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LUK e la musica: qualcosa per cui vale la pena vivere

Milena Dobellini di Milena Dobellini
22 Marzo 2026
in Interviste, Lapis
Tempo di lettura: 3 minuti
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Enzo Colursi è un cantautore napoletano classe 1991. Con la band Isole Minori Settime arriva in finale al Premio De André nel 2015. Nel 2017, dopo quattro anni di intensa attività live, il gruppo si scioglie e prende vita LUK, il suo progetto solista, un punto di incontro tra la canzone d’autore e la musica elettronica. Il 2020 è l’anno di Nove Sigarette, album d’esordio dell’artista partenopeo, prodotto da Massimo “Blindur” De Vita per XO la factory. Arriverà presto il suo nuovo album, intanto sono appena usciti i due nuovi singoli che lo anticipano, Masaniello e Basta muovere la testa.

Ciao LUK, attraverso la tua musica, fin dagli esordi, porti avanti una forma alta e nobile del senso civico. “Voglio leggere gli slogan della mia città e disegnare al centro un punto di domanda” recita Slogan, una tua canzone dell’album Nove sigarette. Ti interessano di più le domande o le risposte? La musica stessa è per te più una domanda o una risposta?

«È sempre più interessante non avere tutte le risposte. Mi interessano molto di più le domande purché siano giuste. La musica però, per quanto mi riguarda, è la risposta a tanti aspetti della mia vita e credo sia così per chiunque provi a fare questo lavoro».

In Numeri, canzone vincitrice di Music For Change 2022 sulle migrazioni, hai scritto: “Siamo numeri secoli lividi che sporcano i muri quando fa male la notte e restano solo promesse”. Ciò che sporca per te può colorare? Come si può trasmettere la forza del colore a chi la rinnega?

«Mostrandolo davvero, quel colore. Cercando di non avere mai pensieri e azioni “sporche”, celebrando il colore ogni volta possibile: solo così è possibile trasmettere quella forza».

Da poco sono usciti i due singoli che anticipano il tuo nuovo album. In Masaniello si parla di fame e di sete. Cos’è per te la fame? E la sete?

«Per me la fame è la perseveranza, la voglia di conoscenza, di migliorarsi sempre senza ripetersi mai. Credo che Masaniello abbia sete di cose belle, di quiete e di speranza. Ho provato a raccontare quello che per me è stato quand’ero più piccolo».

Cosa diresti e daresti a ogni schiena bruciata?

«A ogni schiena bruciata direi che andrà tutto bene, forse mentendo. Le carezze sono essenziali, l’idea di sentirsi protetti e al sicuro rappresenta un conforto, credo, davvero per tutti».

In Basta muovere la testa racconti l’inutile esistere. Cos’è per te l’inutile esistere e che ruolo ha la musica in questo inutile esistere?

«L’inutile esistere è rassegnazione, apatia, credere che tutto sia già scritto e che nulla possa mai cambiare. La musica rappresenta esattamente il contrario di tutto questo: è folle, imprevedibile, emozionante. È qualcosa per cui vale la pena vivere».

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