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Il Fatto

Salvini a Napoli: l’incivile propaganda del Capitano

Ci son cascato di nuovo, canterebbe Achille Lauro sul palco dell’Ariston. Matteo Salvini, invece, non lo ammetterebbe mai. In scena al Teatro Augusteo di Napoli, in occasione dell’ennesima replica del suo spettacolo itinerante lungo lo Stivale, lo scorso 18 febbraio il leader del Carroccio è parso dimenticare per un attimo il copione, finendo così per recitarne uno già usato, ormai consunto, dal suo predecessore, quell’Umberto Bossi che, per primo, diede vita alla farsa alla quale ancora assistiamo.

Giunto in città a pochi giorni dalle suppletive di domenica 23 e in vista delle prossime Regionali, il Capitano che ama riempire le piazze anche questa volta per il capoluogo campano ha scelto un luogo al chiuso, raccolto, così da fare quel tutto esaurito utile a Morisi per la pubblicazione social, lontano dalle contestazioni che i partenopei non gli negano mai. Sul palco dell’Augusteo, però, l’infaticabile Matteo, ormai sprovvisto di felpa per la geolocalizzazione – a cui ha rimediato più tardi all’ombra delle Vele –, si è lasciato andare a un commento che ne ha ricordato le origini, tra gli applausi dei suoi: «Ho fatto un giro in centro a Napoli, sembrava un campo rom. Materassi, immondizia, sporcizia, gente che pisciava per strada alle 3 del pomeriggio».

Frasi forti e per nulla edulcorate che hanno subito riempito le prime pagine dei principali quotidiani, dando il via allo sputtanapoli tipico d’Italia e ai commenti risentiti di chi, invece, vive la città e ne subisce gioie e dolori. Sia chiaro, chi scrive non ha la benché minima intenzione di tentare la strenua difesa del capoluogo campano. Tutt’altro. A differenza di Salvini, però, quelle strade le conosce da sempre, le critica pure, soprattutto, le rispetta. Non dirà, quindi, che quello attuale è un momento idillico per Napoli, a memoria probabilmente non ce n’è mai stato uno. Anzi, le difficoltà che stanno segnando gli ultimi mesi sono tangibili e stanno causando non pochi disagi ai tanti cittadini e turisti costretti ad affrontarli ogni giorno per andare a lavoro o, semplicemente, per scoprire i luoghi di interesse di Partenope e dintorni.

Il sistema dei trasporti è al collasso, spesso anche quello relativo alla raccolta dei rifiuti evoca fantasmi di un passato che non appare mai passato abbastanza, la viabilità è un desiderio ingessato in un traffico sempre più insistente, immobile, inevitabile, a cui lo stesso leader del Carroccio ha contribuito con la sua passerella che ha bloccato le strade e persino la funicolare per motivi di ordine pubblico. Molti i giochi di palazzo che stanno venendo fuori, tentando la terza via, quella del tradimento inseguita con frequenza crescente per ripristinare il vecchio sistema partitico incapace di governare, ma abilissimo nella gestione affaristica della cosa pubblica. Una gestione che non ha mai favorito Napoli, tantomeno il resto del Meridione, e che tuttavia ha ingrassato così tante vacche – anche al Sud – da provocare inevitabile nostalgia all’intero apparato che ora, con l’approssimarsi di due fondamentali tornate elettorali, quella regionale del 2020 e quella comunale del 2021, vede l’opportunità imperdibile di confermarsi a livello locale, forte di un vento nuovo rispetto ai precedenti appuntamenti.

In quelle occasioni, infatti, a Napoli si era vista l’inaspettata ascesa di un leader che, per il suo impegno in magistratura, aveva fatto molto discutere di sé, scassando – per utilizzare un verbo a lui caro – quel legame sin troppo forte tra politica e criminalità. Una rottura che, negli anni, ha spesso significato isolamento per il capoluogo, costretto a subire bullismo mediatico e governativo peggiore, o simile, a quello esercitato da Salvini sul palco dell’Augusteo. Certo, la guerra è guerra, così come la campagna elettorale è campagna elettorale e, al pari di un conflitto, ammette persino qualche colpo basso. Non sorprende, dunque, che il Matteo milanese abbia scelto la sua ultima venuta in città per screditare l’amministrazione. Fin qui, più o meno, nulla di strano. Il punto dolente è l’offesa agli abitanti di Napoli e quel fianco prestato a chi non vede l’ora di scriverci su fior fiori di commenti, di articoli, di esperienze mai vissute ma comunque da raccontare per qualche visualizzazione in più, magari alla ricerca smodata di un video, di una prova – montata ad hoc, ovviamente – per far parlare di sé.

Il punto dolente è la riaffermazione di quello stile di vita incivile più volte evocato nel corso della settimana: dalle straniere che ricorrono all’aborto in pronto soccorso come fosse l’anticamera di casa loro – dimostrando, Salvini, non solo la sua ignoranza in tema ma, ancora una volta, quel razzismo, anche misogino, tipico della sua coalizione – alla città di Napoli paragonata a un grande campo rom, in senso dispregiativo chiaramente, dove le persone espletano le proprie funzioni corporee a qualsiasi ora del giorno e della notte in pieno centro cittadino. Una dichiarazione semplice, netta, affatto arzigogolata che ha riportato in auge il vecchio Capitano, quello che fino ai risultati emiliano-romagnoli aveva fatto sentire forte la sua voce, prima di abbassarla per qualche settimana in attesa del voto per mandarlo al processo.

Il ruggito del vecchio Capitano è arrivato, poi, fino al quartiere che ancora oggi alcune agenzie di stampa definiscono celebre per Gomorra dove, ospitato da Maddaloni senior– «Sono per la legalità e la sicurezza, per questo apprezzo Salvini» –, ha rivestito persino la storica divisa, tornando finalmente a essere quello di sempre. Tra abbracci, selfie e felpe coordinate, la passerella a Scampia è parsa l’ennesima immancabile tappa del politico di turno che, in qualche modo, cerca tra le sue strade un’affermazione, sfruttando – come le agenzie di stampa di cui sopra – il nome di un quartiere che, a telecamere spente, lavora ogni giorno per lavare via quel marchio che per forza, e ancora, vogliono attribuirgli, stanco di un’etichetta che ne ha segnato il passato e non può più significarne il futuro.

La visita a Scampia ha, inoltre, anticipato quella di ieri a Cavalleggeri, presso il GIFFAS, noto centro riabilitativo per disabili, che ha scatenato altre polemiche in seguito alle presunte minacce che il gestore avrebbe ricevuto per la venuta del leghista: «Preferisco non parlarne. Questo è il centro dell’inclusione, non facciamo distinzioni su chi deve o non deve entrare. […] Chiunque voglia osservare il nostro lavoro da vicino è il benvenuto», ha dichiarato l’avvocato Armando Profili. Da nove anni coordina la struttura che, per l’arrivo di Salvini, è stata presidiata da talmente tanti poliziotti e carabinieri da suscitare persino lo sdegno dell’ex Ministro dell’Interno che ha promesso di impegnarsi per questa eccellenza del territorio. Al leader del Carroccio, però, nessuno ha ricordato come i suoi abbiano deciso di impegnarsi e gestire i fondi destinati alla disabilità in Lombardia – forse ripristinati proprio in queste ore in seguito alle numerose denunce, seppur con paletti ben più stringenti.

Insomma, la due giorni a Napoli di Salvini ha riaperto un dibattito assopito troppo a lungo, riscoprendo altarini per molti mai coperti ma per qualcuno improvvisamente cancellati. Come per Maurizio Marinella, l’ideatore delle celebri cravatte che lo ha ricevuto martedì: «Salvini è venuto a incontrare un gruppo di imprenditori per ascoltare i loro problemi e proporre delle risposte, spiegando che la vecchia concezione della Lega che guarda solo al Nord non esiste più perché nel mondo il brand Italia è fortissimo ma riguarda tutto il Paese». Un brand che, tuttavia, le politiche dello stesso senatore – anche nella precedente legislatura – nulla hanno fatto per promuoverlo.

Da queste parti, siamo ormai avvezzi alle nefandezze del Carroccio, ormai non infastidiscono nemmeno più. Come l’altro ieri urlava qualcuno, Napoli è aperta a tutti, ma non a Matteo Salvini, quel leader che non affronta la piazza ma sceglie la comodità di un palco, di un teatro elegante, consapevole che, nonostante l’innegabile aumento dei consensi, è ancora difficile camminare a testa alta per quelle strade che non dimenticano, che a ogni passo intonano un coro diverso in memoria di un’eruzione più volte augurataci anche dal signore sopracitato in veste di tifoso rossonero.

Non a caso, il Salvini dei citofoni che a Bologna cercava spacciatori, a Napoli non ha pensato nemmeno di dover dire a quei gentlemen che urinavano in pubblico che non si fa, magari denunciandoli agli agenti al suo fianco. Forse, come ha scritto Luigi de Magistris, riassumendo in un tweet la passerella partenopea e i disagi conseguenti, Salvini è proprio un danno per il nostro territorio. La città non si Lega – si spera nemmeno alle prossime elezioni. Dunque, Matte’, senza che ti scomodi, statt’ a casa!

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