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Il terremoto non è muto. Fischia, e canta

Nell’istante in cui la terra comincia a tremare, e un terremoto scatena la sua forza distruttrice, un grosso boato viene avvertito da tutti coloro che trascorreranno i successivi, interminabili secondi cercando riparo sotto un tavolo, abbracciando i loro cari, pregando il proprio Dio. Sembra l’esplodere di una palla di cannone, un potente tamburo che risuona nell’aria tutt’attorno.

Toglie il fiato il terremoto, spezza la voce, subito dopo fa calare il silenzio. Ma è nel silenzio che il giovane Isidoro, protagonista del romanzo di Enrico Ianniello, La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin, scopre l’unico linguaggio che non ha bisogno di nulla, l’amore.

Nato sulla caviglia dello Stivale, figlio di papà Quirino – personaggio straordinario e unico, strabico poeta comunista – e mamma Stella, Isidoro possiede sin da bambino una dote straordinaria: fischia in modo prodigioso. In compagnia di Alì, merlo indiano con il quale inventa un vero e proprio sistema di comunicazione, il Fischiabolario, il giovane si fa presto portavoce di un messaggio rivoluzionario, di un codice nel quale sempre più persone si riconoscono, si ritrovano, si uniscono.

Ma come mamma Stella gli ha sempre insegnato, tutto quello che cresce si separa, e il piccolo Isidoro viene costretto proprio dal tragico evento del 1980, che sconvolse l’Irpinia, a fare i conti con la propria età, con quel bambino che si ritrova ragazzo e scopre la città, Napoli, e una serie di immagini e sentimenti che la vita ancora non gli ha mai riservato.

È quanto mai attuale il romanzo di Ianniello – attore figlio della compagnia di Toni Servillo, originario di Caserta – e chissà che possa essere improvviso portavoce, anzi, porta-fischio, di tutte quelle genti che ancora soffrono e resistono su quelle loro terre che non smettono di tremare, un piccolo, leggero amico a cui affidare i propri, inevitabili momenti di sconforto. Chissà che in una delle “lettere d’amore scritte in bagno” di papà Quirino, qualcuno non trovi le parole giuste ad alimentare il proprio sentimento di riscossa, di rinascita, di reazione.

Sembra tutta una questione di musica, la sofferenza. Il boato, i tamburi, i silenzi, le parole.

Chi non ha sofferto, canticchia. Chi ha sofferto, canta!, raccontano Isidoro e le pagine che ne colorano l’incredibile storia. Canta Isidoro, canterà assieme al Centro Italia. Cantare, al contrario del crescere, unisce.

Il terremoto non è muto. Fischia, e canta
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