La realtà è una grande ferita infettata che non smette di sanguinare. Così, anche il pensiero di scrivere si allontana, pare vano, insensato, mostruoso di fronte alle atrocità che inghiottono voracemente ogni cosa, senza scrupoli, senza curarsi dell’emorragia sprovvista di rimedio che il mondo è diventato.
I morti in guerra non si contano più. Le notizie sembrano essere contrastanti. Ma i video parlano. Parlano gli occhi di bambini che piangono un futuro che gli sarà negato. Piangono un passato che è fatto di armi, violenza e soprusi. Piangono un presente che è solo terrore. Sono lacrime di un popolo che qualcuno ha deciso di cancellare, come fosse una scritta indigesta su un muro, come fosse polvere sul selciato spazzata via da gocce di pioggia.
Guerra. Genocidio. Sono così spaventose e atroci queste parole che solo a immaginare quanto possano essere concrete si rabbrividisce.
Tutto questo accade mentre l’Italia, Repubblica democratica fondata sul lavoro, approva il decreto legge sicurezza inasprendo le pene per reati minori, come l’occupazione abusiva di case popolari. Decreto legge che impedisce il diritto di manifestare pacificamente, offre soldi agli agenti di polizia per difendersi dai danni arrecati ad altre persone e consente loro di continuare il servizio anche quando imputati o indagati. Insomma, l’Italia è un Paese che finanzia le armi in guerra e legittima la violenza sotto varie forme nel proprio territorio. Legittima l’oppressore e punisce l’oppresso. Calpesta ciò di cui non vuole occuparsi, ciò che preferisce dimenticare.
E mentre accade questo, ad Afragola, in provincia di Napoli, una ragazza di soli quattordici anni muore, uccisa crudelmente dal suo fidanzato di diciannove anni, e si riservano solo commenti irrispettosi verso il contesto in cui è vissuta, verso la periferia. Ma è normale ricordarsi della periferia solo per inasprire delle pene in caso di reati? È normale lasciare persone, di tutte le periferie italiane, senza alcuno strumento emotivo, affettivo e culturale per potersi evolvere e migliorare? No, non c’è nulla di normale in tutto questo.
Non è normale rendere il denaro un passaporto obbligatorio per vivere. La vita si fonda sulla vita, non sul denaro. Non esiste un motivo valido per fare o per sostenere una guerra. Non esisterà mai un motivo valido per la crudeltà.
La realtà è una grande ferita infettata che non smette di sanguinare. E se scrivere sembra una inutile goccia nel mare, restare in silenzio non si può. È necessario riscoprire l’umanità. Non si può tacere mentre la prepotenza spara e l’umanità muore. Non si può tacere se non esiste più pace.
Eppure agosto è alle porte, tutti sembrano pronti per partire per le vacanze, i tg non fanno altro che stimare i costi di villeggiatura di chi partirà. Immagine rassicurante, per qualcuno. Ma a guardarla meglio si potrebbe scoprire di quanto sia inquietante, anche. Chi parla di tutti, forse, potrebbe finire per non parlare di nessuno. Conviene parlare di vacanze, perché per parlare di quanto il mare sia diventato inaccessibile, di quanto il concetto del pubblico sia stato smantellato, occorrerebbe frugare fra le coscienze. Dunque, è più comodo stimare i costi della vacanze di chi può permettersele.
Questo discorso per qualcuno forse potrebbe esser valido anche per la guerra. Se il genocidio non si vede, non c’è. Ma non basta chiudere gli occhi. Il sangue è ovunque. Gli stenti sono ovunque. Lo strazio è ovunque. Finanziare le armi è crudeltà. Far finta che non ci siano essere umani a morire per la prepotenza dei potenti è crudeltà. Ignorare è crudeltà. La giustizia, umana o divina, prima o poi ci presenterà il conto.
Quando sarà il nostro il sangue a essere sacrificato, ci gireremo ancora dall’altra parte? L’universo umano è davvero così misero da non riuscire a vedere il dolore dell’Altro? Che questa domanda possa turbare e togliere il sonno a ognuno di noi finché la pace non germoglierà.






