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E se Bassolino sorprendesse tutti?

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
22 Settembre 2021
in Il Fatto
Tempo di lettura: 4 minuti
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Antonio Bassolino sarà Sindaco di Napoli. Pronunciata appena qualche settimana fa, una frase come questa avrebbe provocato, da parte dei lettori, reazioni di ilarità e derisione del sottoscritto. E come dar loro torto? Non a caso, chi scrive azzarda soltanto oggi la più assurda delle previsioni, e lo fa sulla scia non solo dei più recenti sondaggi che vedono l’ex Presidente della Regione Campania in forte recupero sugli altri candidati, ma anche di alcune circostanze che stanno minando alla credibilità (per la verità già latente) di chi gli era davanti.

A dirla tutta, anche il sentire della città sembra cambiare nei riguardi di Bassolino, ammorbidendosi nel giudizio ogni giorno di più, fino a far credere anche a noi giornalisti che l’impresa potrà rivelarsi improvvisamente possibile. Usato sicuro o memoria corta? Forse tutte e due, eppure è proprio questa la combinazione che rischia di sbaragliare le carte in tavola di una corsa, quella a Palazzo San Giacomo, che sembrava già terminata (con la vittoria di Manfredi) prima ancora di cominciare.

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Tornando indietro nel tempo, al lontano 1993, di Antonio Bassolino si ricorda la prima sindacatura gestita senza particolari sofferenze. Abilità politiche, forse, grande disponibilità di mezzi e denaro, certamente. I primi successi dell’era Bassolino, infatti, si legano agli ingenti finanziamenti elargiti alle casse napoletane per il G7, soldi che consentirono all’ex Sindaco di lavorare al risorgimento napoletano, il piano di investimenti nell’urbanistica della città, come da lui ribattezzato.

Il cervello umano, per fortuna di tutta la classe politica odierna, funziona come un hard-disk di livello avanzato, immagazzina enormi quantità di dati e riscrive memoria sui brutti ricordi. In pratica, lavora di rimozione delle paure pregresse e sovrascrive su quelle informazioni altrimenti dannose per il nostro futuro. Bassolino, nella campagna elettorale in corso, sta sfruttando al meglio questa nostra caratteristica, aiutato dalla non trascurabile variabile dei social network, assenti durante il suo domicilio a Piazza Municipio (con la loro memoria storica, invece, a prova di ogni macchia passata), pertanto inutilizzabili dalla concorrenza per rinfrescare i ricordi dei cittadini partenopei.

L’ex e – chissà – prossimo Sindaco contribuì a privatizzare diversi beni comuni, tra cui l’aeroporto di Capodichino, rendendolo il primo scalo italiano a essere gestito da una multinazionale, la Ge.s.a.c. spa, società controllata dalla britannica British Airports Authority. Poi, in tandem con il suo successore, Rosa Russo Iervolino, si rese artefice di quelle immagini che ancora oggi rappresentano lo stigma del popolo napoletano nel mondo: la crisi della raccolta rifiuti con i cumuli di spazzatura che, in molti quartieri, raggiungevano persino i primi piani dei condomini.

A proposito del più grande scandalo della storia napoletana recente, Bassolino subì ben sedici processi. È doveroso ricordare le altrettante assoluzioni, tuttavia, legare il ricordo di quei drammatici mesi soltanto ai risultati delle aule di giustizia significherebbe fare un torto a tutta la popolazione, ai turisti che cancellarono Napoli dalle rotte dei loro viaggi e alla reputazione di una città prima ricordata per le proprie ricchezze storico-artistico-culturali. Il prof. Giuseppe Aragno, anch’egli impegnato in campagna elettorale, ha dichiarato su Bassolino: «[…] pur essendo personaggio politico di primo piano – Sindaco, ex Ministro, ex Presidente di Regione – sottoposto a procedimento giudiziario che comportava il rischio di dover metter mano alla tasca, risultò nullatenente».

Ciononostante, Antonio Bassolino sta scalando una montagna che sembrava impervia, lo sta facendo con il ricordo della sua storia personale, con la militanza in quel PCI di cui tanti ancora piangono la dissoluzione, contando – anche in questo caso – sulla scarsa memoria dei propri concittadini. L’ex Presidente fu, infatti, anche tra i principali promotori di quel Partito Democratico oggi ostaggio, in Campania, di Vincenzo De Luca, divenendone uno dei principali dirigenti. Altro che vecchia sinistra, semmai Bassolino ha vestito i panni del precursore dei tempi che oggi viviamo, con la sfera democratica della politica a fare le veci della destra, e la destra a strizzare l’occhio ai neo-fascisti.

In questo mal di mare, l’auto-sabotaggio adoperato da Manfredi e Maresca verso le proprie candidature sta spingendo Bassolino a una rimonta che, se raggiungerà il ballottaggio, potrebbe davvero rivelarsi vincente, con i voti del rivale del centrodestra e della stoica Alessandra Clemente che confluirebbero al suo indirizzo. L’ex Ministro dell’Università è impegnato a mettere ordine in un’accozzaglia di nomi di ogni estrazione politica, tra forzisti redenti (manco troppo!), transfughi della giunta de Magistris e gli immancabili uomini di Cesaro; il magistrato deve fare i conti, invece, con i fantasmi di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, mai benvenuti nella città del Vesuvio, figuriamoci oggi.

Con la giovane Alessandra Clemente frenata dall’emorragia di nomi forti passati alla concorrenza a ridosso della presentazione delle liste, il bluff di Antonio Bassolino – fatto di messaggi semplici e di abili evasioni sui temi scottanti – può trasformarsi in un all-in ad alta percentuale di successo. L’ambizione di riprendersi il posto strappatogli dall’onda arancione, unita alla fame di lasciare digiuno proprio il suo PD che non ha voluto considerarlo, potrebbe avere la meglio su avversari che sembrano aspettare l’esito delle elezioni senza l’intenzione di muovere più le proprie pedine per scongiurare altri danni.

Il vecchio politico che si fa beffe dei giovani, un gioco di brama e arroganza sta per abbattersi su Napoli e i napoletani. Antonio Bassolino sarà Sindaco di Napoli. Pronunciata appena qualche settimana fa, una frase come questa avrebbe provocato, da parte dei lettori, reazioni di ilarità e derisione del sottoscritto. E, invece, non c’è più niente da ridere.

Prec.

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