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Abdica Gentiloni, soffocato l’ultimo fiato di dignità

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
6 Giugno 2021
in Il Fatto
Tempo di lettura: 3 minuti
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Si è conclusa ieri ­– verrebbe da dire finalmente – la legislatura firmata Paolo Gentiloni, attraverso il rituale di scioglimento delle Camere a opera del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Un avverbio, quello aggiunto, che risulta oggi intrinseco di un malessere che prende allo stomaco, un disagio generato dalla vergognosa gestione della questione Ius Soli.

Partire proprio dal provvedimento che avrebbe consentito a migliaia di bambini e ragazzi nati in territorio italiano, compagni di scuola dei nostri figli e fratelli, amici di giochi oltre il muro dei pregiudizi dei propri papà, di essere riconosciuti, al nostro pari, italiani è per noi un dovere morale che, purtroppo, il Parlamento non ha sentito di aver l’onere di gestire come avrebbe meritato, prima di esalare l’ultimo triste, nauseante, fetido respiro.

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Con lo scioglimento anticipato delle Camere, infatti, si è definitivamente arenata la possibilità di quest’ultimo governo, nato sull’asse Renzi-Berlusconi, di salutare in un ultimo sussulto di dignità. Nulla di fatto. Le azioni di matrice di destra portate avanti nel corso dell’intera legislatura dai dem hanno mantenuto con coerenza la linea che le ha contraddistinte nel corso degli ultimi cinque anni e affossato definitivamente la legge. La vincono, quindi, le forze neofasciste del Parlamento e fuori dalle istituzioni che crescono a dismisura, la vincono i razzisti e i propagandisti dell’odio, la vincono i loro voti ancora troppo utili alle cause del MoVimento 5 Stelle e del PD targato Minniti, quello degli accordi con le carceri della Libia in tempo di guerra e delle foto con i bimbi africani in tempo per le elezioni.

L’asse del Nazareno, di fatto, ha consegnato al Cavaliere un governo guidato ufficialmente dalle forze di centrosinistra, con il Segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, chiuso in un vicolo cieco dalle manovre orchestrate da Berlusconi e dall’ex Presidente Giorgio Napoletano – con la Riforma Costituzionale vera spada di Damocle per l’ex Sindaco di Firenze – e dalle delicate questioni legate alle banche di casa Boschi, fedelissima del suo mandato e di quello successivo di Gentiloni. Scivoloni, per non dire casi di conflitto d’interessi, che rischiano di costar caro al rottamatore della politica moderna, lasciato solo ad affondare sulla barca mollata con straordinario tempismo da un ancora arzillo D’Alema e compagni.

Sono stati anni, gli ultimi cinque, che hanno messo in ginocchio il lavoro, al contrario dei dati sbandierati proprio dal Premier uscente nella conferenza di fine mandato, con il precariato diventato l’unica condizione conosciuta dai giovani italiani anche grazie all’approvazione del Jobs Act e alla consequenziale mortificazione dell’articolo 18 della Costituzione. Anni, quelli dal 2013 a oggi, che non hanno ascoltato le esigenze della (buona) scuola e represso con il manganello le voci degli studenti da Torino a Napoli, passando per la biblioteca di Bologna. Un quinquennio di leggi finanziare che hanno apportato tagli alla sanità, alla Protezione Civile e alla prevenzione di danni legati al dissesto idrogeologico, un atto al limite del criminale. Chiedere al Centro Italia per le referenze.

Gli ottanta euro? Una presa in giro a vantaggio di pochi, un voto di scambio giocato male, un finto incentivo che gira il volto della politica di fronte al dramma dell’emigrazione dalle città del Sud verso il ricco Nord delle banche salvate attraverso i soldi pubblici o verso l’estero, compiendo lo stesso viaggio delle armi che esportiamo nel mondo, salvo poi professarci promotori di pace.

Un’esperienza, insomma, da non ripetere, un lasciapassare concesso senza l’onore delle armi ai venti xenofobi che spirano dalle roccaforti venete o del litorale romano, uno stimolatore dei nervi già scoperti della popolazione messa in ginocchio da vent’anni di politiche capitalistiche, un promotore di una battaglia tra ultimi contro penultimi, il tutto al solo scopo di passarla ancora una volta liscia alla prossima tornata elettorale, quando il popolo italiano, troppo attento a scansare il vicino di casa dalla pelle olivastra, ad aggiornare lo stato su Facebook con la nuova bandiera occidentale che piange i suoi figli, a mortificare l’amore di una coppia più coraggiosa di altre, li rivoterà ancora una volta, rinnoverà loro il passaporto che concede il visto verso la poltrona dei sogni, verso stipendi da capogiro e benefit immorali, verso vitalizi che nessuno vuole ma ai quali puntualmente nessuno rinuncia, verso lo scranno da cui ancora una volta ci umilieranno forti del nostro consenso silenzioso.

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