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“Manhunt: Unabomber”, la psicologia che non può essere immaginata

Francesca Testa di Francesca Testa
6 Febbraio 2018
in Rubriche
Tempo di lettura: 3 minuti
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Può un semplice pacco postale cambiare per sempre il destino di una persona? Un involucro che contiene un messaggio non può essere ignorato. Un involucro che porta il proprio nome, istintivamente, spegne qualsiasi razionalità e, di conseguenza, conduce a una sola alternativa: aprirlo.

Manhunt: Unabomber è una serie targata Netflix che racconta la vera storia di Theodore John Ted Kaczynski, terrorista americano che dal 1978 al 1995 provocò tre morti e ventitré feriti, spedendo pacchi esplosivi.

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Azioni apparentemente inspiegabili che, invece di dimostrare una follia di pensiero, furono celate da ragionamenti fin troppo razionali, ben studiati, che puntavano a uno scopo preciso: farsi ascoltare. Del resto, Kaczynski era un uomo laureatosi ad Harvard che aveva frequentato la University of Michigan, ottenendo un master e il Ph.D. in matematica, per diventare poi professore universitario. Un uomo dall’incredibile intelligenza e, tuttavia, poco compreso e apprezzato.

La prima domanda che ognuno si pone è semplice: perché? Perché compiere un gesto simile? L’interrogativo successivo è quasi naturale: si tratta di follia? No, non sempre, ed è proprio quando è la razionalità a prendere decisioni importanti che bisogna fermarsi, riflettere su quello che siamo, quello che abbiamo e come stiamo vivendo. Perché sono le esperienze a determinare ciò che diventeremo. Un trauma infantile verrà conservato per sempre e influenzerà, anche inconsciamente, il nostro agire. Delusioni, tradimenti, dispiaceri, solitudine, incomprensione, sono questi i sentimenti che, forse, avevano da sempre accompagnato Ted? Un uomo troppo intelligente che non era in grado di relazionarsi con il mondo e che non riusciva ad accettare e a comprendere i cambiamenti che stavano avvenendo.

Lo scopo di Kaczynski, in seguito definito dall’FBI come UNABOM – UNiversity and Airline BOMber, era quello di far pubblicare da uno dei giornali più importanti del Paese un suo scritto, La Società Industriale e il Suo Futuro, anche chiamato Manifesto di Unabomber. Solo nel caso in cui fosse stato pubblicato, infatti, egli avrebbe smesso con gli attacchi terroristici.

La rivoluzione industriale e le sue conseguenze sono state disastrose per la razza umana, è così che si apriva il manifesto scritto da Unabomber, seguito da un’attenta analisi psicologica di gruppi di scienziati e di persone di sinistra, correlata dalle conseguenze psicologiche subite dall’uomo nel sistema industrial-tecnologico. Tutto ciò, infatti, secondo Kaczynski, avrebbe inesorabilmente condotto l’umanità verso la sua fine, sostenendo quindi una vera e propria rivoluzione contro la tecnologia.

Jim Fitzgerald, profiler criminale americano e linguista forense – interpretato dall’attore Sam Worthington – lavorò al caso UNABOM e, proprio grazie al suo impegno, fu possibile catturare l’uomo. Una vera e propria immersione nella mente di un criminale, coadiuvata dall’apprendimento dei comportamenti, della sua vita e delle sue relazioni.

Attraverso la psicologia e lo studio, che sfocia in ossessione, si raggiunge un livello di intimità unico che annulla completamente qualsiasi altro pensiero o sentimento. La cattura del terrorista divenne la priorità assoluta per Jim, spingendolo ad allontanarsi dalla sua famiglia, dagli amici, dai colleghi, diventando, a sua volta, un emarginato, proprio come Kaczynski. Nessuno meglio di Fitzgerald poté comprendere e conoscere Unabomber e il suo modo di pensare, imparando a memoria il suo manifesto, arrivando persino ad abbracciarne lo stile di vita. Il bene e il male, così diversi eppure così simili.

Nonostante le terribili azioni di cui si era macchiato, Unabomber fu intellettualmente rispettato, forse segretamente ammirato per la sua linea di pensiero. Quando un’esperienza del genere ti cambia nel profondo, da quell’ossessione non si torna indietro, mai più. Ma fino a che punto è giusto avvicinarsi tanto a una mente criminale?

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