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Allunaggio: dubbi e progressi cinquanta anni dopo

Chiara Barbati di Chiara Barbati
11 Giugno 2021
in Lapis
Tempo di lettura: 4 minuti
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Quando il 20 luglio 1969 la prima navicella spaziale posò le sue metalliche membra sul suolo lunare, qualcosa cambiò negli assetti politici che animavano la lontana Terra. E quando, il giorno seguente, un uomo riuscì per la prima volta a passeggiare così lontano da casa, fu fatta la storia.

Nel lungo periodo trascorso da allora, sono cambiate molte cose e quel momento ha rappresentato una svolta inimmaginabile per la storia umana. Eppure, in questi anni sono state innumerevoli le teorie che hanno considerato il viaggio dell’Apollo 11 una verità costruita e oggi, durante il cinquantesimo anniversario di quella svolta epocale, ancora sopravvivono dubbi, senza essere giunti a un accordo intellettuale tra i sostenitori della scienza e i diffidenti. È innegabile che la missione spaziale avesse un risvolto politico senza pari, nel silenzioso conflitto che l’America aveva con l’Unione Sovietica durante gli anni della Guerra Fredda. E non è un segreto che la decisione di intraprendere il viaggio fu presa in seguito al successo del programma Sputnik, il lancio in orbita di satelliti russi che mise in guardia gli americani e diede una spinta alla famosa corsa allo spazio.

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Un contesto storico, insomma, controverso e decisivo. Tuttavia, mettere in dubbio la reale riuscita dell’impresa solo perché si trattava di un traguardo necessario sembra una conclusione un po’ troppo affrettata a cui molte persone sono finite per credere. In un mondo reduce da una guerra più grande del previsto, in cui la tecnologia si era dimostrata molto più potente e incomprensibile di quanto si potesse immaginare, forse credere di non avere i mezzi per compiere il grande salto verso una superficie extraterrestre era una grande rassicurazione a cui si rivelava più facile credere. Oppure, semplicemente, l’idea di un viaggio verso qualcosa di tanto ignoto come lo spazio era spaventosa e risultava più rassicurante lasciarlo inesplorato.

Innumerevoli sono state le possibili spiegazioni cercate per dare un senso alle immagini trasmesse quel lontano luglio di cinquanta anni fa. La più sostenuta fu quella secondo cui i video che ritraevano Neil Armstrong saltellare sulla superficie lunare fossero stati girati dall’abile Stanley Kubrick. All’epoca, il regista stava godendo di una fama impareggiabile in seguito all’uscita, solo l’anno precedente, di 2001 Odissea nello Spazio. La pellicola, ispirata all’omonimo libro, aveva messo in scena l’abilità di Kubrick di ricreare scenari spaziali, scene in assenza di gravità e ambientazioni estremamente realistiche. Una verosimiglianza che ha reso più semplice credere che l’allunaggio fosse tutta una montatura.

Tra le perplessità su cui si fonda la teoria del complotto lunare, ci sono dettagli apparentemente inspiegabili colti in 25 foto tra le 8mila circa scattate dagli astronauti. E se ombre controverse e paesaggi poco convincenti hanno insinuato il dubbio nei tanti cospirazionisti, mentre la NASA risponde con spiegazioni scientifiche, Umberto Eco rispondeva con la logica, dichiarando molto bassa la possibilità che 400mila persone a lavoro su un progetto per dieci anni fossero effettivamente in grado di mantenere un segreto di tale portata. Una truffa mondiale, insomma, troppo difficile da mettere in atto.

Ma mentre i complottisti di tutto il mondo discutono la logicità della scienza, a cinquanta anni di distanza dall’allunaggio si tirano le somme delle conseguenze e dei progressi a cui quel viaggio ha portato. In molti modi e in campi diversi, lo sbarco sulla Luna ha fatto la storia. In primo luogo, ha inciso insistentemente sulla linearità storica, influenzando il suo futuro – il nostro presente – con la creazione di un immaginario in cui lo spazio diventa un’ambientazione frequente e realistica. Ha modificato la storia politica, sancendo la superiorità americana e le sorti della Guerra Fredda. E, più di ogni altra cosa, ha condotto a conoscenze scientifiche significativamente innovative.

Potendo osservare la superficie lunare direttamente e non attraverso un telescopio, e analizzando i campioni di suolo prelevati, molti quesiti sull’origine e l’età del corpo celeste hanno ricevuto risposta. A quanto pare, il nostro satellite naturale è figlio dell’impatto tra la Terra e un altro pianeta. Una nascita violenta che, però, ha fatto sì che gran parte della composizione lunare fosse di origine terrestre. Inoltre, la presenza di innumerevoli crateri da impatto – che prima dello sbarco si credeva fossero di origine vulcanica – ha permesso di stimare l’età del corpo celeste molto meglio di quanto possa tuttora farsi da qui, chiarendo molti dubbi sulla storia dell’intero sistema solare, a partire dal suo stato primordiale. Composizione, attività geologica, funzionamento della gravità, tutte domande a cui è stato possibile rispondere solo in seguito all’osservazione diretta.

Eppure, c’è qualcosa oltre alla scienza e alla politica che l’allunaggio ha modificato. Galilei ci aveva provato per primo, e anche se alla fine il suo eliocentrismo è stato accettato, a cinque secoli dai suoi primi tentativi resta ancora tanto difficile confutare l’antropocentrismo radicato. Andare sulla luna, vederci così piccoli e così lontani e osservare la fragilità della nostra Terra, che ci sembra tanto grande e tanto indistruttibile, è servito a ridimensionarci. Comprendere che siamo minuscoli puntini che abitano un biglia nell’Universo ha restituito all’uomo l’angoscia verso l’ignoto e l’infinito che la superbia umana e la spropositata tecnologia avevano allontanato.

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