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Un riscatto da tre milioni: chi libera Scampia?

Tre milioni di euro. Pare sia questo l’ammontare del riscatto del quartiere Scampia che nessuno vuole pagare. Un riscatto per liberarsi dal pregiudizio e guardare avanti, per darsi, finalmente, quell’opportunità a lungo negata, complice uno Stato che ha il volto della malavita. È la cifra che basta per ultimare un lavoro lungo dodici anni, con un cantiere che non si smonta e un futuro che non può somigliare al suo passato.

Sono trascorsi pochi giorni da quando Palazzo San Giacomo ha ufficializzato la sospensione immediata e totale dei lavori che avrebbero portato alla realizzazione di una nuova sede della Facoltà di Medicina nell’area nord del capoluogo partenopeo. Il progetto, firmato il 5 aprile 2006 dal – per fortuna – ex Presidente della Regione Antonio Bassolino, dal – per fortuna – ex Sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, e da Guido Trombetti, all’epoca Rettore della Federico II, pare infatti che non vedrà la sua attuazione, almeno non in tempi brevi.

L’amministrazione partenopea, purtroppo, ha dichiarato che al completamento dell’opera – costata già trentuno milioni di euro, per lo più provenienti dall’Unione Europea – mancano all’incirca tre milioni che, tuttavia, la Regione Campania non ha ancora erogato, lasciando al Comune, in qualità di stazione appaltante, un esoso debito nei confronti delle imprese coinvolte. Il polo universitario, infatti, avrebbe dovuto aprire le porte ai duemilacinquecento studenti attesi già nel 2014, poi nel 2016, ma una serie di ritardi e di stanziamenti dei fondi al contagocce ha inevitabilmente dilatato i tempi fino ad arrivare a oggi, tre anni dopo la data prevista, allo stallo totale.

Intanto, mentre il quartiere napoletano aspetta l’annosa risposta, all’accusa lanciata dalla giunta arancione hanno prontamente ribattuto gli uomini dello Sceriffo De Luca, rimandando l’imputazione al mittente: L’operazione nel corso degli anni, molto prima che si insediasse questa Amministrazione, ha avuto successivi adeguamenti e assestamenti in conseguenza dell’andamento dei lavori che, peraltro, ne hanno rallentato considerevolmente l’attuazione, determinando la perenzione amministrativa delle somme appostate. Appare pertanto scorretto e sconcertante attribuire alla Regione le cause della chiusura del cantiere, anche e soprattutto perché a oggi, da parte del Comune di Napoli, il progetto ha visto il determinarsi di una serie di varianti, ammontanti a € 3.668.969,36 oltre IVA, il cui merito circa la sostenibilità e riconoscibilità delle spese, è ovviamente oggetto di approfondimento. Una nota chiara e decisa, quella emanata, che non lascia dubbi sull’amarezza che l’episodio ha causato in termini di visibilità e campagna elettorale.

Quella che si è aperta tra gli enti protagonisti, inutile dirlo, è una frattura che non sembra destinata a richiudersi con celerità, dimenticando, come spesso accade in Italia, che tra i due litiganti c’è un terzo che, nella maggior parte dei casi, non gode, ma subisce lungaggini, capricci e brogli di una politica raramente al servizio del cittadino. Un terzo che, nello specifico, ha un nome tanto abusato quanto strumentalizzato: Scampia.

Il quartiere set di una nota serie tv di successo targata Sky è divenuto, negli ultimi anni in modo particolare, la passerella più ambita del panorama politico, cinematografico e culturale del Paese. Il luogo ideale dove scattare foto, pronunciare slogan e fare promesse vuote come il sentimento che le muove. Tra una sfilata e un’altra, però, c’è un’intera comunità di persone che lavora e si industria nel buio dei riflettori costantemente puntati sul Genny Savastano di turno. Una comunità che a questo Stato non ha mai chiesto perché mai nulla ha ricevuto, se non indifferenza e tacita prevaricazione criminale. Una collettività che merita molto più di una disputa da tre milioni di euro che niente sono rispetto a quanti ne meriterebbe per danni morali.

Avere un polo universitario a Scampia significherebbe dare a questo quartiere una sua vocazione, sarebbe il simbolo di un riscatto culturale e sociale, ha dichiarato Emma Dello Iacovo, portavoce di Dateci Facoltà, il comitato che dal 2010 vigila sullo stato della costruzione del dipartimento federiciano, raccogliendo oltre diecimila firme, diecimila voci pronte a urlare per chiedere l’ultimazione dei lavori. Tra queste, anche quella del Sindaco Luigi de Magistris.

Non sarà di certo la nostra la sede deputata a risolvere la controversia. Non saremo noi, infatti, a stabilire quale delle due parti in causa avrà avuto ragione nel porre un sigillo a un cantiere vecchio quanto la metà degli anni di chi scrive. Fa riflettere, tuttavia, che lo stesso ente regionale che oggi si dichiara in cerca dei discussi tre milioni – come si legge nell’ultima stizzita parte del comunicato (La Regione si sta impegnando ad erogare i circa 3 milioni relativi al progetto, nonostante la perenzione delle risorse. Il che non significa che lo stanziamento debba automaticamente moltiplicarsi a causa delle varianti.) – ne abbia stanziati ben due per le Luci d’arista dello scorso Natale in quel di Salerno.

Non ci meraviglia la vicinanza di Vincenzo De Luca alla città che lo ha visto al comando per anni, non ci meraviglia nemmeno l’ennesima bega targata PD-DemA con il solo scopo di legare le mani a un’amministrazione costantemente lasciata sola. Ci dà noia, però, doverci stringere, ancora una volta, al fianco di un territorio che rischia di vedere un’altra illusoria prospettiva di futuro, solo alla sera, dipinta sul soffitto della propria cameretta. E non se ne può più.

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