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La Cop25 di Madrid sui cambiamenti climatici: tra speranza e capitolazione

Vincenzo Villarosa di Vincenzo Villarosa
9 Novembre 2021
in Attualità
Tempo di lettura: 3 minuti
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Speranza oppure capitolazione: questa è la drammatica scelta che il mondo deve fare. Lo ha detto Antonio Guterres, Segretario Generale dell’ONU, il 2 dicembre a Madrid, all’apertura dei lavori della Cop25, venticinquesima Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change), che finiranno il prossimo 13 dicembre. Alla Conferenza tra le parti partecipano 196 delegazioni, firmatarie dell’Accordo di Parigi del 2015.

Nel recente Rapporto redatto dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), d’altronde, gli scienziati dell’osservatorio sui cambiamenti climatici, istituito dalle Nazioni Unite nel 1988, hanno confermato che per limitare l’aumento della temperatura media globale a 1.5 gradi, rispetto all’epoca preindustriale, gli organismi governativi di tutti i Paesi dovranno ridurre le emissioni di gas serra nell’atmosfera nella misura del 45% entro l’anno 2030 per raggiungere il traguardo della neutralità climatica a zero emissioni entro il 2050.

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Guterres ha fornito informazioni, inoltre, dal Rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (World Meteorological Organization) dove si evince che gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi da quando sono iniziate le misurazioni e le statistiche della climatologia moderna. La prova fisica e le immagini di questo scenario le abbiamo viste proprio nell’estremizzazione dei fenomeni climatici più recenti, in piena estate con le fiamme in Alaska e Siberia a causa del caldo record nell’Artico e poi quelle che hanno bruciato vaste aree della foresta amazzonica, fino all’immagine di Piazza San Marco a Venezia, alcune settimane fa, inondata dall’acqua alta.

Il Segretario ONU ha proseguito nel suo allarme pubblico ribadendo che dobbiamo cambiare rapidamente il modo di produrre, di generare energia, di costruire città, di muoverci e di alimentare il mondo, prima di arrivare a un punto di non ritorno. Sono necessarie misure drastiche come la decarbonizzazione del sistema energetico e produttivo, chiudendo le centrali a carbone entro il 2020 e passando alle energie rinnovabili. Queste le misure minime per scongiurare la crisi ecologica, prevista per la metà del secolo, con il global warming, il surriscaldamento globale, che farebbe aumentare la temperatura media a 3 gradi.

Un evento del genere porterebbe a squilibri nell’ambiente globale chiamato biosfera, con conseguenze difficilmente prevedibili, ma che di sicuro sconvolgerebbero la vita umana sull’intero pianeta Terra. Per evitare una simile catastrofe, alla Cop26 di Glasgow del prossimo anno il passaggio dall’economia grigia a quella verde dovrà diventare finalmente operativo e dalla road map elaborata dopo gli accordi di Parigi si dovrà passare a piani nazionali, anche se tutti i buoni propositi, finora, sono sempre stati non legalmente vincolanti e, quindi, non hanno avuto un seguito pratico nelle politiche economico-sociali e ambientali dei governi degli Stati nazionali, più interessati alle logiche affaristiche dei complessi industriali e finanziari, nazionali e sovranazionali che alla salute dei cittadini.

La 25esima Conferenza tra le parti, in effetti, doveva svolgersi a Santiago del Cile ma dopo i drammatici avvenimenti ancora in corso in Sud America gli organizzatori hanno optato per la città di Madrid. Nonostante questi segnali negativi che vengono dal giro di vite autoritario dei governi in molti Paesi del mondo, il Segretario Guterres ha elogiato, comunque, il cambiamento nella coscienza collettiva che viene dalla società civile, come dimostra, ad esempio, il movimento dei Fridays For Future, guidati dalla giovane Greta Thunberg, attesa nei prossimi giorni nella capitale spagnola.

Potrà essere utile il movimento di ribellione giovanile per richiamare a una maggiore responsabilità politica, per tentare di cambiare, prima che sia troppo tardi, lo stile di vita individualista, energivoro e consumistico del sistema-mondo occidentale? Una prima risposta a questa domanda ci sarà data dai risultati del summit intergovernativo in corso nella città iberica.

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