La principessa del cielo
Interviste

«Così difendo “La principessa del cielo”»: intervista a Rino Alaimo

Sono milioni i bambini che hanno sognato di raggiungere il cielo almeno una volta e offrire il loro cuore alle stelle, proprio come il protagonista del celebre Il bambino che amava la luna, fortunato libro per l’infanzia dell’illustratore Rino Alaimo, tradotto in tutto il mondo. Ma cos’altro è la luna se non La principessa del cielo?

Il racconto del più affascinante dei corpi celesti non è privo, però, di difficoltà, di imprevisti che rischiano di minare alla felicità di una bambina desiderosa della sua libertà e di tutta la meraviglia di cui è capace. Il perfido Re Ombra, infatti, attenta alla sua spensieratezza e, nel buio, spegne a poco poco quella sua luce vitale.

Rino Alaimo, con grande coraggio, affronta un tema delicatissimo, quello della pedofilia, supportato dall’editore per l’infanzia Picarona, non nuovo ai temi più complessi riguardanti la crescita dei suoi piccoli lettori. Dalla scoperta dell’altro, del diverso, fino alle ansie e i dubbi che ogni ragazzino incontra lungo il proprio percorso, la casa editrice bolognese (succursale italiana della sede catalana) si dimostra un punto di riferimento per la letteratura dedicata ai più piccoli e alla pedagogia.

Rino Alaimo, partiamo da te e dal libro che ti ha fatto conoscere, come autore, a livello mondiale, Il bambino che amava la luna. Da dove nasce?

«Il bambino che amava la luna nasce da un sogno, il mio sogno di fare cinema, ritenuto difficile, se non impossibile, da tutti, ma per il quale non mi sono mai arreso, così come non si arrende mai il protagonista del libro. Sia io che il bambino del racconto lottiamo per qualcosa di irraggiungibile e, nonostante le probabilità giochino contro di noi, andiamo avanti. Non sono arrivato a fare cinema, ma ho pubblicato dei libri a livello mondiale, da questi ho raggiunto il mondo dell’animazione. Sto ancora lottando…».

In quante lingue è stato tradotto?

«Credo otto, nove, raggiungendo più di venti nazioni. La versione in spagnolo è stata pubblicata anche in America Latina, quella in inglese negli Stati Uniti, Canada, Sud Africa, Taiwan, Korea, in tantissimi posti».

Il bambino che amava la luna nasce, però, da un cortometraggio, giusto?

«Sì, in parte nasce da un corto. È curioso come io sia passato all’illustrazione, non ne ho nessuna base, e ancora oggi non conosco alcuna terminologia legata a quel campo artistico. Volevo fare cinema e, non riuscendo ad avere budget per girare dei cortometraggi, mi sono detto “Sai che c’è? Disegno la storia che voglio”. Illustrandola potevo attingere a qualsiasi effetto speciale. Avevo bisogno di un drago? Di un castello? Ce li disegnavo. Così facendo non avevo limiti. Forse uno solo, il tempo. Infatti, cinque minuti di lavoro mi hanno impiegato due anni. Il cartone animato è piaciuto molto, soprattutto negli Stati Uniti, poi ha vinto anche un premio speciale al Giffoni, ma è oltreoceano che ha cominciato ad avere grande successo. Le prime recensioni dei giornali esaltavano proprio le tavole, così mi sono ritrovato illustratore».

A proposito delle tue tavole. Qual è la tecnica a cui fai riferimento per i tuoi disegni?

«La particolarità dei miei disegni è che sono colorati con il caffè. Tutto quello che sembra acquerello, in realtà, è caffè. Il resto sono effetti di luce che si ottengono con Photoshop».

C’è una storia interessante legata a questo libro e al tuo successo: tu sei un cervello in fuga anche senza mai esserti mosso dall’Italia. Cosa è accaduto?

«Ho proposto questo racconto per due anni agli editori italiani. Il corto era uscito nel 2012, avevo vinto il premio di cui ti parlavo al Giffoni e, fino al 2014, ho provato a proporre il cartoon e il libro a nuovi festival europei e, contestualmente, alle case editrici. Poi, una rassegna americana di Chicago, che aveva visto il cortometraggio, lo ha voluto alla sua manifestazione. Da lì si è sparso in tutti gli Stati Uniti, è stato ospite persino in qualche museo. Così ho pensato di presentarlo agli editori americani e ho avuto la prima risposta solo sei ore dopo, dalla California. L’Italia ne ha, poi, acquistato i diritti dall’estero, anche se – ci tengo a sottolinearlo – Picarona non esisteva ancora».

La Francia ha giocato un ruolo fondamentale. Infatti, il prequel, La principessa del cielo – appena uscito anche in Italia con Picarona – ti è stato commissionato dal tuo editore transalpino.

«In Francia, il primo libro è andato benissimo, era in ristampa già la prima settimana. Sono stato chiamato a Parigi a presentare delle nuove storie ed è stata scelta questa, che era anche la mia preferita».

Tra le edizioni estere e quella italiana, però, ci sono alcune differenze. Ce ne parli? A cosa hai attinto per scrivere La principessa del cielo?

«Per utilizzare un termine cinematografico, l’edizione italiana è una director’s cut: sono diverse molte parti di testo, molte illustrazioni, è completamente differente la bambina, così anche la copertina. Sono quasi due libri distinti, mentre Il bambino che amava la luna è uguale in tutto il mondo. Faccio fatica, in realtà, a parlare di questo argomento. La principessa del cielo è una fiaba a tutti gli effetti, ne ha tutti gli elementi, però è un racconto che parla di pedofilia. La speranza è che questo libro possa aiutare i bambini che hanno subito abusi a riconoscerne le dinamiche e a parlarne, a chiedere aiuto. Spesso i bambini si vergognano delle violenze che hanno subito, si sentono sporchi, e il testo vuol far capire loro chi è che si dovrebbe vergognare davvero e chi no. Questo libro ha avuto un processo diverso rispetto agli altri. Mi sono confrontato con due psicologhe – che colgo l’occasione di ringraziare –, Maura Montalbetti e Rosita Bormida, con le quali ho svolto un lavoro enorme per capire cos’è la pedofilia. Ovviamente è tutto molto edulcorato, i riferimenti non sono palesi, la terminologia utilizzata è precisa e studiata per essere compresa nella sua complessità solo dagli adulti o da chi, purtroppo, ha subito quel genere di situazioni, aiutandolo così a esporsi».

Posso chiederti come mai hai scelto un argomento così forte e difficile? Magari qualche bambino chiederà alla mamma o al papà di spiegargli alcune piccole parole o qualche trama più delicata. Ovviamente, ci tengo a sottolineare quanto dici: il libro è assolutamente fruibile da qualunque bambino senza che ne intacchi in alcun modo la sensibilità. Come ti immagini questo dialogo tra figli e genitori? Suppongo ci abbia pensato…

«Questa storia è dentro di me da molto prima che cominciassi a fare libri. All’epoca non pensavo a come potesse reagire un pubblico, in particolar modo di bambini, che la vivranno per lo più per quello che è, una favola. La maggior parte non si rende conto del sottotesto che c’è. Non nascondo, però, un po’ di timore».

Se posso esprimere un mio giudizio – ovviamente da adulto – ti dico: è una storia molto forte, in senso positivo. È un racconto bellissimo, illustrato molto bene. Mi piace sentire la tua emozione, questa sorta di apprensione, è vera! Sono convinto che La principessa del cielo verrà apprezzato tanto sia dai bambini, perché leggeranno una storia di riscatto, di crescita, ma anche dai genitori. Oggi, parlare con i propri figli credo sia piuttosto difficile, raccontare a un bambino i pericoli a cui può andare incontro non è per nulla semplice o scontato, e attraverso questo libro sarà più naturale. Credo, dunque, che questo testo faccia molto onore a te e all’editore che ha deciso di pubblicarlo integralmente e che insieme abbiate fatto davvero un ottimo lavoro, di grande coraggio.

«Ti ringrazio. Sono felice che Picarona mi abbia dato la possibilità, sia in Italia che in Spagna, di pubblicare la versione originale del testo. Nel resto del mondo, il tutto è molto annacquato e la sua forza un po’ si perde. Picarona è una casa editrice particolare, non ha paura di affrontare temi come l’amicizia con il diverso o, come in questo caso, la pedofilia, appunto. Lorenzo Fasanini ha avuto il coraggio di far emergere il tema principale senza censure, senza ammiccamenti al mercato, anzi, insieme abbiamo fatto un grandissimo lavoro di ricerca delle parole, ogni termine utilizzato è stato pesato. Di solito, con gli editori si lavora a rendere il testo più appetibile per il pubblico, invece lo scopo mio e di Lorenzo è stato quello di andare a fondo nell’argomento, nella trama, soppesando e dando significato a ogni parola. È stata un’esperienza nuova».

Ci sarà un seguito?

«No. Però sto creando un mondo del quale fanno parte già Il bambino che amava la luna e La principessa del cielo, e voglio ampliare questo universo, in ogni sua dimensione».

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