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Il Fatto

Regioni, è il tempo delle responsabilità

Coronavirus, COVID-19: è lo tsunami che sta travolgendo il mondo intero portando via – al momento – circa 180mila vite, delle quali poco più di 23mila soltanto in Italia, la metà in Lombardia, dove, inoltre, nelle 677 case di cura per anziani hanno trovato la morte oltre 3mila ospiti – nel resto della penisola almeno 6700. Nella sola città di Bergamo un ospite su cinque. Dati agghiaccianti e inaccettabili di cui il Pirellone dovrà pur dare conto non solo alla magistratura, ma al Paese tutto.

Non basta inaugurare un ospedale in Fiera costato 21 milioni di euro alla presenza di decine di giornalisti e invitati – un vero e proprio assembramento – per rifarsi la verginità, per coprire inefficienze e responsabilità mandando allo sbaraglio il personale sanitario per troppo tempo privo dei necessari equipaggiamenti, mietendo così vittime anche tra gli stessi operatori. Rapidamente, le eccellenze si sono trasformate in luoghi di morte dai quali file di centinaia di bare in uscita hanno atteso il loro turno per essere caricate sui camion militari. Eppure, nonostante il contatore che segna i decessi continui a girare, l’unica preoccupazione del Presidente della Regione e dei suoi colleghi di Veneto e Piemonte resta riaprire tutto e subito. Le scene drammatiche, però, meritano giustizia. Non possono queste stragi restare impunite come le tante che ancora oggi attendono verità.

Non è il tempo delle polemiche e della ricerca delle responsabilità, poi  si vedrà: questa la frase che il bravo giornalista sa di dover dire in un salotto televisivo o in un TG. E, invece, il tempo è ora, subito, occorre capire chi o quanti hanno sulla coscienza migliaia di morti, la responsabilità della gestione di quei 18 miliardi della spesa sanitaria – i tre quarti dell’intero bilancio regionale della Lombardia –, di quelle grosse fette di risorse deviate sulla sanità privata in circa 25 anni di scandali, corruzione, arresti e truffe.

Non faccio come il Presidente del Consiglio, in onore della solidarietà nei confronti di chi forse troppo abituato alle vecchie veline. Non faccio nomi e cognomi di quanti da anni hanno la responsabilità politica della gestione regionale. Proprio come avrebbe voluto fare il direttore del  TG de LA7 colto di sorpresa, mi autocensuro, potrei dar fastidio o creare imbarazzo tra i tanti fan di quel centrodestra che dal giugno del 1994 amministra la Regione Lombardia. Non è che si possa tranquillamente dare spazio a chicchessia che osa denunciare pubblicamente i bugiardi, è lui che decide cosa si può o non si può trasmettere, fosse anche il Premier Giuseppe Conte. Ma l’uomo di Cairo non merita neanche un rigo oltre, non si spara sulla Croce Rossa, le cadute di stile ormai hanno raggiunto i livelli dei Feltri e Sallusti, meglio tacere e ignorare chi ha un’idea troppo personalistica dell’informazione o, peggio, un obiettivo forse anche aziendale di preparare il terreno a nuovi scenari.

Intanto, i numeri impietosi, per quanto discutibili, continuano a scandire ogni ventiquattro ore il decesso di tante vite umane, troppe, che ancora attendono parole chiare, motivazioni credibili e non semplicistiche giustificazioni che vorrebbero circoscrivere le cause alla poca attenzione dei cittadini, al mancato rispetto delle regole stabilite dai provvedimenti del governo. Troppo facile.

You make me feel guilty for hiding something else, mi fai sentire in colpa per nascondere altro: questo modo di dire degli inglesi ci riporta in un’altra parte d’Italia, nella nostra Campania dove la filosofia dei lanciafiamme diretta ai neolaureati in vena di festeggiamenti pare abbia attecchito molto in buona parte della popolazione ingenua e alquanto credulona, la stessa che ha abboccato e ancora pende dalle labbra del pio uomo in preghiera urbi et orbi nel salotto pomeridiano di Barbara D’Urso. Le frasi a effetto che hanno scatenato la fantasia dei vignettisti e di quanti capaci a elaborare costruzioni di immagini sono circolate sia sul web che su WhatsApp, conferendo una raffigurazione del Presidente della Regione che tanto manda in visibilio una porzione consistente di questo Paese, l’uomo forte e deciso, una strategia con la quale qualche anonimo personaggio politico è stato incoronato persino Vicepresidente del Consiglio e Ministro dell’Interno. Madonne, rosari e mojito a parte.

Mi fai sentire in colpa per nascondere altro, e l’altro potrebbe spiegarlo meglio di qualsiasi giornalista quel personale medico, infermieristico, OSS e ausiliario cui ancora oggi, in molte realtà, mancano gli equipaggiamenti necessari, quel personale tuttora non sottoposto ai tamponi come accaduto nell’ospedale di Pozzuoli appena pochi giorni fa. A tal proposito, il giovane Sindaco di Bacoli, Josi della Ragione, aveva dichiarato: «Ma davvero qualcuno crede (o peggio ancora, vuole farci credere) che gli aumenti esponenziali di casi positivi al coronavirus nei Campi Flegrei, avvenuti negli ultimi giorni, siano dovuti a “contagi familiari”, “atteggiamenti scorretti” o a “comportamenti poco responsabili avuti da parte di gruppi di cittadini?». Dello stesso tenore, l’intervento del Primo Cittadino di Pozzuoli: «L’aumento dei casi che sta avvenendo nella nostra città è da ricercare altrove». Dichiarazioni che evidentemente hanno convinto il Presidente De Luca a fare marcia indietro, inducendolo a una maggiore e più cauta ragionevolezza.

L’eccessiva politica di contenimento dei costi tesa principalmente a  sanare un bilancio disastroso, con lo scopo anche – o, forse, soltanto – di evitare il commissariamento, ha portato in questi anni alla chiusura di alcune realtà ospedaliere e, ora, per correre ai ripari in tempi apprezzabili, alla ristrutturazione di una parte del vecchio ospedale Loreto Mare e alla realizzazione di una struttura in prefabbricati per 72 posti di terapia intensiva vicino all’Ospedale del Mare. Evitata la vergognosa inaugurazione in pompa magna come a Milano Fiera, in sostituzione è stata organizzata una sfilata di 57 tir provenienti da Padova con ingresso trionfale.

Le comunicazioni in video del Presidente De Luca non sono mai supportate dalla presenza dei giornalisti, mai da un confronto, una strategia anche questa coerente alla filosofia dei lanciafiamme al fine di non intaccare un’immagine da portare avanti almeno fino alle prossime elezioni regionali che, comprensibilmente, da qualche parte avrebbero voluto fossero indette agli inizi di questa estate e che, invece, il Consiglio dei Ministri ha rinviato nel periodo metà settembre-dicembre. You make me feel guilty for hiding something else: il cittadino è bene che si rassegni, se ne stia in casa il più possibile a costo di fare quanti più contro-decreti perché i focolai potrebbero espandersi in qualsiasi quartiere della città. Basta citarne qualcuno e la paura è presto servita.

Uscire da questo disastro deve essere la parola d’ordine. Occorre che ciascuno faccia la sua parte, che ci siano disposizioni precise e dettagliate e si parli con una sola voce. È inaccettabile che un qualsiasi Presidente di Regione modifichi tutto o in parte un decreto, creando confusione e smarrimento. Si smetta di moltiplicare comitati e task force posizionando ai vertici vecchie cariatidi della politica già ampiamente sperimentate nei disastri dei vari commissariamenti di triste memoria. Al Ministro della Salute e al Comitato Tecnico Scientifico le competenze per le fasi da mettere in campo nell’immediato futuro da proporre al Presidente del Consiglio con il coinvolgimento del Parlamento.

La politica rifletta, ora, sull’opportunità di centralizzare nuovamente la gestione della sanità con strumenti e risorse adeguate da impiegare con criteri di equità, giustizia e lungimiranza contro ogni tentativo di far passare un’autonomia differenziata che costituirebbe un vero e proprio disastro tenuto conto dell’attestata incapacità di alcune regioni, penalizzandone altre.

Le chiacchiere, come le bugie, hanno le gambe corte: prima o dopo tutto torna a galla. I flop e i massacri dei nostri giorni dovranno pesare sulle coscienze della mala amministrazione ed essere di insegnamento per il futuro. Che la politica abbia la dignità di adottare azioni consequenziali che in democrazia hanno innanzitutto una sola immediata decisione: dimissioni. Non lasciamo il tutto in mano alla sola magistratura.

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