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Sylvia Beach e la Shakespeare and Company

Sulle guide per turisti della Ville Lumière tra le tante chiese, i meravigliosi musei e i bucolici giardini che vengono suggeriti come luoghi di visita, si trova anche una piccola libreria, situata nel quinto arrondissement, per la precisione al n.37 di rue de la Bûcherie, la cui insegna reca il nome di Shakespeare and Company.

Aperta da George Whitman, la libreria che ospitò tra le sue mura molti degli scrittori della Beat Generation è una delle più importanti di Parigi, vende libri in lingua inglese ed è meta di pellegrinaggio per turisti di tutto il mondo che amano la letteratura anglofona e francofona. Oggi come ieri centro intellettuale della capitale francese, la Shakespeare and Company non ha sempre portato questo nome: infatti, alla sua apertura nel 1951 si chiamava Le Mestral. Fu solo nel 1964 che il fatiscente locale acquisì l’appellativo che era appartenuto alla libreria fondata nel 1919 da Sylvia Beach.

Nata il 14 marzo 1887 a Baltimora nel Maryland, Nancy Woodbridge Beach, poi Sylvia, approdò per la prima volta a Parigi nel 1901 con la sua famiglia. Vi rimase fino al 1905. Seppur non poté vivere a pieno la vita parigina della Belle Époque a causa delle restrizioni del padre, la città natale di Proust la colpì a tal punto che decise di tornarci all’età di 29 anni, dopo aver viaggiato per un po’ di tempo in Italia e aver vissuto in Spagna, per la precisione a Madrid, per due anni.

Arrivata nuovamente a Parigi durante la Prima Guerra Mondiale, da un lato per cercare di diventare giornalista e studiare la letteratura francese contemporanea, dall’altro per capire quale realmente fosse la sua strada, Sylvia dovette per un po’ di tempo mettere da parte le sua ambizioni per aiutare la Francia durante il conflitto che stava affliggendo il mondo intero. Alla fine della Grande Guerra, la giovane decise che era il momento di trovare qualcosa che desse uno scopo alla sua esistenza, poiché, come testimoniano alcune lettere da lei inviate alla madre, l’inoperosità in cui era piombata la facevano sentire estremamente inutile.

Confusa su cosa volesse essere nella vita, Sylvia ebbe la risposta grazie a delle ricerche che stava conducendo un pomeriggio nella Bibliothèque Nationale dove si imbatté nel nome di una delle più importante librerie parigine dell’epoca: La Maison des Livres. Attirata da quel nome e alla ricerca di una rivista di cui aveva disperatamente bisogno, l’americana decise di recarsi al caratteristico negozio gestito da Adrienne Monnier situato in rue de l’Odéon n.6.

L’incontro con Adrienne fu una benedizione per Sylvia, che grazie a quella visita non solo trovò l’amore, ma capì anche che scopo della sua esistenza era aprire, possibilmente a New York, una libreria tutta sua che seguisse il modello di quella della sua amata, in cui non solo fosse possibile acquistare le ultime novità letterarie francofone, ma anche prenderle in prestito e tenere incontri in cui la letteratura e l’arte fossero gli argomenti principali. Capito che stava bene solo se circondata da chili e chili di carta, la trentenne decise quindi di mettere su, grazie anche al sostegno economico della madre che le inviò tutti i suoi risparmi, la Shakespeare and Company. Tuttavia, poiché gli affitti a New York erano estremamente alti, diede vita al suo sogno a Parigi, fondando un vero e proprio centro culturale per i letterati che vivano nella Ville Lumière e creando un ponte, al n.8 di rue Dupuytren, poi spostato nel 1921 al n.12 di rue de l’Odéon, che collegava da un punto di vista letterario Francia e Stati Uniti.

Numerosi furono gli scrittori e gli artisti della Lost Generation accolti nell’ambiente polveroso: Ezra Pound, Ernest Hemingway, Fitzgerald, Gertrude Stein, Man Ray erano solo alcune delle personalità che si potevano incontrare alla Shakespeare and Company. Sylvia non era interessata a vendere, ma voleva solo creare per i suoi lettori un catalogo vario e di qualità. Per lei importante era diffondere il nuovo, per questo nel 1922 si improvvisò editrice per dare alla stampa in volume, grazie all’aiuto di un tipografo di Digione, l’Ulysses di Joyce, la cui pubblicazione in rivista era stata interrotta due anni prima a causa dei suoi contenuti oltraggiosi per la morale. Dopo l’Ulysses, la Shakespeare and Company fece circolare altri libri proibiti come L’amante di Lady Chatterly di D.H. Lawrence e Tropico del Cancro di Henry Miller.

Nel 1941, però, il piccolo negozio, che fino ad allora aveva funto da sala di lettura, biblioteca e centro culturale per i parigini, fu costretto alla chiusura a causa dell’occupazione della Francia da parte delle potenze dell’asse durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo che la sua proprietaria si era rifiutata di vendere a un ufficiale tedesco l’ultima copia di Finnegan’s Wake. Sylvia fu, quindi, internata per sei mesi, ma riuscì a conservare i suoi preziosi libri in un appartamento situato sopra rue de l’Odéon n.12, che venne liberato simbolicamente da Hemingway nel 1944.

Tuttavia, l’incantevole luogo non fu mai riaperto, Sylvia continuò a vivere a Parigi, anche dopo il suicidio della sua compagna, e a perpetuare il ricordo della sua imprese attraverso un memoir che scrisse nel 1956. Si spense nel 1962. Per commemorare la sua vita e la sua libreria, George Whitman decise di rinominare il suo negozio Shakespeare and Company, lasciandolo poi nel 2011 alla figlia, che porta il nome di Sylvia Beach Whitman proprio in onore della grandissima mecenate statunitense.

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