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L’Orchestra Sinfonica dei Quartieri Spagnoli: intervista al fondatore Enzo De Paola

Antonio Salzano di Antonio Salzano
21 Gennaio 2024
in AZETA di Antonio Salzano, Interviste
Tempo di lettura: 4 minuti
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Classe 1939, venezuelano con un nonno di Marciano, piccolo comune dell’isola d’Elba, laurea in economia, politico con breve esperienza di Ministro della Cultura e docente universitario. Passione per la musica, ha studiato piano, organo, clavicembalo e composizione, nel 1975 ha fondato El Sistema, modello didattico e formativo attraverso lo studio e la pratica della musica rivolto ai bambini, con particolare riferimento a quelli appartenenti a classi sociali più disagiate. Tutto questo e altro è stato José Antonio Abreu, scomparso lo scorso marzo a Caracas, che con il suo modello formativo ha salvato migliaia di giovani del Paese sudamericano destinati, diversamente, a percorsi di vita illegale e criminale, dando loro la possibilità di studiare la musica, imparare a suonare uno strumento e far parte di un’orchestra. Modello introdotto anche nel sistema scolastico venezuelano ed esportato in molte altre nazioni.

Cinque anni fa, dopo una vita di lavoro, Enzo De Paola, industriale napoletano da sempre vicino al mondo della musica, con coraggio e un pizzico di follia, ha deciso di attuare un progetto sulle orme del geniale Abreu nel cuore pulsante di Napoli, i Quartieri Spagnoli, superando le tante difficoltà non solo logistiche ma anche la comprensibile diffidenza dei residenti realizzando in poco tempo risultati straordinari. De Paola, fondatore e Presidente dell’Orchestra Sinfonica dei Quartieri Spagnoli, con una quindicina di Maestri e la collaborazione preziosa del Maestro Giuseppe Mallozzi, conta oggi un’orchestra di tutto rispetto con all’attivo concerti sia all’aperto che in prestigiosi teatri, non solo della città, e a cui molti artisti di fama nazionale e internazionale come Gino Paoli, Ornella Vanoni, Penelope Cruz non mancano di far sentire la loro vicinanza.

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Abbiamo raggiunto il Presidente al telefono con la promessa di conoscere da vicino questa meravigliosa realtà.

Dott. De Paola, dall’industria alla musica, dalla sonorità delle macchine dell’industria chimica a quella dolce degli strumenti musicali suonati dai ragazzi. Come nasce il Suo progetto e quale il ruolo del cantautore Gino Paoli?

«Il progetto nasce innanzitutto dall’amore per Napoli e per le sue mille sfumature. Si è sentito il desiderio di far emergere i ragazzi meno fortunati dei vicoli dei Quartieri Spagnoli dalle sonorità caotiche della zona a quella soave di un’orchestra. Gino è sempre stato sensibile e attento ai meno fortunati, ancor più quando era Presidente della SIAE ha potuto sostenerci così, come ancora oggi, il contributo della Società Italiana degli Autori ed Editori è cospicuo.»

Una scelta di vita, la Sua, più per passione per la musica o per amore dei giovani meno fortunati della città?

«Nasce, come già detto, da entrambi i miei amori: la musica e Napoli. Napoli senza gli scugnizzi non avrebbe il suo colore, così senza la musica perderebbe il suo calore.»

Un obiettivo preciso, la scelta non casuale di un metodo di insegnamento della musica ai giovani che si rifà a quello del venezuelano José Antonio Abreu. El sistema in un territorio dove è ancora presente ‘o sistema, una scelta mirata?

«L’insegnamento della musica fin da piccoli è consigliabile per avvicinare i giovani allo studio di uno strumento.»

Ha trovato difficoltà in un territorio come quello dei Quartieri Spagnoli che, da alcuni anni, comincia a mostrare maggiormente il volto buono, grazie anche all’impegno di associazioni e iniziative come la Sua?

«All’inizio, per integrarmi ho trovato non poche difficoltà. Ho cominciato ad andare in giro per i vicoli, fermavo qualcuno e gli chiedevo se avesse figli interessati a partecipare. Tra noi, c’è anche un “ragazzo” che soffre di autismo di 38 anni, che suona con grande impegno il contrabbasso. Tutti iniziano a suonare dal primo giorno, secondo i dettami del sistema pedagogico-musicale inventato in Venezuela da José Antonio Abreu.»

Di quanti elementi è composta l’orchestra e quale, in prevalenza, l’estrazione familiare?

«L’orchestra è composta da quarantadue ragazzi. Alcuni sono figli di professionisti, figli di emigranti, altri vengono da famiglie umili ma sono seguitissimi dalle mamme, altri ancora non hanno nessuno alle spalle. Se non avessero scoperto la musica probabilmente adesso sarebbero in strada a mettersi nei guai.»

Età dei ragazzi?

«Dai 9 ai 15 anni.»

Il Maestro di strada Marco Rossi Doria in un’intervista rilasciata al nostro giornale ha tenuto a sottolineare il fenomeno della dispersione scolastica in tutta Italia e in particolar modo in alcuni territori della città partenopea. In base alla Sua esperienza impegnato in questa straordinaria iniziativa, può la musica, il suonare con altri giovani, incidere sull’aspetto educativo, prevenendo anche l’abbandono degli studi, in particolare di quelli provenienti da background più difficili? Quale la reazione delle famiglie all’impegno così particolare dei loro figli?

«Sicuramente la musica come opportunità di accrescere la frequenza scolastica dovrebbe essere inserita sin dalla scuola primaria. Le famiglie sono entusiaste e sostengono l’iniziativa creando una rete di sostegno fra di loro per far partecipare tutti i ragazzi sia alle esercitazioni che ai vari eventi che riguardano anche giorni festivi in varie zone di Napoli e altre città. Sono fiero e orgoglioso del loro contributo di organizzazione e affetto.»

Pensa di “esportare” questo modello anche in altre zone della città come Scampia? 

«Accetto la sfida e sono pronto anche grazie all’aiuto di sponsor a portare la musica fino alle vele di Scampia.»

Al termine di questa piacevole chiacchierata, una curiosità tutta personale che ritengo possa essere anche dei nostri lettori: chi Le ha dato il coraggio di cominciare un’avventura simile dopo tanti anni il lavoro, invece di godersi il meritato riposo? Quanto amore e passione occorrono per affrontare una meraviglioso viaggio come questo?

«Amore e passione tanti ma, ringraziando Dio, con l’età questi valori sono cresciuti in me, soprattutto verso i giovani dei ceti sociali con meno possibilità di studiare a cui auguro una carriera luminosa come è stato nella mia vita.»

Prec.

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