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Il Fatto

Un corpo malato: nessuna cura per l’Italia?

Un corpo malato aggravatosi da poco più di un anno che nulla fa presagire di buono, uno di quei mali a cui la scienza non ha più strumenti per la salvezza. La guarigione, secondo alcuni, è nelle mani di Dio. Per altri un degente senza speranza per il quale la rassegnazione resta l’unica arma umanamente possibile. Questa l’Italia, questo il nostro Paese malato terminale ridotto nello stato in cui è per l’incapacità di una classe politica che da oltre un ventennio ha ridotto quella che era negli anni Novanta la quinta potenza mondiale e il primo Paese al mondo per risparmio privato e per ricchezza  pro-capite, con tutte le anomalie tipiche degli Stati capitalisti. Le metastasi, però, non riguardano soltanto le critiche condizioni economiche.

Siamo, infatti, dinanzi a una forma ancor più grave di tumore, uno di quei mali incurabili che nessun ritrovato scientifico seppur miracoloso riuscirebbe a guarire per la degenerazione umana che in particolare nei tempi bui che viviamo va evidenziandosi sempre più. Soltanto le nuove generazioni, se vorranno e ne saranno capaci, potranno negli anni venire a modificare il corso di una malattia che ormai ha contagiato molti, troppi, che stanno avvelenando la vita e pregiudicando in maniera determinante il futuro di questa nostra nazione. 

Quanti ritengono tale analisi eccessivamente drammatica ed esagerata, ritengo già siano nella fase di confusione pre-coma, uno stato tale di assuefazione e accettazione di una condizione bestiale con l’annullamento di qualsiasi valore di rispetto della vita umana che si vuole a tutti i costi manifestare con ogni mezzo a disposizione e con quella che, purtroppo, è diventata l’arma letale, strumento di propaganda dell’odio nonché strumento essenziale di certa classe politica e finanche di qualche rappresentante di governo che ne tiene le fila. Un’arma, quella dei social, dove non occorre un’autorizzazione, ma è lecito sparare a zero su tutto e tutti.

391 i morti sul lavoro nei primi cinque mesi di quest’anno, morti ormai che non fanno più notizia. Migliaia di cadaveri nel grande cimitero del Mediterraneo, 150 negli ultimi giorni: uomini, donne, bambini, nel silenzio assoluto, morti che non interessano nessuno, meglio fossero stati ammazzati e torturati nei lager libici. Donne uccise dai propri compagni nonostante numerose denunce andate a vuoto, bambini gettati dalla finestra da padri o madri soltanto per averli materialmente generati. Bambini tolti alle proprie famiglie per meri interessi speculativi, un carabiniere ammazzato da due figli di papà che non fanno tanto rumore perché bianchi e americani, meglio fossero stati nordafricani.

Sono solo alcuni esempi di fatti accaduti per lo più la scorsa settimana, notizie date in pasto a schiere di imbecilli, gente comune e, purtroppo, anche colleghi giornalisti a servizio di centri di potere e di pensiero che farebbero bene a guardarsi allo specchio e a trattarsi per quel che meritano. Migliaia e migliaia di commenti ai post sui vari social da far rabbrividire anche il peggiore dei criminali, rallegramenti per i morti in mare ottimo pasto per i pesci, un docente che gioisce per il tutore dell’ordine ammazzato, il Ministro tutto fare che reputa ininfluente l’interrogatorio di un reo confesso bendato e legato, contrariamente a quanto ritenuto dal Comando dell’Arma. Un episodio che, però. potrebbe essere una di quelle macchinazioni per mandare all’aria il processo a seguito delle pressioni delle autorità statunitensi, come verificatosi già per casi analoghi.

Una società malata senza speranza alcuna, pie donne e uomini intransigenti tutti d’un pezzo, scarti della politica locale e nazionale che cavalcano l’onda favorevole di quel razzismo tipico dell’italiota un po’ vigliacco che si nasconde dietro ai se e i ma, che parlano senza alcuna cognizione, soltanto per aver letto un titolo di giornale di Feltri o aver ascoltato la voce sghignazzante di tal Giordano che non sa più come tenersi a galla. Una massa inutile ma dannosa per il presente e il futuro di questo Paese.

Ma come siamo arrivati a simil punto? È la domanda alla quale occorre rispondere con puntualità e obiettività. Spero non me ne vogliano i lettori, ma difendo Matteo Salvini, il Ministro tutto fare, il leghista con due piedi in una scarpa come i suoi colleghi di partito, sotto la presidenza Berlusconi, quando l’allegro teatrino del bunga-bunga copriva le cavolate del Carroccio e la loro incapacità di governare, di portare a casa almeno una riforma nei vari ministeri occupati. I Salvini e compagni, infatti, sono stati sempre coerenti, anti-meridionali, razzisti e xenofobi. Da circa un anno e in pochi mesi di governo, poi, grazie al M5S, lo stesso Matteo Salvini dei due piedi in una scarpa, sempre con le stesse virtù, è diventato maggioranza del Paese mentre la parte contraente, vale a dire i 5 Stelle si sono impegnati a dire e fare il contrario di tutto: da NO Vax a SI Vax, da NO TAP a SI TAP, da NO ILVA a SI ILVA, da NO euro a SI euro, da NO F35 a SI F35, da NO tre mandati a SI tre mandati, da NO alleanze a SI alleanze, da NO in TV a SI in TV, da NO con indagati a SI con indagati, da SI impeachment a NO impeachment, e così via.

Insomma, il MoVimento 5 Stelle con la propria incoerenza ha firmato non solo il contratto di governo ma, anche, l’eutanasia di questa nostra povera Italia.

 

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