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L’ecologia profonda di Arne Naess

Vincenzo Villarosa di Vincenzo Villarosa
9 Novembre 2021
in Lapis
Tempo di lettura: 4 minuti
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Con la denominazione Ecologia profonda (Deep Ecology), Arne Naess (1912 – 2009), nella prima metà degli anni Settanta del XX secolo, intese riformulare in maniera radicale i termini della questione e delle pratiche ambientaliste. Queste si rifacevano, secondo il suo punto di vista critico, a una riflessione superficiale sull’ecologia dominata da una visione antropocentrica, dove l’ambiente naturale veniva considerato sempre dal punto di vista della razionalità e della sua utilità al benessere materiale dell’umanità, soprattutto quella dei Paesi sviluppati, sottovalutando l’importanza del mondo non umano.

Il filosofo e alpinista norvegese, invece, con un famoso articolo del 1973 intitolato The Shallow and the Deep. Long-Range Ecology Movement, voleva andare più in profondità ponendo l’attenzione sul valore intrinseco della natura e delle altre specie viventi, giungendo a una posizione ecocentrica, da dove elaborare una nuova etica dell’ambiente. Nel 1985, infatti, insieme al filosofo George Sessions e al sociologo Bill Devall, con il saggio dal titolo L’ecologia profonda. Vivere come se la natura fosse importante – che con altri testi composero in seguito la raccolta Deep Ecology, curata da Michael Tobias – diede il via a un’elaborazione più articolata della teoria e delle conseguenze etiche e politiche a cui rimandava, ottenendo una vasta eco internazionale, nell’ambito del pensiero ecologista e dell’ambientalismo contemporaneo.

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Il termine ecologia è stato coniato nel 1866 dallo scienziato tedesco Ernst Haeckel (1834 – 1919) e l’etimologia della parola rimanda all’unione dei termini greci oikos (casa) e logos (discorso). Fa riferimento, in effetti, alla scienza che si dedica allo studio degli organismi viventi e dell’ambiente nel quale interagiscono tra di loro. L’ambiente rimanda, invece, alle condizioni del paesaggio naturale con le quali un organismo vivente stabilisce le sue relazioni basiche e vitali. L’insieme formato dall’ambiente e dagli organismi che lo abitano viene denominato ecosistema, studiato in particolar modo dalla biologia evolutiva, dall’etologia e dalla scienza della Terra, per acquisire conoscenze sulla biodiversità e, quindi, sulle modalità di coesistenza degli organismi viventi e dell’equilibrio sistemico che conservano grazie alle reciproche relazioni tenute all’interno del sistema ecologico.

La comprensione di tali fenomeni è utile all’ambientalismo, l’attivismo sociale che si occupa dell’educazione, della legislazione e delle politiche pubbliche per la formazione di una coscienza verde che consente alle comunità umane di affrontare la crisi ecologica provocata soprattutto dall’impatto antropico: l’insieme degli effetti sull’ambiente prodotto dalle attività umane. Le pratiche industriali, l’agricoltura e gli allevamenti intensivi non rispettosi dell’ambiente naturale e dei suoi tempi di riproduzione, infatti, possono innescare fenomeni negativi, come dimostrano gli eventi estremi del global warming (riscaldamento globale) nell’ambito del cambiamento climatico, e sconvolgere la vita all’interno dell’ecosistema globale.

L’ecologia profonda ha criticato, negli ultimi decenni, quello che Arne Naess chiamava ambientalismo riformista, attento all’inquinamento e al degrado delle risorse ambientali in una maniera definita superficiale dal filosofo ecologista, perché si preoccupa di risolvere i problemi dell’ambiente con quelle soluzioni tecnologiche che fanno parte anch’esse del sistema economico e tecnico che li ha creati, e finendo, quindi, per rinforzare di fatto il punto di vista antropocentrico che guida l’azione sociale e politica del mondo contemporaneo.

In alternativa, il movimento nato dalle riflessioni dell’ecologia profonda ha cercato di dare una base filosofica all’ambientalismo, invitando a una revisione ideologica radicale del rapporto tra l’umanità e la natura, con una prospettiva relazionale e a tutto campo, in nome di un egualitarismo biosferico che ribadisca il diritto a vivere e realizzarsi di tutti gli organismi viventi. Secondo la piattaforma dell’ecologia profonda, che soprattutto Naess e Sessions propongono all’attenzione dell’ecologismo globale, bisogna contrastare la concezione del diritto al benessere per i soli esseri umani perché questo è l’atto costitutivo e violento che sta alla base dei valori della civiltà moderna e delle sue pratiche tecnologiche, fondati sul privilegio dato agli aspetti quantitativi a scapito di quelli qualitativi nella vita individuale e comunitaria che porta, alla fine, a effetti negativi che condizionano le future possibilità di esistenza della stessa specie umana.

L’ecologia profonda, infine, è una ecosofia che rifiuta l’antropocentrismo, presente perfino all’interno del pensiero ambientalista contemporaneo. E si affida alla saggezza della terra, per dare una base teorica più ampia alla legislazione e alle pratiche pubbliche rivolte alla conservazione, alla salvaguardia e alla difesa degli ecosistemi dall’insensato sfruttamento del pianeta che fa parte dello stile di vita occidentale, diventato modello sociale ed economico mondiale per il raggiungimento del benessere materiale e dalla possibile distruzione, quindi, provocata dagli effetti perversi messi in atto dalla civilizzazione moderna.

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