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Letteratura d’hotel: i romanzi più e meno conosciuti ambientati in albergo

Deborah D'Addetta di Deborah D'Addetta
26 Agosto 2024
in Billy
Tempo di lettura: 6 minuti
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Chi mi conosce sa che ho una passione sfrenata per le camere d’albergo. Per gli alberghi in senso ampio: li trovo posti magici e malinconici, fuori dal tempo, se vogliamo rispettare la definizione di non-luogo di Marc Augé. Allora mi sono chiesta: perché non stilare una lista – chi mi conosce sa anche quanto io ami fare liste – di romanzi, racconti, narrativa varia, ambientati in hotel? Solita modalità sondaggio, alcune risposte scontate, altre mi hanno fatto scoprire delle perle.

Il primo nome che viene fuori quando si parla di letteratura d’hotel (si può dire? ce lo inventiamo adesso, nel caso) è ovviamente Stephen King. Come non citare Shining e il suo Overlook Hotel? Ma anche 1408, racconto (che trovate nella raccolta Tutto è fatidico) ambientato in una specifica camera maledetta, per l’appunto la 1408, del Dolphin Hotel.

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Altri due nomi caldi sono Edward Morgan Forster e Stefan Zweig, il primo con il suo Camera con vista e il secondo con Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo. Camera con vista, romanzo del primo Novecento, racconta una storia d’amore tra Lucy Honeychurch (nomen omen) e George, e mette in piedi una critica alla società edoardiana perbenista di inizio XX secolo. Il mondo di ieri, invece, a quanto pare ha fatto da ispirazione per il film di Wes Anderson Grand Budapest Hotel, il che me lo rende caro perché ho amato molto la trasposizione cinematografica. Anche questo testo ambientato a inizio del secolo scorso è pregno di nostalgia, di rimpianti, e racconta quasi la parabola di una vita che abbraccia tutta una generazione. Cosa incredibile: sia Zweig che la moglie si suicidarono nel 1942, il giorno dopo aver inviato il manoscritto all’editore. Fu quindi pubblicato postumo e viene ritenuto un capolavoro.

Se restiamo sui grandi nomi, mi viene citato George Orwell: Senza un soldo a Parigi e a Londra, pubblicato nel 1933, è diviso in due parti, la seconda – per l’appunto – ambientata in vari ostelli abitati da un ventaglio di personaggi degradati, ai margini della società. Nella prima parte, invece, abbiamo un vero albergo, l’Hotel des Trois Moineaux di Parigi in rue du Coq d’Or, casa provvisoria di ciabattini, muratori, scalpellini, sterratori, studenti, prostitute, rigattieri, molti di loro di una povertà inimmaginabile.

Per la mia gioia, perché non ho ancora letto questo testo, mi viene nominato anche Roberto Bolaño. Il Terzo Reich, scritto nel 1989 e pubblicato postumo nel 2010 da Adelphi, ha questa sinossi: Appena mette piede nella sua stanza d’albergo sulla Costa Brava, il giovane Udo Berger ottiene, dopo molte insistenze, che gli venga portato un grande tavolo, sul quale piazza il wargame di cui è campione assoluto e di cui intende elaborare nuove e più audaci strategie: il Terzo Reich. L’atmosfera è delle più beatamente, ottusamente balneari. Eppure, quasi subito, sentiamo che non tutto è luce, e che nell’ombra sono in agguato fantasmi inquietanti. Né ci vorrà molto perché la liscia superficie della routine vacanziera si incrini: e dalle fenditure vedremo apparire qualcosa in cui non potremo che riconoscere il Male. A mano a mano che l’estate si spegnerà, l’albergo, svuotandosi, assomiglierà pericolosamente a quello di Shining – mentre noi, insieme a Udo (sempre più ossessionato dal suo gioco, e risoluto a trovare il modo di portare alla vittoria l’esercito tedesco nella seconda guerra mondiale), cominceremo a interrogarci sugli eventi ominosi a cui andiamo assistendo. Promette bene, no?

Altro autore famoso, citato con ben due titoli: Peter Cameron con Andorra e Cose che succedono di notte. Quest’ultimo, nominato più volte, me lo racconta Roberta che l’ha letto e amato: È un romanzo un po’ diverso da quelli che Cameron è solito scrivere. Un uomo e una donna arrivano in questo hotel dove, oltre allo staff e un tipo seduto nella hall, non c’è nessuno; un po’ alla “Shining”. Uomo e donna si trovano in questo posto sperduto col fine di adottare un bambino, prelevandolo dall’orfanotrofio del posto. A carte fatte, la donna, che rimane tutto il tempo nella camera d’hotel perché malata – al contrario del marito che si lascia abbindolare dallo staff – cambia idea. È molto suggestivo, bello. I dialoghi poi….

Chissà perché poi, e questa cosa mi fa sempre sorridere, ogni volta che lancio un sondaggio letterario viene fuori il nome di Baricco: per l’occasione mi citano Oceano mare, già star del sondaggio sui titoli da portare in spiaggia per rimorchiare (trovate qui l’articolo). Se andiamo sulla letteratura non europea mi consigliano, invece: l’egiziano Nagib Mahfuz con Miramar – Miramar è il nome di una piccola pensione di Alessandria d’Egitto e i protagonisti sono quattro, quattro voci narranti che raccontano a turno, un po’ come al cinema –; o la giapponese Togawa Masako con il noir Residenza per signore sole. Così recita la sinossi: La Residenza K, un palazzo di mattoni rossi che ospita donne nubili, appare agli abitanti di Tokyo come una dimora tranquilla per signore per bene, ma nasconde in realtà un passato sinistro. Quando dalla portineria sparisce misteriosamente il passe-partout, la chiave universale che apre tutte le centocinquanta stanze affacciate sui lunghi corridoi dei cinque piani, le inquiline cominciano a vivere nell’ansia. Ogni camera, infatti, oltre a un’immensa solitudine, custodisce colpe che ciascuna di loro tiene scrupolosamente per sé: strani furti, incidenti sospetti e persino un suicidio aleggiano tra quelle mura, abitate da donne assorte nel ricordo dei tempi andati.

Il giornalista libanese Amin Maalouf con I disorientati, invece, me lo racconta Stefano: Un professore in pensione, ormai a Parigi da anni, torna nel suo paese (un paese arabo, se ricordo bene il Libano ma potrebbe essere un paese arabo in generale) e mentre soggiorna nell’hotel di una sua fiamma di gioventù – c’è ancora attrazione tra di loro – ripercorre la sua vita, la guerra civile del suo paese, il naufragare dei sogni politici di gioventù, le amicizie. L’ho trovato molto bello ma sono di parte, in quanto arabista. Citano, poi, la cilena Marcela Serrano con L’albergo delle donne tristi, romanzo del ‘97 con questa trama: Nel sud del Cile nel remoto Arcipelago di Chiloé una casa-albergo ospita donne in difficoltà, ma con la voglia di riconquistare la loro vita. La casa è gestita da Elena, energica ed ottimista; per tre mesi tra donne di tutte le estrazioni sociali ci sarà anche Floreana, una studiosa di popoli in via di estinzione che ricostruisce la sua vita tormentata.

Curioso, la lancio lì, che i romanzi ambientati in hotel scritti da donne abbiano in comune il fatto di avere come protagoniste gruppi di donne in difficoltà. Poi, in battuta d’arrivo, abbiamo la scrittrice britannica Ali Smith con Hotel World, che smentisce completamente il mio assunto precedente (o forse no?): Hotel World è una ghost story che ha per protagoniste cinque donne (eccoci). Inoltre compare Elizabeth Taylor (non vi confondete, non parliamo della celeberrima attrice dagli occhi viola, ma della sua omonima scrittrice, nata Elizabeth Coles) con Mrs Palfrey all’Hotel Claremont: All’Hotel Claremont vive un gruppo di eccentrici anziani che hanno in comune due grandi nemici: la noia e la morte. Rimasta vedova, Mrs Palfrey decide di andare a passare i suoi ultimi anni in albergo e così approda al Claremont, dove intende rimanere almeno un mese, ma forse, si dice, per sempre. Un giorno, in seguito a una caduta durante una passeggiata, viene soccorsa da Ludo, un giovane che ambisce a diventare uno scrittore. Tra i due nasce un’intesa, che aiuterà Mrs Palfrey a fare un bilancio della propria esistenza e Ludo a capire quanto sia importante vivere pienamente. Mi ricorda un po’ il film Youth di Sorrentino.

Non mancano infine le graphic novel: Dylan Dog con Ghost Hotel, precisamente il numero 146, per gli appassionati. E ora veniamo, come sempre, ai miei consigli:
– Vicki Baum, Grand Hotel (edito Sellerio, 2009) e Hotel Shangai (edito Bookever, 2024);
– George Perec, La vita: istruzioni per l’uso (Rizzoli, 2005). Non è propriamente un hotel, ma un condominio parigino residenziale. Vale la pena comunque;
– John Dos Passos, Manhattan Transfer (Baldini+Castoldi, 2022):
– Agata Christie (per gli amanti del genere, autrice che spessissimo si è servita delle camere d’hotel per ambientati i suoi gialli), Corpi al sole (Mondadori, 2018);
– Deborah Moggach, Marigold Hotel (Elliot, 2013).

Prec.

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