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Le Freedom a “Veduta Leopardi”: una giornata tutta al femminile

È giunta all’ottava edizione, grazie alla tenacia inarrestabile di Costanzo Ioni, la manifestazione Veduta Leopardi, un’iniziativa poetica che parte da una location particolare, la bella scalinata in Corso Vittorio Emanuele, da cui si vede uno degli appartamenti che ospitò il nostro caro Giacomo e da cui si può ammirare la meraviglia del panorama partenopeo.

Di giugno, ogni giovedì, molti poeti napoletani e campani – ma anche  autori e autrici provenienti da altre regioni italiane e dall’estero – si  riuniscono per questo reading on the road. Seduti informalmente sugli scalini, a volte muniti di cuscino, sempre con un foglietto o l’ultimo libro di poesia in tasca, si legge e si ascolta con attenzione ogni testo. L’intenzione condivisa è anche quella di conoscere altri nomi, nuove voci, giovani e giovanissimi che si avvicinano al mondo della poesia contemporanea. Ascoltare gli altri autori, seguire i testi di altre autrici diventa un importante allargamento dello sguardo sulla parola in versi.

Spesso proprio su questa famosa scalinata a cui noi tutti siamo affezionati, si sono cimentati per la prima volta uomini e donne che hanno scoperto questa passione per la scrittura poetica, fino a cercare poi l’esperienza della pubblicazione della silloge. Non è semplice essere e costruirsi come comunità, ma la direzione è sicuramente quella di una condivisione leggera e informale, mai cattedratica e verticistica, un circolo in progress che si esprime in una cornice aperta, al di fuori di ogni istituzione. Un modo spontaneo per resistere alle premialità delle case editrici più forti, per mettersi in gioco con la propria voce che legge e che racconta ombre e luci di una vita.

Ogni anno, Costanzo Ioni invita un musicista per unire felicemente la poesia alla musica. Quest’ultimo giovedì, precisamente il 24 giugno alle 18, sarà caratterizzato da una lettura squisitamente femminile. Un folto gruppo di autrici leggerà i suoi testi editi e inediti. Saranno lì per presentare i loro lavori, oltre la sottoscritta, Rosanna Bazzano, Cinzia Caputo, Matilde Cesaro, Paola D’Agnese, Carla De Falco, Anna Loffredo, Ketti Martino, Cristina Messere, Annamaria Pugliese, Lina Sanniti, Emilia Santoro, Angela Schiavone, Elena Tabarro, Federica Russo. L’ospite di eccezione, questa volta, è il coro sciamanico di Monica Marra Kamaal, accompagnato dal suono carismatico dei tamburi.

In questo drammatico momento, la forza di tale intreccio può essere un’occasione catartica per liberare l’ansia e l’angoscia determinate dalla pandemia. Monica Marra Kamaal è una cantante vocal coach vibrazionale, autrice del metodo di canto libera la voce Libera te. Il suo progetto è frutto della sua costante ricerca spirituale scandita da momenti di studi di carattere mistico ed esoterico degli antichi culti di iniziazione. Ha approfondito il tema dello sciamanesimo al femminile, insieme all’apprendimento di pratiche di guarigione. Lo studio delle tecniche del canto vibrazionale ha permesso di rafforzare la sua energia vitale e di intraprendere un viaggio dentro di sé, per diventare pioniera ostetrica e leader di un coro di donne e di uomini.

Questa esperienza vuole incarnare il messaggio di una fratellanza universale. L’incontro del coro con i tamburi porta un effetto benefico, il battito cardiaco si sintonizza con le frequenze uniche della voce. Lo scopo è armonizzare e unire ciò che per natura non può essere separato. Il coro sciamanico sperimenta il potere terapeutico degli antichi mantra in sanscrito. Sarà sicuramente un evento emozionante ascoltare intervallate le voci delle poetesse e la voce del coro.

In origine poesia e musica erano vicine. Poi questa separazione ha depotenziato entrambe. Inoltre, l’oralità è la cifra importante che accomuna queste due espressioni umane, altamente creative e profondamente liberatorie ed espressive. Monica omaggerà il pubblico anche di una canzone napoletana, che fa parte del programma del suo concerto, che si terrà domenica 20 giugno alle 20 nella bellissima Basilica di San Giovanni Maggiore.

La sirena mi canta dentro è un concerto di musica vibrazionale, che comunica con la musica di tradizione popolare con sonorità di world music. Il messaggio dello spettacolo ha l’intento di trasformare la leggenda della sirena che muore per amore, messaggio che viene capovolto nella lettura corale, trasformando una storia di sofferenza e di vittimismo in un momento di risveglio esistenziale. La Sirena si trasforma da creatura del mare a creatura dell’aria liberandosi. Questo archetipo trasformativo va recuperato per superare i conflitti interiori che affliggono anche le donne moderne. La scrittura e il canto accompagnato dai tamburi possono riequilibrare questa disarmonia. La sirena torna a essere metà uccello e metà donna. Spiega le ali per volare nella leggerezza nella consapevolezza e nella sua antica conoscenza ed essenza. Il concerto alterna brani musicali ai mantra cantati dalle Freedom.

Ma cosa sono i mantra? L’antica filosofia indiana definisce questa pratica nella sua radice spirituale, nominandola mantra yoga. Mantra vuol dire liberazione della mente e dell’anima. I pensieri e le emozioni sono fenomeni mentali invisibili, che producono effetti reali e visibili. Esprimere positivamente attraverso le vibrazioni sonore quello che pensiamo, sentiamo e vogliamo è una pratica spirituale conosciuta da migliaia di anni. I mantra sono delle ottime benedizioni positive. La loro ripetizione è una vera e propria meditazione. Attraverso la voce, il canto stesso, che necessita di attenzione e grazia, diventa una pratica spirituale completa.

Il sanscrito è considerato la lingua più antica del mondo e viene chiamata da molti studiosi la lingua madre. I mantra in sanscrito risvegliano i centri dormienti del cervello e hanno profondi effetti positivi, sia psicologici che fisiologici. Le vibrazioni sonore dell’idioma ripetute abitualmente cambiano gradualmente tutte le cellule del corpo. L’idea di intrecciare musicalmente il sanscrito con il dialetto napoletano nasce dalla consapevolezza che il dialetto partenopeo utilizza in modo principale le vocali e questo stimola il sistema ghiandolare, producendo endorfine e amplificando la liberazione simbolica e taumaturgica delle emozioni. La sonorità del dialetto partenopeo è famosa per questo in tutto il mondo, infatti emana guarigione attraverso la sua musicalità.

Oggi la scienza più evoluta concorda con la sapienza mistica del passato, affermando che la materia non è statica ma tutto vibra, è in movimento. Tutto si muove costantemente. L’energia che compone la materia si manifesta come onda vibrazionale. I mantra in sanscrito agiscono come onde di energia, guarendo e intervenendo sulle forme fisiche e mentali. Monica Marra, come spesso succede nella ricerca esistenziale, ha scoperto la Medicina Vibrazionale dei Mantra, prima di tutto come processo terapeutico personale e poi ha sentito l’urgenza e la necessità di condividere la sua esperienza con gli altri, attraverso la musica e il canto.

Ogni suo concerto sta divenendo un cerchio di energia positiva che si allarga, rinforzando così la salute fisica e mentale di chi ascolta e di chi partecipa. La musica può essere un grande attivatore interiore spirituale, per rafforzare le nostre difese immunitarie e per ritrovare la pace. E la poesia può prendere forza ed energia da questa magica unione.

Contributo a cura di Floriana Coppola

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