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Il confine tra priorità e discriminazione

Silvia Della Penna di Silvia Della Penna
9 Novembre 2021
in Attualità
Tempo di lettura: 2 minuti
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Privilegiamo il legame col territorio: questo è il leitmotiv alla base della proposta dei consiglieri tosiani, Maurizio Conte e Giovanna Negro, di modificare la legge 32 del 1990 che disciplina gli interventi regionali per i servizi educativi alla prima infanzia.

Nei giorni scorsi, infatti, è stata approvata dal consiglio della Regione Veneto la norma che dà priorità nell’accesso agli asili nido ai bambini nati da genitori che risiedono e lavorano da almeno quindici anni in terra euganea. Una norma che non solo esclude bambini provenienti da altri paesi, ma persino da altre regioni, ad esempio figli di dipendenti pubblici trasferiti, se non residenti in Veneto da un numero sufficiente di anni.

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Il motivo alla base della proposta sarebbe «privilegiare quei cittadini che dimostrano di avere un serio legame con il territorio della nostra Regione – spiega Giovanna Negro – ci sono genitori che vivono e lavorano in Veneto da sempre che a causa del reddito ISEE alto si vedono scavalcati nelle graduatorie per l’accesso ai nidi comunali e per poter mantenere il lavoro sono costretti a pagare rette altissime nei nidi privati. Questo a favore di genitori arrivati qui da qualche anno, con ISEE basso». Una disposizione che, dunque, si dimostra in linea con l’ideale leghista del Presidente della Regione, Luca Zaia, il quale nel 2010 utilizzò come slogan propagandistico Prima il Veneto.

L’iniziativa è riservata esclusivamente agli asili nido comunali, che sono circa il 10% in tutto il Veneto, e gli altri bambini potranno comunque essere ammessi, ma solo dopo e se ci sarà posto. Ai due consiglieri, tuttavia, andrebbe ricordato che il legame con un territorio non si giudica sulla base di quanto tempo lo si è abitato, ma sul rispetto che il cittadino ha di quella terra e della cultura stessa.

La norma, che forse non ha lo scopo di esserlo, di fatto risulta fortemente discriminatoria nei confronti di chi è italiano e non, escluso solo per la motivazione di non risiedere in Veneto e non da un numero soddisfacente di anni, soprattutto in una regione dove la media degli stranieri nelle classi si aggira tra il 15% e il 30%, ed è sempre più in aumento. Privilegiare chi più ha bisogno e stabilire una graduatoria che aiuti chi ha veramente la precedenza è corretto, diventa sbagliato nel momento in cui pretendiamo di farlo solo basandoci sugli anni di lavoro esercitati in un territorio, penalizzando chi comunque paga le tasse e contribuisce alla crescita della comunità pur non essendone parte da abbastanza tempo, a prescindere dalla nazionalità.

Ancora una volta, dunque, nella politica l’incoerenza regna sovrana: mentre il segretario della Lega, Matteo Salvini, si ricorda dell’esistenza del Sud in vista delle elezioni del 4 marzo e afferma di volere i suoi anche nei collegi del Mezzogiorno (motivo per il quale l’anno scorso ha rimosso dal nome del partito il termine “Nord”), in Veneto puntano ad accentuare l’esclusione e il divario in un’Italia che è già in una profonda crisi ideologica dalla quale, forse, non uscirà presto.

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