• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Per sapere occorre immaginare

Redazione di Redazione
26 Gennaio 2017
in Lapis
Tempo di lettura: 3 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Contributo a cura di Samantha O. Storchi.

Il primo Sonderkommando fu creato ad Auschwitz nel 1942 mentre un convoglio di ebrei polacchi doveva essere selezionato per le camere a gas. Tra i prigionieri di Auschwitz, i membri del Sonderkommando – la cosiddetta “squadra speciale” – furono quelli a cui le SS vollero sottrarre,  più che a ogni altro, la possibilità di testimoniare. Il loro lavoro? Gestire, insieme ai tedeschi, lo sterminio di massa degli ebrei. Essere costretti a mentire a parenti e amici ed essere testimoni dei loro istanti finali. Veder entrare uomini, donne e bambini nelle camere a gas, sentirne le urla, i colpi e le agonie. Successivamente, tirare via i corpi e, a uno a uno, svestirli, pulirli ed estrarre i denti d’oro per il bottino del Reich. Introdurre i cadaveri nella fornace dei crematori, alimentare il fuoco col carbone, raccogliere le ceneri, frantumare le ossa, ammucchiarle e buttarle via. Mantenere questo ritmo disumano, ricominciando ogni giorno, sotto lo sguardo delle SS, sapendo che, prima o poi, anche loro sarebbero stati eliminati. Primo Levi, ne I Sommersi e i salvati, ribadisce come l’aver concepito e organizzato il Sonderkommando sia stato il crimine più demoniaco del nazionalsocialismo. “Dovevano essere gli ebrei a mettere nei forni gli ebrei, si doveva dimostrare che gli ebrei, sotto-razza, sotto-uomini, si piegavano a tutto, perfino a distruggere se stessi.”

Può interessartianche...

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

Raptors in the garden: Canti di grazia di Achille Campanile e Vasca

Sebastião Salgado: la fotografia come atto di resistenza

Che significava, per questi prigionieri, in condizioni così pietose, resistere? Significava, forse, ribellarsi? I tentativi di ribellione erano falliti tutti clamorosamente. Ribellarsi sarebbe stato solo un modo dignitoso di anticipare l’eliminazione promessa. A causa dell’eccessiva disperazione, la spinta a resistere si tramutò, per i sopravvissuti, nel tentativo di testimoniare.

Un giorno di agosto del 1944 i membri del Sonderkommando sentirono l’imperiosa necessità di scattare delle fotografie capaci di testimoniare l’orrore a cui stavano assistendo. La semplice emissione di un’immagine divenne, per questi prigionieri, uno degli ultimi gesti di umanità e un modo per cercare di rendere immaginabile l’inferno che stavano vivendo. Le due foto sono conservate al Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau. Non sappiamo il nome dell’autore e, oggi, le troviamo esposte sotto il titolo generico di “Cremazione di corpi gasati in fosse di incinerazione all’aria aperta”. Vi scorgiamo il lavoro dei componenti del Sonderkommando che consisteva nel dare fuoco alle fosse in cui erano ammucchiati i corpi.  Per scattare le foto ci fu bisogno, probabilmente, di un dispositivo di vigilanza collettiva e il fotografo improvvisato, per ovvi motivi, non si preoccupò di prendere le giuste distanze, scattandole alla meno peggio, forse senza guardare, forse correndo in preda alla paura. Sappiamo dalle testimonianze che l’operazione non durò che pochi minuti e il pezzo di pellicola, estratto dalla macchina, fu portato via da Auschwitz in un tubetto di dentifricio da Helena Danton. Perverrà poi alla resistenza polacca di Cracovia, nel settembre del 1944, accompagnato da una nota: “Urgente. Inviate più lontano possibile.”

Cosa voleva dire questo messaggio di disperazione? Si può ipotizzare che, al di là della resistenza polacca, perfettamente al corrente del genocidio, si intendesse inviare queste immagini a chi ancora non credeva possibile un simile orrore. Ancora oggi, non appena si cita la Shoah, si parla di “inimmaginabile”. Le fotografie scattate dai membri del Sonderkommando confutano quest’inimmaginabile e lo interrogano, ci interrogano. Sono momenti di verità e rappresentano qualcosa di inestimabile. Non è più possibile parlare di Auschwitz in termini di “indicibile” perché vocaboli come questo appaiono soltanto pigri. Il genocidio degli ebrei è stato pensato e progettato e, dunque, è qualcosa di pensabile e di dicibile.

Dobbiamo provare a immaginare l’inferno di Auschwitz del 1944: smettiamola di parlare di inimmaginabile. Non difendiamoci dicendo che immaginare un orrore del genere è un compito che non possiamo assumerci: dobbiamo provarci! Si tratta di un debito da saldare nei confronti delle parole e delle immagini che i deportati hanno strappato all’esperienza terribile che stavano vivendo. Le nostre difficoltà di immaginazione non sono nulla a confronto di quelle che i membri del Sonderkommando hanno dovuto superare per consegnarci questi “brandelli di reale” di cui noi, oggi, siamo depositari e il cui peso ci affligge. Si tratta di immagini “malgrado tutto”, come le ha definite George Didi-Huberman.  Malgrado i rischi corsi, malgrado l’inferno di Auschwitz. E noi abbiamo il compito di guardarle, di contemplarle, di non sfuggire a esse e, soprattutto, abbiamo il compito di farci i conti. 

Prec.

“Non penso a tutta la miseria, ma alla bellezza che rimane ancora”

Succ.

Gerardo Marotta, patrimonio di Napoli e del Mezzogiorno

Redazione

Redazione

Articoli Correlati

mimmo-jodice-fotografo-tempo
Camera Chiara

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

29 Ottobre 2025

La fotografia di Mimmo Jodice ha spesso come protagonista il tempo, un tempo sospeso che va oltre il momento. Il fotografo partenopeo, che si è spento lo scorso 28 ottobre all’età di 91 anni, ha iniziato a sperimentare quest’arte...

Raptors in the garden Achille Campanile e Vasca
Lapis

Raptors in the garden: Canti di grazia di Achille Campanile e Vasca

30 Luglio 2025

Siamo in un periodo in cui la musica tiene conto delle logiche aziendali come se fosse una qualsiasi industria e non in quanto forma d’arte. Il talento pare essere misurato solo e sempre in numeri, in dimensioni, in proporzioni....

Sebastião-Salgado-fotografia
Camera Chiara

Sebastião Salgado: la fotografia come atto di resistenza

3 Giugno 2025

Sebastião Salgado, nato ad Aimorés, Brasile, l’8 febbraio del 1944, è stato un fotoreporter che ha fatto della documentazione sociale una forma di poesia visiva e della bellezza un atto politico. Figlio unico di un allevatore di bovini, studiò...

luk
Interviste

LUK e la musica: qualcosa per cui vale la pena vivere

28 Aprile 2025

Enzo Colursi è un cantautore napoletano classe 1991. Con la band Isole Minori Settime arriva in finale al Premio De André nel 2015. Nel 2017, dopo quattro anni di intensa attività live, il gruppo si scioglie e prende vita...

Succ.

Gerardo Marotta, patrimonio di Napoli e del Mezzogiorno

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • the brutalist

    “The Brutalist”, ovvero cronaca di un film inutile

    907 shares
    Share 363 Tweet 227
  • Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1551 shares
    Share 620 Tweet 388
  • Storia eretica del sangue mestruale

    1126 shares
    Share 450 Tweet 282
  • Esorcisti e psichiatri: demoni o psicosi?

    955 shares
    Share 382 Tweet 239
  • Cosa fa il cooperante: la funzione e la preparazione necessaria

    315 shares
    Share 126 Tweet 79
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie