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“Gente da quattro sogni”: Paolo Lazzari e il costo della felicità

A volte capita che ti ritrovi a leggere un libro apparentemente lontano dai soliti temi che ti interessa approfondire, che non ha nulla a che vedere con l’attualità, che non riguarda processi o personaggi politici et similia. Così, prima di iniziarne la lettura, hai il timore che sia qualcosa di molto diverso dalla tua persona e dal tuo mondo perché sai che si tratta di un romanzo e che non è esattamente lo stile che ti è più affine. Accade, invece, che sin dalle prime pagine ti rendi conto che in quel libro c’è un po’ di te, un po’ della tua storia, delle tue aspirazioni e dei sogni di tanti altri della tua generazione. Il romanzo in questione è Gente da quattro sogni di Paolo Lazzari, giovane giornalista lucchese che, in collaborazione con Bookabook, ha avviato una campagna di crowfunding ponendosi l’obiettivo di raggiungere 200 copie prenotate per poi vedere il proprio lavoro nelle librerie.

Per farlo, ha provato a mettere qualcosa di sé nel libro partendo dalla sua passione, la scrittura, così bella ma anche così instabile, al punto da cominciare con una critica nei confronti della carta stampata, quindi un’autocritica, scambiando ironicamente la categoria dei giornalisti con quella dei giornalai. Non perché i giornalisti bravi non ci siano più o perché non abbiano importanza, bensì per il trattamento riservato a chi ha il semplice desiderio di raccontare la realtà, di esprimere un’opinione, di mostrare ciò che ci circonda – anche quando è particolarmente doloroso – costretto a doverci mettere sempre la faccia e, a volte, anche la serenità in cambio di pezzi pagati a prezzi vergognosamente stracciati.

sogniTuttavia, quello che il romanzo vuole ricordarci, grazie agli sbarazzini Pericle, Jasmine, Salvatore e Margherita, è che inseguire i propri sogni ha un costo perché vuol dire scoprirsi pronti a sacrificarsi, essere caparbi, avere consapevolezza che si può cadere ma che è necessario rialzarsi. Soprattutto, significa che per ogni vita che scegli ce n’è sempre una che lasci da parte, perché al netto delle aspettative che un ragazzo come te può avere, prima o poi arriva quel momento in cui sei costretto a scegliere, in cui devi fare i conti con la realtà e abbandonare qualcosa che consideravi irrinunciabile: può essere una casa, una persona, una città, un lavoro o, molto più semplicemente, un’idea che avevi coltivato nella tua testa e che, per forza di cose, devi scartare. Tutto questo avviene mentre ti chiedi se ciò che sarai e ciò che costruirai coincideranno o meno con il sorriso della tua anima: non a caso il titolo originario del libro era Un avanzo di felicità. I personaggi del romanzo vivono dei momenti così belli, puri e gioiosi che andrebbe loro di impugnarli, conservarli in un cassetto e riprenderli quando ne hanno voglia perché magari a volte sarebbe bene tenersi un po’ di quella che l’autore definisce felicità in eccesso per poterla poi distribuire in istanti futuri.

Un altro elemento che emerge dalla lettura di Gente da quattro sogni è poi la paura e, di conseguenza, lo scontro tra i desideri e il timore che possono generare: La paura di perderla definitivamente, ecco quel che ti blocca: se ti apri e le dici cosa provi e lei non ci sta, quasi sicuro che poi mette le sue cose in valigia e addio. Allora, nel dubbio, preferisci averla intorno […] Ma non ti riesce proprio sognare più forte delle tue paure. Ecco, due concetti che sono agli antipodi diventano strettamente correlati, entrano quasi in competizione, ci costringono a scegliere se osare, rischiare, sfidare, lottare e azzardare oppure cercare di non superare i nostri limiti e restare con le braccia conserte, rimpiangendo opportunità che non sono state colte e persone che non sono state fermate. Ma questo, come ci insegna Paolo Lazzari, dipende solo da noi.

“Gente da quattro sogni”: Paolo Lazzari e il costo della felicità
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