Interviste

Zecchino d‘Oro e non solo. Carmine Spera si racconta: “Scrivere è un‘emozione”

Facciamo un gioco. Io “canticchio” l’inizio di una canzoncina e a voi lettori il compito di continuare. “Il caffè della Peppina…”. Bravi, questa era facile. “Volevo un gatto nero, nero, nero…”. Vi ho visti, state sorridendo. Sapete anche questa. E se vi chiedessi il coccodrillo come fa? Esatto, risposta scontata, non c’è nessuno che lo sa.

Ritornelli come questi sono parte, ormai, del nostro quotidiano. Basta una minuscola suggestione, una nota, un accenno, che, come per magia, la filastrocca parte incontrollata, spinta da una naturale felicità, spesso altamente contagiosa.

Sono le canzoni della rassegna canora per bambini più famosa d’Italia e non solo: lo Zecchino d’Oro. Ogni anno, ormai da ben 59 edizioni, decine di giovanissimi si sfidano a suon di rime messe in musica, accompagnati dall’incantevole, storico coro dell’Antoniano di Bologna.

Per ogni bambino che affronta il microfono, c’è un adulto che fronteggia una pagina bianca per dar vita a quei testi meravigliosi che, una volta ascoltati, non riusciremo più a tirar via dalle nostre teste.

Tra questi, giunto ormai alla sua quarta partecipazione (presentando, però, cinque canzoni), figura Carmine Spera, autore di Castellammare di Stabia, classe 1969, che ho raggiunto in occasione dell’ultima edizione della famosa rassegna canora.

«Ho cominciato a scrivere canzoni per bambini nel 2001, quando è nato mio figlio Giovanni» Prima, Carmine Spera si divertiva a comporre testi musicali per cabarettisti locali. «Ho sempre ritenuto la musica un gioco, divertendomi con le parole. Scrivere canzoni o racconti per bambini è un qualcosa di spontaneo, forse perché, inconsciamente, è così che mi rivolgo anche ai grandi.»

Per ascoltare, per la prima volta, le sue canzoni in TV bisogna tornare indietro al 2010, alla 53esima edizione, quando propone il brano Sette. «È la canzone che ho scritto e a cui sono più legato.  A cantarla fu Alice Bonfant, una bravissima bambina di Capoterra, Cagliari. Era la prima volta che partecipavo come autore allo Zecchino d’Oro e per me si realizzava un sogno, che poi è quello di tutti gli autori di canzoni per bambini.»

Ricordare il rapporto con i bambini che hanno dato vita alle sue parole su carta, emoziona l’autore stabiese, che si lascia andare al racconto della sua esperienza con essi.

«All’Antoniano si respira un’aria particolare, magica, sembra incredibile ma è così. Tra gli autori non c’è competizione, per  ognuno è già una vittoria il fatto di trovarsi lì. Ma è con i bambini che cantano le canzoni che si instaura il rapporto più bello. Quando ti vedono per la prima volta dimostrano di aver già imparato a conoscerti attraverso la canzone che canteranno.»

Quest’anno, Spera era in gara con il brano  Per un Però (video in calce) che, in pochi giorni, è rimbalzato di bacheca in bacheca, intasando i social. Basta ascoltarlo una volta che non si può fare a meno di canticchiarlo di continuo. «Parto sempre da un’emozione quando scrivo, anche quando queste sono buffe e divertenti. Ad esempio, Per un però, seppure sia una sciocca filastrocca, è nata da una considerazione che ho fatto in un momento poco divertente. Spero, quindi, di avere sempre qualcosa da raccontare.»

Eppure, dire Carmine Spera non vuol dire soltanto Zecchino d’Oro. L’autore, infatti, è noto anche per aver pubblicato un libro per bambini dal titolo Torno Topodomani, pubblicato da Eli La Spiga, e È sempre la stessa storia, un romanzo scritto a quattro mani con l’amico, concittadino, Tonino Scala.

 

 

Zecchino d‘Oro e non solo. Carmine Spera si racconta: “Scrivere è un‘emozione”
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