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Governo Draghi: tempi duri per i militanti

Sprovvisti di tessere di partito e non appartenendo ad alcuna formazione politica, purtroppo non riusciamo a immaginare come si sentano i militanti dei diversi schieramenti – praticamente quasi tutti – che ora si trovano a fare il tifo per lo stesso governo nel quale ci sono quelli che fino al giorno prima detestavano e che la pensavano in maniera diametralmente opposta alla loro. E ci troviamo davvero in imbarazzo a pensare a un fan dei 5 Stelle dialogare con uno di Forza Italia oppure un elettore della Lega discutere con uno del PD, mostrandosi ciascuno entusiasta di sostenere lo stesso esecutivo.

Nonostante siamo soliti farci ingannare dalla memoria, questa volta non dovrebbe essere complicato ricordare quello che dicevano i vari esponenti politici fino a una settimana fa, quando Orlando ribadiva che mai avrebbe governato con la destra sovranista oppure Crimi sosteneva che mai avrebbe appoggiato Draghi. Tutti mai ipocriti che si sono velocemente trasformati in un sì nel nome di un programma che ancora non esiste e di un Presidente del Consiglio scambiato per una bacchetta magica che ogni problema risolverà.

Non possiamo accettare la narrazione secondo cui non è importante chi appoggia il governo perché si occuperà soltanto della pandemia e della ripresa economica. Dietro a quell’avverbio c’è tutto: c’è il futuro, c’è un’idea di società, c’è l’istruzione e, soprattutto, ci sono 209 miliardi. Insomma, c’è politica, quella che non è fatta solo di tecnici – che pure ci vogliono – ma di idee e battaglie. Ed è soprattutto su queste che non comprendiamo come possano coesistere anime così diverse e riuscire a trovare una quadra su così tanti soldi da spendere. Perché non vorremo mica pensare che, siccome i Ministeri più competenti sul Recovery siano spettati a personalità che non provengono dal mondo politico, i partiti si faranno da parte nel dire la propria sulla stesura e sulla destinazione dei fondi? Sarà a quel punto, infatti, che o ognuno si occuperà e avrà piena autonomia sulle materie di propria competenza, non intromettendosi sulle fette di torta altrui, oppure sarà inevitabile lo scontro naturale tra chi esprime posizioni inconciliabili.

Sempre vestendo i panni di un elettore, ad esempio, di Forza Italia, non ci capacitiamo di come il partito possa governare con quei comunisti che in un anno hanno approvato il blocco dei licenziamenti e prorogato di volta in volta la cassa integrazione. Così come non capiamo come un fan di Matteo Salvini possa considerare normale che il suo leader sia nella stessa maggioranza di chi lo ha mandato a processo e di coloro che per anni sono stati considerati dal Carroccio i fomentatori del business dell’immigrazione.

Per non parlare, poi, di chi, credendosi Machiavelli ma passando per un malato di visibilità, ha evitato che si andasse alle urne nel 2019 per non dare i pieni poteri proprio a quel Salvini cui ha consentito di inserirsi nel governo Draghi, con la Lega che ha ottenuto tre Ministeri. Lo stesso leader leghista che è in grado di stare contemporaneamente in una maggioranza che ha tra le priorità il piano vaccinale e di rispondere, a chi gli chiede se si vaccinerà, che farà quello che gli consiglierà il medico, negando implicitamente la totale fiducia ai farmaci.

In ogni caso, coloro verso i quali mostriamo maggiore solidarietà e ai quali va tutto il nostro affetto sono i militanti del MoVimento 5 Stelle: dopo tutto quanto hanno dovuto ingoiare negli anni, si sono prima visti andare via l’unico loro leader di questi mesi, cioè Giuseppe Conte, poi hanno dovuto rispondere a un quesito sbeffeggiante. Infine, hanno visto i propri Ministri prestare giuramento insieme a Giorgetti, Garavaglia, Stefani, Brunetta, Carfagna e Gelmini. E mentre i primi tre li conoscevano già in quanto loro alleati nel Conte 1 prima che si voltassero le spalle, gli altri rappresentano la principale plastificazione del berlusconismo.

Sbaglia chi pensa che allearsi con i forzisti costituisca la stessa forma di incoerenza manifestata alleandosi prima con la Lega e poi con il PD: in quelle occasioni, infatti, si trattava, nel primo caso, di formare un governo con chi ne accettava il programma e, nel secondo, di ripetere in Italia l’esperimento che aveva portato in Europa all’elezione di Ursula Von Der Leyen alla presidenza del Parlamento UE. Pur essendo entrambi due partiti tradizionali, dunque anch’essi parte della scatoletta di tonno, Forza Italia raffigura comunque il peggio che sia capitato sullo scenario politico del nostro Paese, nonché il destinatario dei vaffa di Beppe Grillo e l’artefice delle leggi ad personam, la compravendita dei senatori, i rapporti con la mafia, lo screditamento internazionale, l’uso spregiudicato della tv di Stato, le accuse verso il potere giudiziario e tanto altro ancora.

Non erano proprio gli usi di quel partito-azienda, seppur ravvisabili anche altrove, ciò contro cui volevano combattere? Cosa sono la Spazzacorrotti e la riforma della prescrizione, se non il tentativo di porre rimedio alle sciagurate riforme della giustizia dell’epoca berlusconiana? Chissà cosa avrebbero pensato anni fa, mentre protestavano contro la Gelmini, se qualcuno avesse detto loro che dopo un decennio si sarebbero seduti proprio al suo fianco…

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