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“Avengers: Endgame”: la fine è parte del viaggio (spoiler free)

Claudio Gargano di Claudio Gargano
6 Luglio 2021
in Rubriche
Tempo di lettura: 5 minuti
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L’ultimo capitolo del Marvel Cinematic Universe, diretto dai fratelli Anthony e Joe Russo, è uno di quei lavori difficili da recensire per la semplice ragione che in questo caso l’assunto di base della trama – di cui normalmente si può raccontare nell’arco di una recensione per dare un’idea della pellicola senza anticipare importanti svolte narrative –, è costituito dall’intero film precedente, nonché dagli altri 21 del MCU.

Alla fine di Avengers: Infinity war  (2018), il titano Thanos, armato con il guanto costellato dalle Gemme dell’Infinito, eliminava la metà delle creature viventi dell’intero universo con un semplice schiocco delle dita. Folle piano basato sulla delirante ma lucida idea che, sterminando la metà della popolazione universale, si potesse risolvere definitivamente il problema della scarsità di risorse. Nel fatale schiocco, quindi si erano letteralmente dissolti dall’esistenza alcuni personaggi chiave come Spider-Man, Doctor Strange, Black Panther, buona parte dei Guardiani della galassia, Overlord compreso, e molti altri.

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Per come è strutturato Endgame, se vogliamo evitare qualsiasi tipo di spoiler – che in questo caso sarebbe un vero e proprio crimine –, possiamo solo dire che gli Avengers sopravvissuti partiranno alla ricerca del titano in compagnia della new entry Capitan Marvel, per cercare di vendicare miliardi di vittime – Diamo il meglio al fatto compiuto, siamo gli Avengers, noi vendichiamo, noi non preveniamo come viene cinicamente rimarcato da Tony Stark – e magari rimettere anche le cose a posto. Il piano elaborato dai Vendicatori è molto complesso, al limite delle possibilità umane e fisiche e, ovviamente, non tutto va per il verso giusto. Di più, non si può proprio dire perché sarebbero soltanto anticipazioni a catena e, in effetti, dopo la visione diventa anche più chiaro perché la Marvel abbia deciso di lasciar trapelare pochissimo, in termini di materiale visivo, anche nei trailer ufficiali. Nei mesi precedenti, in rete, sono fiorite e circolate migliaia di ipotesi sul possibile epilogo della vicenda e alcune ci avevano visto giusto. In effetti, la strategia degli Avengers per sconfiggere Thanos e sistemare il tutto non è così imprevedibile, ma non è questo il punto del film.

Endgame è la fine di un’epoca, la cosiddetta Fase 3 del MCU, ma non solo: è la pietra che suggella il percorso evolutivo di alcuni personaggi fondamentali, Tony Stark/Iron Man in primis, e ridefinisce l’intero assetto narrativo dell’universo condiviso rilanciandolo verso nuove strade. È un film epocale perché costituisce, a livello cinematografico, ciò che negli anni Ottanta furono saghe fumettistiche come Secret wars e Crisis on infinite earths che ridefinirono, a loro volta, rispettivamente l’universo super-eroistico della Marvel e della DC in un momento di forte crisi del settore. Questi due Team up – ovvero storie fuori serie che mettono insieme più protagonisti –, a cui fecero seguito ovviamente altri, stravolsero le vite di tutti i personaggi coinvolti e le conseguenze degli eventi di quelle saghe si sarebbero fatte sentire nelle serie regolari di ogni personaggio.

Ebbene, non solo la Marvel Studios, nella persona di Kevin Feige, è riuscita a rendere le caratteristiche peculiari di un universo narrativo condiviso tipico della nona arte anche al cinema ma pure, con il dittico Infinity war-Endgame, è riuscita a restituire l’epicità e la complessità narrativa di quelle saghe senza perdere in definizione dei protagonisti, anzi, donando agli spettatori la possibilità di assistere a uno degli epiloghi più emozionanti, per quanto riguarda l’evoluzione caratteriale e narrativa dei personaggi cardine come, ovviamente, Tony Stark/Iron Man, Steve Rogers/Cap America, Thor e Bruce Banner/Hulk, ovvero il cuore degli Avengers. In particolare, i fan dei fratelli Coen e del Grande Lebowski si delizieranno con un’inedita evoluzione di uno di questi personaggi. Ma anche gli altri avranno i loro momenti, soprattutto Hawkeye e Vedova Nera – Scarlett Johansson stupisce per un’insospettabile intensità espressiva e Jeremy Renner non è da meno –, nonché Nebula e Rocket dei Guardiani della galassia, in un equilibrio narrativo davvero encomiabile.

Si ride, ci si emoziona, ci si diverte e si versa anche qualche lacrima in questo finale di partita, termine derivato dagli scacchi, non a caso anticipato dal Dottor Strange in una battuta del precedente Infinity war. Soprattutto si prende consapevolezza della fragilità e dell’umanità del supereroe che, nella tradizione Marvel, non è affatto infallibile. Tutto ciò, infatti, si rispecchia nell’andamento del primo atto del film che è molto riflessivo, senza scene d’azione, poiché mostra le conseguenze psicologiche, morali e fisiche del fallimento degli eroi nel contrastare il piano di Thanos del precedente capitolo.

La parte centrale della pellicola viene occupata invece dall’elaborato piano degli Avengers che prevede l’utilizzo di un espediente narrativo della fantascienza, di cui non possiamo ovviamente dire nulla, che fa genere a sé e che viene utilizzato per ripercorrere e rimettere insieme i vari tasselli dell’intero Marvel Cinematic Universe e, soprattutto, per mettere gli eroi di fronte a se stessi e alle proprie debolezze. Il terzo atto del chilometrico film (tre ore di durata) non può che essere occupato da un lungo Showdown (resa dei conti) che, per spettacolarità, epicità e singole scene strappa-applauso, verrà ricordato come uno dei momenti più esaltanti della storia dei cine-comic. Praticamente tre film in uno, ognuno con i suoi tempi e le sue tonalità emotive, che si amalgamano perfettamente.

A proposito di applausi, la dimensione partecipativa che si è creata durante la visione in sala è stata davvero unica, con tanto di battimani e tifo da stadio nei momenti clou e silenzio commosso in altre scene. Va detto che i cine-comic Marvel, e gli Avengers in particolare, sono tra quei pochi film che, insieme con Star wars e qualche altra saga, riescono a dare ossigeno a quella fruizione collettiva e popolare, nel senso positivo del termine, che è ormai andata perduta. Quell’emozione genuina di condividere nel buio della sala, con centinaia di sconosciuti, la trepidazione per le sorti dei protagonisti, quel sense of wonder che un cinema di intrattenimento di qualità riesce a dare sono elementi che i lavori Marvel riescono ancora a restituire, a dispetto della diserzione delle sale. La stessa partecipazione collettiva che anche Nanni Moretti celebrava in Palombella rossa nel momento in cui la partita di pallanuoto si interrompeva per incanto perché in tv stavano trasmettendo il finale al cardiopalma, in tutti i sensi, del Dottor Zivago. Si creava così quel tifo che solo le grandi narrazioni epiche sanno generare.

I film Marvel riescono a ricreare l’incanto che una volta si viveva al cinema con le pellicole di puro intrattenimento che riuscivano a coniugare spettacolarità con approfondimento psicologico, divertimento e ironia con commozione ed emozione. Poco importa il fatto che ci sarà sicuramente chi andrà a esaminare punto per punto le eventuali debolezze, qualcuna ce n’è ma non grave – tra cui anche, va detto, la presenza troppo labile di un personaggio da cui ci si aspettava di più –, di una sceneggiatura molto complessa che mette insieme così tanti protagonisti e gestendo numerosi archi narrativi portati avanti nel corso di 11 anni e 22 film, perché ciò che conta in questo caso è che tre ore passano davvero senza accorgersene, in uno schiocco di dita – come direbbe Thanos –, il che per un film di questo genere è un traguardo ragguardevole.

Non ci sono le tradizionali scene post-credit, elemento che spingeva i fan a rimanere fino alla fine dei titoli di coda, vero e proprio rituale consolidato nella visione dei film Marvel. Stavolta potete quindi uscire dalla sala senza sciropparvi i 15 minuti di titoli, a meno che non abbiate la curiosità di conoscere il nome del cugino del macchinista di scena. Questa mancanza però rimarca ancora di più la caratteristica di rottura ed eccezionalità che Endgame assume nell’ambito del MCU, andando a chiudere alcuni discorsi e rilanciandone altri, inediti, in un equilibrio di continuità e innovazione riuscito alla perfezione. Niente sarà più lo stesso dopo questo film e del resto è giusto che sia così. In realtà, a voler ben vedere, scene dalla valenza post-credit ci sono eccome e sono i numerosi epiloghi che si dipanano alla fine della pellicola e chiudono e rilanciano i numerosi fili di questa grande e decennale tessitura narrativa. Cosa si può chiedere di più a un blockbuster di intrattenimento popolare, davvero non saprei.

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Claudio Gargano

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Regista, autore e montatore cinematografico, Claudio Gargano nel corso della sua attività, ha alternato lavori di regia e montaggio, riprese, scrittura, spaziando in vari campi dell’audiovisivo. Ha scritto, diretto e montato cortometraggi auto-prodotti, selezionati e proiettati in numerosi festival e sulle emittenti televisive nazionali La 7 e Coming Soon, nonché un docu-film sulla Napoli esoterica, ancora in post-produzione. Ha ideato e realizzato lavori di video-arte tra cui la Video-installazione “Le 14 stazioni di Cristo” proiettato su 14 schermi nel colonnato di Piazza del Plebiscito a Napoli nel periodo della Pasqua 2016. Scrive recensioni cinematografiche, racconti e sceneggiature. Ha pubblicato sul periodico bimestrale a tiratura nazionale “Tutto digitale” (n. 67 Aprile 2011 e n. 68 Giugno 2011) gli articoli “Diario di un backstage” parte 1 e 2 sull’esperienza da regista di Backstage sui set cinematografici e il saggio “Jung, i Police, I-ching e QUANT’altro” sul concetto della sincronicità junghiana applicata nel cinema, nella musica e in letteratura, nel volume collettivo “Delle coincidenze” edito da “Ad est dell’Equatore” nel 2012. Ha realizzato Backstage cinematografici su set di film prodotti da RAI Cinema come “Tris di donne & abiti nuziali” con Sergio Castellitto, ha curato il backstage ufficiale del “Napoli Film Festival” (Edizioni 2009/10/11) dove ha potuto intervistare numerosi personaggi della cinematografia mondiale (Ennio Morricone, Jonathan Demme, Paolo Sorrentino, Matt Dillon). E’ stato operatore video per il casting della prima serie di Gomorra, sotto la direzione di Stefano Sollima e Laura Muccino. Nella sua attività realizza video aziendali, spot, documentari, trailer promozionali, video-montaggi a tema e altro ancora.

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