Cultura

Inge Feltrinelli: addio alla regina dell’editoria

I libri sono tutto. I libri sono la vita, disse una volta Inge Feltrinelli, colei che fu definita the queen of publishing e che si è tristemente spenta tra la notte del 19 e il 20 settembre a Milano all’età di 87 anni. Una donna dinamica e forte che durante la sua vita ha portato avanti l’impresa iniziata dal marito Giangiacomo, riuscendo a dimostrare quanto le sue parole fossero vere, quanto quei volumi da lei scelti per la pubblicazione siano stati essenziali nella sua esistenza.

Inge Schöntal nacque nel 1930 a Essen, in Germania, da una famiglia mezza ebraica. Il padre, dirigente di un’industria tessile, era infatti giudeo, tanto che, con l’avvento del nazismo, dovette lasciare il Paese, trasferendosi prima in Olanda e poi in America. La piccola rimase con la madre, che presto si trovò un nuovo compagno, Otto Heberling, ufficiale della cavalleria tedesca, grazie al quale la bambina fu sana e salva dalle persecuzioni hitleriane. Per lei la guerra fu un’eco lontana, di cui si rese conto solo una volta che il conflitto fu finito, quando, a causa della povertà, la sua famiglia si ritrovò a rubare patate e ciliegie nei campi.

A vent’anni la giovane aveva una gran voglia di vedere il mondo, di oltrepassare i confini di Gottanga, quella città in cui era cresciuta e in cui era stata ben istruita, così si mise a fare l’autostop e arrivò ad Amburgo, dove conobbe Axel Springer e iniziò a lavorare come giornalista e fotoreporter. In questo periodo, affascinante e bellissima, quasi da sembrare un’attrice, scoprì infatti una delle sue passioni: la fotografia. Iniziò, quindi, a viaggiare e a immortalare con i suoi scatti quanto incontrava di nuovo: attraverso l’obiettivo svelava la storia del suo tempo, di un Novecento tutto in divenire. Grandi attrici come Greta Garbo e Anna Magnani, scrittori come Hemingway e Simone de Beauvoir, artisti come Picasso e Chagall, ma anche politici come J.F. Kennedy e Winston Churchill vennero da lei ritratti in immagini che raccontavano un’epoca.

Tuttavia, l’amore per la fotografia venne messo un po’ da parte quando nel 1958 la ragazza conobbe Giangiacomo Feltrinelli, un uomo timido, arrogante e appassionato di politica che sposò in Messico due anni dopo. Tra loro c’era un’intesa intellettuale, oltre che fisica: Inge condivideva il progetto culturale e cosmopolita di lui, i due collaborarono per diffondere la voce di scrittori stranieri e nostrani in un’Italia culturalmente arretrata attraverso la casa editrice appena fondata dall’uomo: a questo punto, i libri si fecero una costante nella vita della giovane tedesca, ormai trasferitasi a Milano e naturalizzata italiana. Insieme, arrivarono persino a Cuba per convincere Fidel Castro a scrivere con loro un’autobiografia. A L’Avana, Inge riprese in mano l’obiettivo e ritrasse il rivoluzionario in pigiama, regalandoci uno degli scatti più iconici del XX secolo.

La storia con Giangiacomo durò, però, solo fino al 1967, quando l’uomo si diede alla clandestinità a causa delle sue credenze politiche, lasciando Inge sola a gestire il loro impero di carte. Furono anni difficili per la donna, che dovette risollevare le sorti de La Feltrinelli, soprattutto dopo la morte dell’ex marito avvenuta nel 1972, ma lei non si diede per vinta: lottò e diffuse il suo amore per i libri anche in territori come Napoli e Palermo in cui si pensava che l’industria libraia fosse finita. Il suo spirito d’iniziativa e l’aiuto di diversi collaboratori, tra cui il figlio Carlo e il nuovo compagno Tomás Maldonado, permisero che il progetto radicalizzante di Giangiacomo venisse portato avanti e che La Feltrinelli pubblicasse i lavori di scrittori del calibro di Pennac, Benni, Tabucchi e Allende.

La sua passione, il suo entusiasmo, la sua voglia di vivere che le permisero di adattarsi al veloce tramutare dei tempi fanno sì che oggi, a pochi giorni della sua morte, tutti ricordino Inge e il suo strano italiano un po’ tedesco in maniera affettuosa e la guardino con ammirazione per essere sempre rimasta fedele a se stessa, riuscendo a non tradire mai quel suo ideale per cui il mestiere di editore non si faceva per diventare ricchi, ma per fare circolare le idee.

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