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Quando “Respiriamo Arte”, fa bene

Francesca Testa di Francesca Testa
6 Febbraio 2018
in Interviste
Tempo di lettura: 4 minuti
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L’Associazione Culturale Respiriamo Arte nasce nel 2013 con lo scopo di valorizzare il patrimonio storico-artistico della città di Napoli. Ho incontrato Francesca Licata, manager culturale e membro dell’associazione dal 2014, e chiacchierato un po’ con lei per conoscere meglio questa bella realtà partenopea.

Iniziamo dal nome. Perché vi chiamate Respiriamo Arte?

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«Nel 2013 a Napoli c’era l’emergenza rifiuti e l’idea che si respirasse esclusivamente una “brutta aria” non ci interessava. Massimo Faella, il nostro Presidente, ha quindi pensato di istituire l’associazione proprio con questo nome: Respiriamo Arte. Oltre a lui, che è manager culturale, i primi membri a fare parte del gruppo sono stati Simona Trudi, laureata in Lingue e Letterature Straniere, Angela Rogliani, laureata in Conservazione dei Beni Culturali, io, Francesca Licata, manager culturale, e Marcello Peluso, architetto.»

Quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati?

«Il nostro obiettivo è quello di gestire e valorizzare non soltanto la storia di Napoli, ma dedicarci ai siti abbandonati. L’interesse è caduto innanzitutto sulla Chiesa di Santa Luciella, edificio poco conosciuto e scoperto grazie al libro Le chiese proibite di Napoli, inchiesta de Il Mattino a cura di Paolo Barbuto e Sergio Siano. Nel corso del tempo, poi, con vari contatti e grazie alla Curia, siamo arrivati alla Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo di cui abbiamo la gestione dei servizi turistici e culturali.»

Come vi relazionate con la Curia, con le altre associazioni che lavorano nella vostra zona e con il quartiere?

«Il rapporto con la Curia è buono, altrimenti non saremmo stati in grado di ottenere quello a cui siamo arrivati. Grazie a essa siamo riusciti ad avere il comodato d’uso della Chiesa di Santa Luciella ai Librai, che appartiene a un’arciconfraternita privata. Entrambe le chiese di cui sopra hanno come parroco padre Mariano con il quale abbiamo un legame positivo. Per quanto riguarda gli altri siti, collaboriamo con diverse associazioni che svolgono attività simili alle nostre e che valorizzano luoghi poco noti. La gente del quartiere ci vuole bene, nel senso che grazie a quello che facciamo è stato possibile scoprire aspetti di Napoli assolutamente sconosciuti, in particolare la storia dell’arte della seta. Molte persone che frequentavano la chiesa non ne erano a conoscenza e, per quanto riguarda Santa Luciella, la gente non vede l’ora che venga riaperta. In molti, infatti, ricordano com’è l’interno – perché prima dell’Ottanta era aperta – e conoscono la tradizione dell’adozione del teschio con le orecchie.»

Avete mai avuto problemi di “rivalità” con altre associazioni?

«Rivalità non conclamate. Non ci tengo a fare nomi, però sicuramente la concorrenza è tanta. In ogni caso, noi collaboriamo con altre realtà per quanto riguarda la programmazione di gite, eventi musicali e teatrali, cercando di restare sempre su quello che è il nostro format e punto di forza: la visita guidata. Cerchiamo di differenziarci, sia per lavorare al meglio con gli altri senza scavalcarli, ma anche e soprattutto per proporre al pubblico qualcosa di nuovo.»

Il progetto di crowdfunding Chi ha orecchio intenda – di cui abbiamo già parlato sulle nostre pagine – sta crescendo? Quali sono le vostre speranze in merito?

«Il nostro obiettivo è quello di riaprire Santa Luciella, una chiesa chiusa da più di trent’anni. Chiesa voluta da una corporazione di pipernieri, di fondazione trecentesca, e che oggi vediamo con rifacimento del Settecento. Anche se è stata purtroppo trafugata, il pavimento maiolicato è ben conservato e nella cripta è presente un teschio, famoso per avere le orecchie. Una tradizione che esiste dal Seicento a oggi e che la gente del posto ricorda bene. Il progetto Chi ha orecchio intenda è stato creato un anno fa sulla piattaforma di crowdfunding Meridonare. Purtroppo non ha avuto molto successo, al momento è stata raccolta una somma minima, ma noi continuiamo a lavorare con le iniziative per raccogliere i fondi. Gli step da seguire e portare avanti sono tre: il primo riguarda la messa in sicurezza esterna. Il secondo, che prevede una spesa di quasi quindicimila euro, invece, riguarderà l’impermeabilizzazione dei tetti perché dentro ci piove e intervenire lì sarebbe quindi inutile senza verificare lo stato dei solai. Una volta ultimato il tutto passeremo alla messa in sicurezza interna, quindi alla pulizia della cripta e degli ambienti, e soltanto dopo sarà possibile riaprire la chiesa al pubblico. I lavori da svolgere sono tanti e costosi, il tutto si aggira intorno ai duecentomila euro e, probabilmente, non riusciremo mai a raggiungere questa cifra. La struttura però è ben messa per ciò che concerne l’accessibilità e organizzeremo delle visite guidate sfruttando il punto di forza di Santa Luciella, ovvero il teschio con le orecchie.»

Avete altri progetti futuri?

«Per il momento i progetti in corso sono ambizioni e alla Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo i lavori non sono finiti. Stiamo facendo il possibile, infatti, per dare vita a un museo di Storia della Corporazione dell’Arte della Seta. Su Santa Luciella, invece, c’è tanto da fare. La mia ambizione è quella di creare un marchio di fabbrica – Respiriamo Arte – con il quale gestire sempre più chiese e creare posti di lavoro per tanti che come noi amano il patrimonio storico-artistico di Napoli.»

Prec.

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