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Il Tribunale dell’Inquisizione con Simone Pillon

A scuola, tutti abbiamo studiato le oscure epoche fatte di persecuzioni religiose, imposizioni di determinati culti e proibizioni di altri, censure di libri non consoni alle dottrine ecclesiastiche e spietate inquisizioni.

Nei testi di storia, questo tipo di intolleranza viene generalmente collocato in secoli molto lontani dal nostro, come il Medioevo o il Rinascimento. Per questo, siamo abituati a percepire imprese simili come momenti che appartengono al passato, a periodi retrogradi ormai superati. Si è lottato duramente per libertà di ogni tipo, si è lottato duramente per la libertà in generale, ed è un traguardo – per certi versi ancora parziale, tuttavia importante – di cui andiamo altamente fieri. Un successo che ci fa guardare agli scempi di ieri con superiorità e, forse, un certo disprezzo.

Eppure, è da un po’ di tempo che stiamo facendo seri passi indietro. Ci proclamiamo laici ma temiamo qualsiasi iniziativa che possa mettere in discussione il credo cristiano, ci reputiamo emancipati ma incappiamo negli stessi errori delle menti retrive.

A tal proposito, è fresca la notizia di una decisa battaglia che il neo-senatore leghista Simone Pillon afferma di voler intraprendere contro la stregoneria. Non ci sorprende che sia proprio il partito di Salvini a muoversi in tale direzione. Del resto, dalle donne che hanno l’obbligo di restare nell’ombra dei mariti a quelle additate come streghe, il passo è breve. Ma torniamo al fatto.

Simone Pillon, fondatore del Family Day, ha deciso di rilanciare con una nuova, ancor più retrograda, iniziativa, la lotta a un presunto atto di stregoneria nelle scuole di Brescia. Se, infatti, la prima trovata ha avuto un grande successo nonostante fondamenta ipocrite – vi hanno partecipato ragazze madri (vedi Giorgia Meloni) e uomini divorziati con figli procreati a destra e a manca (vedi Matteo Salvini) – e idee retrograde e inaccettabili, la seconda non fa che rinvigorire ulteriormente l’ottusa mentalità di una larga fetta di cittadini, godendo anche stavolta di un ampio numero di sostenitori.

A suscitare l’ira del senatore leghista è stata Ramona Parenzan, autrice della raccolta infantile Fiabe e racconti del mondo, per aver raccontato le avventure della strega Romilda in una scuola primaria di Mocasina, in Cavalgese della Riviera. La denuncia sarebbe partita da una mamma, per essere poi accolta da una rivista a stampo cattolico che racconta di un progetto scolastico attuato all’insaputa dei genitori, costringendo i bambini a bere “pozioni magiche”, dipingersi simboli sulle braccia e invocare spiriti.

«Il progetto prevedeva la drammatizzazione, l’interpretazione teatrale delle fiabe: un viaggio immaginario su una piroga, un piccolo libro sui cui scrivere la frase significativa di questo percorso, la consegna di una conchiglia. […] l’obiettivo era la condivisione di una cultura altra», spiega la dirigente scolastica Sabina Stefano, motivando così l’uso di talismani, costumi e simboli “oscuri”. Un’iniziativa sicuramente fuori dal comune, ma finanziata dal Comune stesso, promossa dalla biblioteca civica e presentata pubblicamente ai genitori.

Non un inneggiamento alla stregoneria, quindi, ma la promozione di rapporti interculturali attraverso la conoscenza di tradizioni antiche, appartenenti a Paesi come la Romania e l’Albania e al mondo arabo, che possono facilmente attirare la fervida immaginazione dei bambini. Un modo per far sì che già da piccoli, magari, alla vista di un rumeno non si pensi a un immigrato che ruba il nostro futuro né lo si percepisca come troppo diverso, ma come una persona con una cultura di cui si ha già una piccola conoscenza, una sorta di familiarità, una persona con cui si ha, da adesso, un interessante argomento di conversazione da cui partire per poter fare amicizia. Sì, fare amicizia, stringere un legame che, forse, richiede meno sforzi ed energie rispetto agli insulti e alla denigrazione.

Quello di Ramona Parenzan è stato un tentativo, anche molto apprezzato, di aiutare i bambini a familiarizzare con il disuguale e il lontano, di far comprendere loro che tali caratteristiche possono suscitare non solo paura o disprezzo, ma curiosità, vivo interesse. Un tentativo di far sì che i piccoli possano imparare che diverso non significa strano, ma nuovo. Il ricorso alla magia e alle antiche credenze popolari ha voluto, probabilmente, essere un modo per coinvolgere attivamente i pargoletti e la loro immaginazione, la loro capacità di vedere il mondo oltre le apparenze.

Uno scopo nobile che è costato alla scrittrice anche l’accusa, da parte del direttore di Radio Maria Padre Livio Fanzaga, di aver praticato magia nera tra le classi primarie e di essere in connubio col diavolo. Del resto, insinuazioni molto simili erano già state mosse, un tempo, contro la scrittrice J. K. Rowling, “madre” di Harry Potter, che nonostante le condanne di stampo religioso detiene ancora oggi, a distanza di molti anni, il titolo di mago più famoso nel mondo della letteratura.

Parenzan non si scoraggi, quindi, di fronte alle numerose critiche che l’hanno costretta a rendere privato il suo profilo Facebook. «Adesso ho paura», dichiara, ormai vittima di linciaggi e aggressioni verbali sui social, aggiungendo di essere emotivamente a pezzi. Sentimenti comprensibili i suoi. Forse ha osato troppo. Forse è troppo presto per queste iniziative nel nostro Paese. Perché in Italia, luogo della libertà e dell’emancipazione, è sempre troppo presto per tutto.

Il Tribunale dell’Inquisizione con Simone Pillon
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