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Le ville di Napoli: lo “Scudillo” (3° parte)

Francesca Testa di Francesca Testa
4 Agosto 2021
in Lapis
Tempo di lettura: 3 minuti
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La salita dello Scudillo oggi sembra un luogo abbandonato e senza interesse, ma un tempo era una strada che permetteva di collegare il centro di Napoli con le colline. Questo luogo, infatti, non solo era l’unico collegamento tra i Colli Aminei e il centro storico, ma anche una zona ricca di ville.

Molti stranieri, soprattutto nel Settecento, hanno scelto Napoli come luogo di residenza. Il console svizzero Oscar Meuricoffre, ad esempio, presso la salita Scudillo n. 19, ha acquistato nel 1868 una proprietà confinante con la villa della regina Isabella. Si tratta di Villa La Fiorita, oggi chiamata Villa Domi. Precedentemente vi era una pertinenza del Convento di Santa Maria della Vita alla Sanità e l’originario impianto monastico, scrivono Yvonne Carbonaro e Luigi Cosenza nel loro Le ville di Napoli, fu trasformato creando una lussuosa residenza con ampi saloni. Il terreno agricolo circostante fu trasformato dal lato più panoramico in un curato giardino delle delizie, dotato di serra per la messa a coltura di fiori e piante, tra cui delle varietà di giglio che furono lì riprodotte per la prima volta, e, dall’altro, in un ampio parco con alberi d’alto fusto ed essenze rare.

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Villa La Fiorita è uno dei complessi attualmente meglio conservati presenti sulla salita Scudillo. Ma non si tratta soltanto della struttura, anche il giardino – a suo tempo arricchito con elementi architettonici, vasche, panche e statue – è tenuto in ottimo stato. Il palazzo conserva abbastanza bene la planimetria originaria con due corpi a L disposti intorno al cortile. Quasi intatte sono le decorazioni parietali con spirali di foglie di acanto e altri gradevoli motivi ornamentali, gli stipiti e le porte del tempo, le ornie di marmo e buona parte dei pavimenti originali. Nel 1998, la struttura ha cambiato proprietari ed è stata ribattezzata Villa Domi: oggi è aperta per metà al pubblico e proposta per meeting e cerimonie. Attualmente appartiene ai signori Contessa ed è sede di una società che ne utilizza anche l’appezzamento di pertinenza, oltre gli spazi aperti al pubblico, per produzione agroalimentare, in particolare olio e allevamento suini, scrivono ancora la Carbonaro e Cosenza.

Altro casino di proprietà dei Meuricoffre è Villa il Capriccio, in via Lieti n. 97. Si tratta di una residenza estiva legata all’attività produttiva della campagna, sviluppata su due livelli con un piano terra per i locali di servizio e il piano superiore nobile. Tell Meuricoffre, fratello di Oscar, nel 1854 circa ha reso l’abitazione dello Scudillo più bella, creandovi un giardino. Oggi è una delle sedi del  Comune di Napoli e ospita un centro sociale polivalente per anziani.

Un’altra villa dello Scudillo è Villa Lieto, proprietà degli omonimi duchi, anche questa dalla vocazione agricola e diventata successivamente una residenza di rappresentanza. L’abitazione ha subito diverse modifiche nel corso del tempo, dopo il terremoto dell’Ottanta, però, è stata restaurata e oggi ospita un centro per attività culturali.

In via Vecchia San Rocco al n. 18 vi era una masseria con cortile interno che era di appartenenza del Monastero di San Pietro a Maiella. Nel 1818, però. è stata acquistata da Enrico Campbell che ha reso l’edificio un casino di delizie con giardini estesi di circa 11040 metri quadri. Oggi, denominato Casino De Rosa, ospita l’istituto religioso della Pia Società delle figlie di San Paolo.

In via Cupa delle Tozzole, invece, si trova Villa Paternò, un esempio molto interessante di architettura di ispirazione palladiana e opera di tre grandi architetti: Giovan Battista Nauclerio, Ignazio Cuomo e Gaetano Barba. Edificata dal marchese Ludovico Paternò fu completata dal figlio Lorenzo, subì danni per il terremoto del 1805. Fu confiscata durante il periodo francese e assegnata da Murat al barone Lanusse, gran maresciallo di palazzo. Fu restituita ai Paternò dai Borbone. Passò in seguito a Hilaire de Gas, nonno del celebre pittore Edgar Degas (che preferì firmarsi “Degas” e non più “de Gas”), raccontano ancora gli autori de Le ville di Napoli. Il giovane pittore ha fatto spesso visita al nonno e proprio nella villa ha eseguito alcuni ritratti tra cui anche una Veduta di Castel Sant’Elmo da Capodimonte. Inoltre, ha ereditato un sesto dell’abitazione. Il resto della proprietà è della famiglia Faggella.

Vi è, poi, Villa Manfredi, abitazione rustica di impianto settecentesco che sorge sul ciglio del vallone di Miano. Il corpo principale è rivolto verso il panorama, dotato di una grande terrazza e la corte rustica è invece collocata nel retro, verso la campagna. Infine, al n. 29 di via Cagnazzi, si trova Villa Ranieri, costruzione che risale al Settecento circondata da un giardino di 1841 metri quadri che conserva incantevoli piante e alberi secolari e che oggi è un hotel.

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