ragazza bionda di quindici anni, dai tratti teneri, infantili, sconvolgerà l’opinione pubblica italiana. Il corpo senza vita di Sarah verrà ritrovato in un pozzo, 42 giorni dopo, e lo zio Michele Misseri confesserà di averla strangolata e di averne seppellito il cadavere. L’evento tragico sarà l’inizio di quello che Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni, autori del libro-inchiesta Sarah. La ragazza di Avetrana (Fandango Libri, 2020), descriveranno come un reality show dell’orrore. Una tragicommedia salentina dove fanno riflettere il male morale costituito dall’orrendo crimine e, al tempo stesso, la sua assurda e inarrestabile spettacolarizzazione.

Nel febbraio del 2017, la Corte Suprema di Cassazione ha riconosciuto colpevoli e condannato all’ergastolo per concorso in omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione, Sabrina Misseri e Cosima Serrano, cugina e zia della vittima, non credendo, in effetti, alla versione di Michele Misseri, padre di Sabrina e marito di Cosima, che è stato condannato alla pena di 8 anni di reclusione per soppressione di cadavere e inquinamento delle prove. Ha vinto la tesi del delitto di gelosia compiuto dalle due donne perché la giovane vittima era considerata “rivale” in amore della cugina Sabrina.

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sarahFlavia Piccinni, scrittrice e saggista vincitrice di numerosi premi letterari, e Carmine Gazzanni, giornalista professionista non nuovo alla saggistica d’inchiesta anch’essa premiata, hanno già collaborato, scrivendo Nella setta (Fandango, 2018), opera trionfatrice della V edizione del Premio Piersanti Mattarella 2019.

Nel libro-verità Sarah. La ragazza di Avetrana, il testo è stato redatto, ci avvertono gli autori, tenendo conto dei documenti, degli interrogatori o delle registrazioni agli atti e anche delle ricostruzioni fatte in seguito a interviste e colloqui con le persone coinvolte nella vicenda. La narrazione saggistica di Piccinni e Gazzanni, comunque, va oltre il caso Scazzi perché è un avvincente viaggio, tra cronaca, storia sociale e antropologia, attraverso il retroterra culturale di un paese del Sud Italia dove regnano la povertà materiale ed esistenziale e la chiusura verso il mondo sociale esterno.

Nello spazio geografico e culturale di Avetrana, la piccola Sarah scrive nel suo diario: chi si potrebbe mai innamorare di una come me? Ho il corpo di una bambina di dieci anni. Anche lei vive nel desiderio di fuggire, in qualche modo, dall’orizzonte di vita soffocante e ripetitivo formato dalla cerchia dei familiari e dei gruppi amicali, che vivono tra un insofferente ma muto rispetto della tradizione e la morbosa fascinazione per gli altri stili di vita della contemporaneità che irrompono attraverso la televisione e le reti telematiche sociali.

L’analisi portata avanti nel libro di Piccinni e Gazzanni, tuttavia, si apre anche all’ambigua società dello spettacolo di cui parlava Guy Debord, che vede protagonista l’insieme dei media che invadono la scena, facendo diventare Avetrana una sorta di set a cielo aperto. Le strutture e gli attori dell’informazione-spettacolo, gli autori lo affermano chiaramente, hanno incoraggiato i testimoni della vicenda, sostenendone economicamente le ragioni e i ricordi, pur di raggiungere la ribalta, meglio ancora il sensazionalismo che eccita il pubblico, lo coinvolge.

Alcuni esempi, illuminanti quanto avvilenti. A Concetta Serrano, madre di Sarah, casalinga e attiva testimone di Geova con una storia familiare fallimentare alle spalle, capiterà di essere informata in diretta, nel corso del programma televisivo Chi l’ha visto?, della confessione di Michele Misseri e, di conseguenza, della morte della figlia. Claudio Scazzi, fratello di Sarah che vive in provincia di Milano, invece, sarà il primo a parlare, durante un’intervista televisiva, delle probabili molestie sessuali dello zio ai danni di sua sorella. In seguito, il giovane non sarà presente durante le ricerche ad Avetrana, dove tornerà soltanto per il funerale, ma prima si fermerà a Roma per partecipare alla trasmissione televisiva La vita in diretta.

Ritornando dopo dieci anni dai fatti tragici accaduti in Puglia, gli autori hanno trovato un paese dove persiste il sospetto nei confronti dei cronisti e dei giornalisti televisivi e, nei confronti delle famiglie coinvolte, invece, rancore e fastidio. In Sarah. La ragazza di Avetrana, c’è la descrizione di quel microcosmo culturale presente ad Avetrana che aveva trasformato, forse, la taciturna curiosità della giovane Sarah e il suo legittimo desiderio di una vita altrove in un sentimento alieno, troppo estraneo al gruppo familiare e alla comunità nella quale viveva, consegnando la ragazza a un’esistenza tormentata.

L’analisi del macrocosmo massmediatico che ha accompagnato in maniera invadente la ricerca investigativa e le fasi processuali, infine, ha portato Piccinni e Gazzanni a domandarsi se il caso Scazzi fosse davvero chiuso per sempre oppure se la condanna all’ergastolo per Sabrina Misseri e Cosima Serrano, che hanno sempre proclamato la propria innocenza, fosse andata oltre quel ragionevole dubbio che può determinare la differenza tra la ragionata unione delle prove investigative e la più complessa e articolata ricerca della verità e della giustizia.

Dov’è l’orrore, quindi, tra l’agire dei carnefici, la fine di una giovane esistenza e la messinscena, a volte cinica e grottesca, dello sguardo massmediatico contemporaneo? Come in un gioco di specchi, la paziente ricostruzione narrativa di ciò che è stato detto e taciuto nella vicenda di Avetrana, rimanda alla colpevole superficialità, individuale e collettiva, con la quale tutti noi ci accorgiamo del malessere di una giovane vita soltanto quando diventa notizia in maniera tragica e spettacolare. E quando la banalità del male e la sua rappresentazione sociale diventano strumenti per ristabilire l’illusorio quieto vivere quotidiano.

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