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Kundera, l’arte greca, Lo Stato Sociale: pesantezza e leggerezza a confronto

Ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza meravigliosa? Il fardello più pesante ci opprime, ci piega, ci schiaccia al suolo. Ma nella poesia d’amore di tutti i tempi la donna desidera essere gravata dal fardello del corpo dell’uomo. Il fardello più pesante è quindi allo stesso tempo l’immagine del più intenso compimento vitale. Quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica. Al contrario, l’assenza assoluta di un fardello fa sì che l’uomo diventi più leggero dell’aria, prenda il volo verso l’alto, si allontani dalla terra, dall’essere terreno, diventi solo a metà reale e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato. Che cosa dobbiamo scegliere allora? La pesantezza o la leggerezza?

Così Milan Kundera, nel suo capolavoro L’insostenibile leggerezza dell’essere, scandaglia l’esistenza umana, creando questa distinzione tra ciò che è leggero e ciò che è, invece, un peso incommensurabile.

I suoi personaggi, Tomás, Tereza, Sabina e Franz, sono alla ricerca continua della tenuità del vivere, intrappolati in quella casa che è l’esistenza umana, le cui pareti sono dubbi insormontabili.

La leggerezza dell’essere contrasta con la ricerca di un significato che è, per natura, pesante. La felicità deve necessariamente essere fatta da materia leggera? Oppure anche il fardello più greve può non schiacciare del tutto l’essere umano? E, ancora, per quale motivo la pesantezza risulta sempre, in qualche modo, attraente?

L’autore cerca di rispondere a queste domande creando una miscela efficace tra le vite dei personaggi, la filosofia nietzschiana e i tratti storici del periodo in cui è ambientato il romanzo.

Pesantezza e leggerezza sono due concetti all’apparenza estremamente distanti, l’uno l’antonimo dell’altro, e non si può non riflettere sulle differenze che portano a questa lontananza che Kundera ha voluto distruggere già con il titolo della sua opera. Esso è, infatti, un ossimoro perfettamente riuscito.

L’arte greca e, nello specifico, la scultura, distingue tre stili: dorico, ionico e corinzio. La colonna corinzia, invece, è l’esatto opposto. È il tramonto della leggerezza, con le sue eccessive decorazioni e i suoi sfarzi ridondanti. È una pesantezza voluta, come quella tipica del periodo decadente, del barocco e dell’uso di figure come l’iperbole.

Tale confronto con l’arte greca ci riconduce alla domanda iniziale posta da Kundera: davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza meravigliosa? Se guardiamo da questa prospettiva, sembra proprio di sì.

Sei come me / più sei leggera / meno sei superficiale.

Lo Stato Sociale, gruppo bolognese nato nel 2009, nella canzone Niente di speciale parla di una leggerezza che non implica una superficialità. L’esistenza umana e il carattere dell’individuo possono non pesare e, allo stesso tempo, avere una consistenza che permette di superare la superficie, di andare oltre. Tuttavia, il peso non garantisce una solidità.

Le colonne corinzie, infatti, crollano esattamente come quelle ioniche e chi è forte può lasciarsi cadere come l’essere umano più debole. La differenza sta nella reazione di chi assiste a questo crollo: al cospetto del cedimento di una colonna corinzia, che ostenta la sua potenza, siamo atterriti e sconvolti, come lo siamo davanti al crollo emotivo di chi ci appare forte. Quando un frutto troppo maturo cade dall’albero non reagiamo, perché abbiamo la consapevolezza che sarebbe successo. Quando, invece, un ramo spesso si spezza, ci chiediamo come sia possibile. Allora, leggerezza e pesantezza sono due spazi separati da una linea fatiscente, due concetti che si incontrano e si scontrano ma che, in fin dei conti, non possono essere considerati se non in maniera estremamente complementare.

Kundera, l’arte greca, Lo Stato Sociale: pesantezza e leggerezza a confronto
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