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Cosa c’è dietro l’angolo?

Antonio Salzano di Antonio Salzano
21 Gennaio 2024
in AZETA di Antonio Salzano
Tempo di lettura: 3 minuti
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Bene, ci siamo, il cerchio si è quasi chiuso a pochi giorni da domenica 4 marzo.

Il bravo Salvini, perché, bisogna dirlo, è davvero il classico allievo che supera il maestro, quello a capo della sua sgangherata ma coesa coalizione, dopo aver officiato davanti al Duomo di Milano, ha incassato poche ore dopo l’appoggio ufficiale di CasaPound, poiché quello ufficioso già da tempo era nell’aria e ogni segnale andava in quella direzione.

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Sentiremo tutti dopo il 4 marzo: scontata la dichiarazione di don Matteo alla quale ha fatto seguito quella del suo capo schieramento che ha smentito contatti futuri con l’estrema destra come, del resto, ha negato possibili coalizioni con Renzi e soci.

Chi segue le cronache politiche di sempre sa bene che le smentite sono automaticamente rettificate al momento opportuno, e che il signor Berlusconi è stato sempre un grande campione nel negare il giorno dopo quanto asserito in quello precedente.

Tutto questo non fa una piega nel gioco delle parti, ma la classica domanda che poneva in una sua fortunata trasmissione Maurizio Costanzo è quanto mai attuale: cosa c’è dietro l’angolo?

Proviamo a mettere in fila i tasselli di quella che va definita senza mezzi termini malapolitica. I tre partiti che compongono la coalizione di centrodestra sul piano politico non concordano in alcuni importanti punti – neanche sulla manifestazione proposta dalla Meloni che, dopo vari rinvii, non avrà più luogo per disaccordi interni –  e non concordano nemmeno su chi debba essere indicato per la Presidenza del Consiglio. Tutti convinti, però, nel dichiarare la piena coesione dello schieramento.

Dal cilindro, il condannato per frode fiscale, ospite di riguardo in tutte le reti televisive, ha tirato fuori il personaggio Tajani, da sempre in Europa e attualmente Presidente del Parlamento Europeo, dopo aver indicato pochi giorni prima, come ministro dell’Interno, don Matteo Salvini. La cosa non sembra essere di gradimento di quest’ultimo, impegnato a disegnare una sua strategia anche perché convinto che l’ex Cavaliere ne persegua tutt’altra. Quale?

Se i numeri dei maggiori sondaggi risultassero veritieri, secondo quanto affermato da ambo gli schieramenti, si dovrebbe tornare al voto, ma chi ci crede? Mi auguro di essere screditato.

Quel patto scellerato che porta il nome sacrilego del Nazareno si è definitivamente compiuto? Quell’accordo perverso tra chi stragiurò di ritirarsi se avesse perso il referendum e il condannato B., a quale conclusione doveva arrivare? Qual è l’intesa di ferro che ha consentito la più stretta collaborazione della destra con il Partito Democratico e contemporaneamente la più morbida delle opposizioni che il Paese ricordi (senza offesa per il PD)? Si potrebbe replicare magari con l’appoggio della Lega-CasaPound.

Se, invece, la vittoria del centrodestra fosse tale da consentire un incarico a un suo esponente, quale ruolo avrebbe l’appoggio del partito di Di Stefano, seppure ufficioso, in relazione al possibile ministro dell’Interno don Matteo?

Non credo siano riflessioni di fantapolitica, ma scenari possibili già visti e subiti, ulteriormente peggiorati da offerte di sostegno dei componenti di un’estrema destra che avrà di certo suoi rappresentanti nel prossimo Parlamento, i quali potrebbero condizionare ruoli istituzionali molto sensibili e pericolosi.

Non ci resta che attendere la prossima settimana per capire quale futuro avrà disegnato l’elettorato o quale futuro scontato ci attende, fregandosene del voto degli italiani.

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