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Il Fatto

Guerra e religione: da Mussolini a Putin, la fede a uso e consumo

Sono tante, troppe, le atrocità commesse nel corso della storia in nome di un Dio usato a proprio uso e consumo, persecuzioni e conflitti perpetrati dalla stessa Chiesa nei confronti dei pagani passando dalle Crociate all’Inquisizione. Anche in tempi più recenti, l’utilizzo della religione da parte del potere e da mediocri esponenti della politica è servito a catturare il consenso di folte schiere di ingenui, cristiani per tradizione o, peggio, permeati da un bigottismo che nulla ha a che fare con i valori fondanti del Vangelo.

Emblematica la strumentalizzazione che ne fece l’ateo e anticlericale Benito Mussolini passando da Dio, patria e famiglia al rispetto dei diritti della Chiesa e della tradizione cattolica, il tutto finalizzato a ingraziarsi il potere ecclesiastico e il popolo osannante di Piazza Venezia. Una figura certamente affatto incline ai principi della dottrina sia per la ben nota e tragica gestione del potere sia per l’allegra condotta della vita privata, in verità mai arrivata al non matrimonio celebrato in questi giorni.

Tra gli anni Sessanta e fine dei Novanta, poi, l’Europa fu sconvolta dal conflitto etnico-nazionalista nel Nord dell’Irlanda, tra i paramilitari repubblicani cattolici, protestanti e le forze di sicurezza britanniche, che causò circa quattromila morti, una guerra fratricida fatta di discriminazioni e odio religioso, ancora una volta in nome di Dio ma finalizzata a tutt’altro.

Strumentalizzazione che non mancò di esercitare una parte della Democrazia Cristiana, quella dell’esercizio del potere per il potere, dei clan affaristici e delle famiglie particolarmente attive nei territori periferici fino al controllo capillare dei consensi. Madre del voto di scambio dei nostri tempi, la forza nata per unire i cattolici ma finita nel peggiore dei modi, provvidenziale per una presa di coscienza sulla libertà di collocazione politica e anche conseguenza logica al vuoto ideologico dei partiti.

Di questi giorni bui del nostro tempo, in un mondo che sembra aver riavvolto il nastro della storia tornando alla guerra come unico metodo per definire accordi, rivedere i confini sempre con una visione imperialistica e di sopraffazione, è l’adunata oceanica moscovita allo stadio Luzhniki dello zar Vladimir Putin vestito Loro Piana l’ultimo ricorso alle citazioni evangeliche per motivare la sua strategia e la sua voglia di rafforzare la propria posizione, andando oltre il ventennio di potere: «Nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per i propri amici», ha detto scomodando l’evangelista Giovanni, bestemmiando per giustificare un’aggressione ingiustificabile, come ha commentato il teologo e vescovo di Chieti don Bruno Forte.

Inaccettabile anche la posizione della Chiesa ortodossa russa con il suo discutibile Patriarca Kirill e le sue farneticanti teorie coincidenti con quelle dello zar Putin contro il liberismo, la globalizzazione e i diritti degli omosessuali. Posizione, quella del Patriarca, contestata da 236 sacerdoti ma non dalle figure più rappresentative della gerarchia ortodossa. Prudente e finalizzata a non scongiurare qualsiasi possibilità di dialogo o di accordo che possa portare seppur a un compromesso di pace, quella di Papa Francesco che, pur condannando l’aggressione, non ha mai citato il nome del leader russo e tantomeno di quello ucraino.

Non ho alcun dubbio che leggendo queste poche righe di riflessione su un tema indecente come quello della strumentalizzazione della religione a fini di convenienza elettorale, il pensiero vada subito a chi di questo argomento ha fatto strategia di bassa politica, utilizzando non solo citazioni di comodo ma servendosi di elementi concreti, visibili, simboli religiosi come amuleti e, come se non bastasse, fornendo un’immagine che potesse avere anche un secondo fine: cancellare le sue ben note simpatie per l’uomo del Cremlino e i discutibili e mai chiariti rapporti in affari della sua forza politica con la Russia di Putin, recandosi sulla tomba del poverello di Assisi per pregare per la pace e poi compiere il viaggio al confine polacco super contestato e respinto per le sue simpatie. Parliamo di un Matteo Salvini tutto Lega e Chiesa che qualche ora dopo ha votato assieme ai Letta, Renzi, Meloni e alla maggioranza di governo, l’invio di armi, danaro, equipaggiamenti e altro all’Ucraina. Non c’è che dire, una visione trasversale della pace armata davvero singolare.

Il riavvolgimento del nastro della storia purtroppo riguarda anche, e forse soprattutto, l’atteggiamento passivo dell’opinione pubblica, indifferente a decisioni importanti che riguardano la vita di ciascuno di noi, l’oggi e il domani. Non basta riempire le piazze assieme a chi non sostiene il disarmo, non servono i sondaggi come quello fatto dal Corriere della Sera del 28 febbraio scorso che dava l’87% degli italiani per la pace – scoperta dell’acqua calda. Sì, ma quale? Come?

Non ci stancheremo di affermare che l’unica via è il disarmo totale che va chiesto in ogni angolo del pianeta e, anche se appare utopistico, un progressivo impegno che parta anche – questo sì – dalle piazze colorate che, in mancanza, diverranno sempre più nere e senza alcuna prospettiva di uscire dal buio dei nostri giorni.

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