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“NazItalia”, il libro-inchiesta di Paolo Berizzi sul Paese che si riscopre fascista

Vincenzo Villarosa di Vincenzo Villarosa
9 Novembre 2021
in Appuntamenti
Tempo di lettura: 4 minuti
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Nella storica sede di Palazzo Venezia in via Benedetto Croce si è tenuta ieri, alle ore 18:30, la presentazione napoletana del libro-inchiesta NazItalia. Viaggio in un Paese che si è riscoperto fascista (edizioni Baldini+Castoldi), del bergamasco Paolo Berizzi, giornalista di Repubblica e scrittore. Al dibattito sul volume e sugli scenari politici e sociali a cui rimanda, sono intervenuti il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, l’Assessore ai Giovani e alle Politiche Giovanili Alessandra Clemente, Viola Carofalo di Potere al Popolo, il Consigliere Comunale Luigi Felaco, il Presidente della II Municipalità Francesco Chirico, Giovanni Pagano di Napoli Direzione Opposta e Antonio Amoretti, Presidente dell’ANPI. La serata è stata condotta da Francesco Piccinini, Direttore di Fanpage.

L’autore ha salutato l’affollata platea, affermando che un polentone come lui, quando viene a Napoli, ritrova sempre accoglienza e attenzione “non formale” sul suo lavoro, risultato di anni di ricerche portate avanti nonostante gli attacchi personali, con episodi che sembrano usciti dalle pagine del suo libro. Già in sede di presentazione dell’evento, l’Assessore Clemente, infatti, ha ricordato che il giornalista è sotto tutela da marzo 2017 per una lunga serie di minacce e atti intimidatori da parte di gruppi neonazisti, ultimo dei quali una svastica, un crocifisso e il simbolo delle SS incisi sull’auto.

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Questa è la triste “accoglienza” riservata a un testo di grande valore, perché, come la Clemente ha sottolineato, “NazItalia” è un libro con un tema tosto, coraggioso, necessario. Necessario perché denuncia con forza il clima che si sta diffondendo in Italia e in Europa, con il ritorno di slogan e parole d’ordine che credevamo e speravamo dimenticate o sepolte dalla storia. I nuovi fascismi si nascondono dietro il paravento del sovranismo e del nazionalismo, quello del “prima gli italiani” che è lo slogan della Lega di Matteo Salvini. È un nuovo incubatore dove fermentano razzismo, xenofobia, discriminazione e nostalgismi vari. Paolo Berizzi denuncia da anni il ritorno dei gruppi neofascisti, la loro propaganda, la violenza, la strategia subdola che soffia sulla paura e fa leva sugli strati deboli della società. “NazItalia” andrebbe diffuso nelle scuole e tra i giovani perché racconta un Paese che, quasi senza accorgersi, si riscopre fascista e dove la pregiudiziale verso il fascismo è ormai caduta. Mai come oggi c’è bisogno di ricostruire la barriera di anticorpi in grado di arginare e contrastare queste derive. Perché, come ammoniva Umberto Eco, il fascismo è in grado di riproporsi sempre e “il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue forme, ogni giorno, in ogni parte del mondo”.

Il Sindaco de Magistris, nel suo intervento, ha ricordato che Napoli, dai tempi storici delle Quattro Giornate (dal 28 settembre al 1° ottobre 1943), quando una rivolta popolare difese la città partenopea dalle distruzioni dell’esercito tedesco, fino a tempi recenti, ha dimostrato di essere sensibile e attenta alle derive estremiste, che alcuni politici italiani oggi fanno passare per esercizio della libertà d’espressione. Come esempio, ha citato il famoso episodio del clamore polemico suscitato dal suo rifiuto, un anno fa, nel dare una sede per un comizio del leghista Salvini.

Alle parole del Sindaco hanno fatto eco quelle di Viola Carofalo, che ha affermato di essere preoccupata dalle azioni dello squadrismo dei gruppi della nuova destra, ma ancora di più dalla mentalità fascista – percepibile nei commenti contraddittori sui social intorno agli episodi di violenza contro gli immigrati – che esiste nella vita quotidiana delle persone che dicono di essere democratiche. I successivi interventi di Luigi Felaco, Francesco Chirico e Giovanni Pagano hanno testimoniato, invece, citando episodi legati alla vita cittadina, l’esistenza di una sorta di sdoganamento di questa mentalità, come se ormai il reato di apologia del fascismo appartenesse alla storia passata e non facesse ancora parte della Legge Fondamentale dello Stato. Antonio Amoretti, inoltre, ha fatto un appello accorato per la difesa delle nuove generazioni, per tutti quei ragazzi che non hanno vissuto gli orrori di un passato che lui ha sempre combattuto e, quindi, sono più esposti alla sua negativa influenza.

D’altronde, Francesco Piccinini ha precisato che un politico come Salvini, ad esempio, si mostra abile nel portare il dibattito politico all’estrema semplificazione su argomenti come l’immigrazione o l’affollamento nelle carceri, anche quando le sue uscite sono in contrasto con i fatti che il giornalismo attento sottopone alla sua attenzione. Ben venga, quindi, il giornalismo d’inchiesta di Paolo Berizzi, in questa Italia dalla scarsa memoria storica e pubblicamente dominata dai reality televisivi, dove il confronto è ridotto a gossip massmediatico e il dibattito politico offerto tra una pubblicità e l’altra. Ci conforta, comunque, il comportamento di tanti napoletani che si associano, tra mille difficoltà, in quello che è diventato un vero e proprio laboratorio e osservatorio politico-sociale cittadino, attento a non abbassare la guardia sulla tutela dei diritti sociali e politici, in una nazione dove il passato storico violento e illiberale non è mai del tutto passato.

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