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La rinascita del Museo Archeologico di Stabiae

Francesca Testa di Francesca Testa
30 Settembre 2020
in Lapis
Tempo di lettura: 3 minuti
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Il Museo Archeologico di Stabiae, inaugurato giovedì 24 settembre presso la Reggia di Quisisana di Castellammare di Stabia, finalmente prende vita. Costruita nel XIII secolo dai sovrani angioini come luogo di riposo, la reggia è stata poi trasformata da Carlo III di Borbone nell’edificio che oggi ammiriamo. Si tratta di un complesso che rispecchiava perfettamente sia l’idea di “palazzo di caccia” sia quella di “palazzo di villeggiatura” e che, con la sua forma a elle, gode di una meravigliosa vista sul golfo. Allo stesso tempo, è ben collegato a Castellamare.

Dal 2000 sino al 2009 la Reggia di Quisisana è stata oggetto di un importante intervento di restauro che le ha permesso di riacquisire il suo grande splendore. Sotto la direzione del Parco Archeologico di Pompei, inoltre, è al centro di un ambizioso progetto di valorizzazione che si pone l’obiettivo di renderla la sede di un museo, quello archeologico di Stabiae appunto, che sia dedicato alle ville romane di Castellammare e dove saranno esposti affreschi e reperti a lungo conservati presso l’Antiquarium.

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Lo scorso giovedì, all’inaugurazione hanno presenziato il titolare del MiBACT Dario Franceschini, il direttore generale Musei e direttore ad interim del Parco Archeologico di Pompei Massimo Osanna e il sindaco di Castellammare di Stabia Gaetano Cimmino. A tal proposito, quest’ultimo sul suo profilo Facebook ha scritto: Un’esposizione di reperti senza eguali in Italia: affreschi, pavimenti, stucchi, sculture, terrecotte, vasellame, oggetti in bronzo e in ferro, in parte già ospitati nell’Antiquarium, chiuso al pubblico dal 1997. Un momento storico per la nostra città, reso possibile grazie alla sinergia intrapresa con il professor Massimo Osanna, per la valorizzazione e la riscoperta della storia di Stabiae.

Il museo è stato inaugurato al piano nobile della Reggia Quisisana, che ha così commentato: Le sale espositive, aperte da un lato sulla splendida terrazza panoramica e dall’altro sul giardino storico, sono state rivestite da carta da parati che riprende due celebri affreschi di Villa San Marco: il volto maschile dell’atrio e la suonatrice di lira che orna una delle stanze affacciate sul peristilio inferiore. Una serie di contropareti nere offrono il supporto necessario ad appendere i pesanti pannelli con affreschi, mentre nelle sale saranno disposte le vetrine con una scelta significativa di reperti. I capolavori che saranno esposti presso il nuovo Museo Archeologico di Stabiae provengono, in particolar modo dal portico superiore di Villa San Marco, decorazioni appartenenti nello specifico al soffitto, che era crollato e in seguito è stato ricomposto.

I reperti, circa 8mila, sono stati conservati nell’Antiquarium Stabiano per ben 23 anni, perché purtroppo, nel 1997, l’edificio è stato chiuso per problemi strutturali. Con questo nuovo progetto, invece, il Museo Archeologico di Stabiae non soltanto sta prendendo vita per davvero, ma ambisce anche a ben altro: nuovi scavi tra le rovine dell’antica Stabiae, una scuola di alta formazione per archeologi, uffici per gli impiegati della soprintendenza. Il direttore Osanna ha dichiarato: «Questa firma rappresenta un traguardo per Stabia e il suo ricco patrimonio culturale. Dopo le travagliate vicende, che hanno accompagnato il processo di completamente di questa convenzione, finalmente possiamo attivarci per dare un’appropriata collocazione ai numerosissimi reperti stabiani. Lavoreremo per allestire, quanto prima, un’ampia collezione permanente oltre a prevedere mostre temporanee, al fine di dare un nuovo impulso alla conoscenza di questo patrimonio straordinario e al turismo. In tal senso, la collaborazione con il Comune di Castellammare è di fondamentale importanza per un’azione ad ampio raggio di valorizzazione del territorio. L’intervento di tutela e salvaguardia delle strutture archeologiche, che è naturalmente una nostra priorità, non è da solo sufficiente per il rilancio turistico dell’area. È mia volontà lavorare assieme, anche per migliorare l’accessibilità e raggiungibilità delle Ville di Stabia».

Una piccola grande vittoria per i beni culturali e soprattutto per l’area di Castellammare, che vede il museo dedicato a Libero D’Orsi, prestigioso archeologo che, dopo esser stato nominato, nel 1949, Ispettore Onorario alle Antichità e Belle Arti, ha intrapreso proprio questa campagna per gli scavi della città vesuviana e, nel lontano 1958, ha curato per primo il Museo di Stabiae sostenendone le spese.

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