Storia di amore e di passione. Il libro di Ivan Fedele e Rosa Alvino

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Il problema è che è veramente difficile avere a che fare con chi ha un’ossessione. Penso ad amici che programmano le vacanze estive nello stesso luogo dove va in ritiro la propria squadra del cuore e che saltano eventi familiari importanti per via di un posticipo o di un turno infrasettimanale. O a quelli che vanno a raduni vestiti come i personaggi di Star Trek. Come può essere credibile un uomo se, mentre dice di amarti, indossa le orecchie di Spock?

Leggendo i brevi cenni biografici di Ivan Fedele – dei quali, in gran parte, già ero a conoscenza – mi ha colpito una frase: Ha conosciuto Rosa Alvino facendo la fila per comprare i biglietti di un concerto di Baglioni. Rosa Alvino è la coautrice del libro Non avrai altro Dio all’infuori di Claudio, edito da Homo Scrivens, e apprezzata giornalista professionista. Il giovane in fila che ha tentato l’approccio, Ivan Fedele, invece, è attore con esperienze cinematografiche, teatrali e televisive, celebre, in particolare, per la fortunata trasmissione Made in Sud in coppia con Cristiano.

Ivan insegna teatro ai bambini da vent’anni con il suo ente Il Regno di Oz e ora approda alla scrittura con Rosa, dopo averla definitivamente braccata e conquistata.

Ho posto alcune domande a entrambi, i quali con piacere ci hanno dedicato un po’ del loro tempo, in attesa di presentare sabato prossimo il loro libro a Napoli, al Grand Hotel Parker’s, con la partecipazione di Maurizio de Giovanni.

Ivan, dal duo comico di successo, dopo esperienze teatrali e cinematografiche, alla scrittura. Siamo già alla narrazione autobiografica?

«Prima di tutto ti ringraziamo di questa intervista. Il libro non è la mia autobiografia. Sarebbe stato presuntuoso scriverla. È un romanzo rosa, una commedia divertente e romantica ambientata a Roma. È la storia di Luca e Sara. La storia di una passione, di una fuga, di un ritorno. Di tanti “io” che si trovano a inseguire un proprio sogno, o a metterlo da parte per colpa di chi ha avuto il coraggio di perseguirlo.»

Luca e Sara, i protagonisti del romanzo, hanno qualcosa in comune con Ivan e Rosa?

Rosa: «Da lettrice appassionata mi sono spesso domandata quanto di autobiografico fosse rintracciabile negli scritti degli autori che mi incuriosivano. Dall’altro lato della “barricata”, invece, mi viene da dire che c’è molto di Sara nel mio carattere. La sua voglia di tenere tutto sotto controllo o il senso del dovere che mantiene vivo in molti aspetti della sua esistenza, fino a che non arriva Luca a scombinarle i piani. Come la vita che ti sorprende, sparigliando le carte e le decisioni prestabilite, così spesso gli incontri, che la sorte ci pone dinnanzi, hanno la forza di trasgredire norme e regole. Luca, come Ivan, è idealista, un sognatore senza macchia. Un “puro” che si stupisce, privo di malizia e furbizia, capace di meravigliarsi di fronte all’onestà e alla semplicità.»

Com’è nato Non avrai altro Dio all’infuori di Claudio? Da un’idea di Ivan o di Rosa? 

Ivan: «L’idea è nata da entrambi. Inizialmente volevo lo scrivesse solo Rosa. Avevo letto dei suoi racconti e ne ero rimasto affascinato. Però lei è un po’ indecisa e meditabonda. Quando le dichiarai il mio amore mi disse che ci doveva pensare un pochino. Mi rispose dopo un anno. Per questo, per abbreviare le titubanze, mi sono coinvolto come parte attiva, dividendoci equamente capitoli e “io-narranti”. Da par mio, ho scritto i capitoli impersonando Luca, e lei, come giusto che fosse, ha dato voce a Sara. Abbiamo scelto entrambi di usare lo stratagemma narrativo di parlare-scrivere in prima persona. È stata una bellissima avventura poter dar forma e pensieri al personaggio di Luca. È stato stimolante creare quel mondo con i suoi personaggi, con i suoi intrecci. Ricordo che scrivevo di notte. Di giorno ero impegnato con la scuola, con gli spettacoli, con la tv. Poi di notte mi impegnavo a chiudere un capitolo allo scopo di mandarlo a Rosa, prima che lei si svegliasse, in modo che potesse farci colazione, e accompagnarla nel resto della giornata. Insomma, per un po’, lei, oltre al caffè e alla solita merenda mattiniera, ha fatto colazione anche con le pagine dedicate a Luca.»

Ritenete che questa generazione o parte di essa viva, come il personaggio di Luca, il rapporto quasi ossessivo con gli artisti che ama?

Rosa: «C’è una premessa da sottolineare: l’ossessione di Luca è una passione “condizionante”, ma con un’accezione totalmente positiva. La musica del suo cantante-idolo preferito scandisce la vita di un ragazzo costellata da amicizie, incontri, concerti, emozioni. Non si chiude in un mondo né virtuale né fittizio, non è un tunnel fatto di social o di un accanimento continuo di like o selfie. Nell’imperante mondo dettato dai social, figure di alcuni personaggi che “condizionano e influenzano” mode e omologazioni imperanti nello stile, anche nella salute fisica o mentale degli adolescenti, mi spaventano non poco. Spero che tutti gli artisti, cantanti o attori che siano, possano essere motore di energie positive, costruttive e di incontri fortunati. Come lo è stato per me.»

Ivan, a proposito di fan ossessionati, in questi ultimi anni di maggiore successo ti sei trovato in situazioni imbarazzanti sia per te che per la tua compagna?

«No, sinceramente no. Il pubblico mi ha sempre tributato un affetto sincero. Cerco sempre di ricambiare tale bene, anche attraverso i social network. Non mi risparmio e cerco di rispondere a tutti, sia in pubblico che in privato. Adoro interagire con chi mi segue e ha attenzione per me. Il bene del pubblico non si deve mai dare per scontato, soprattutto per chi ha la fortuna di fare il mio mestiere. Piuttosto, in questi anni mi è capitato di conoscere e di approfondire l’argomento “fan”. “Materia” che poi abbiamo sviluppato, anche come analisi, nel nostro romanzo. Mi ha colpito molto, ad esempio, che per il concerto di Modena di Vasco Rossi il primo fan si sia messo in fila ai cancelli un mese prima. Che follia, verrebbe da dire… Farsi un mese di fila per tre ore di concerto! Ma dopo qualche giorno non era più solo. C’erano già altri che si erano messi in coda insieme a lui. Gustosi aneddoti di forme di esagerazione ci sono, e ne sono stato osservatore curioso. A testimonianza che le passioni non hanno regole e logica. Ogni persona ha la sua passione. Che sia musica, sport o altro. E se non la ha si perde moltissimo della vita. I sogni, grandi o piccoli che siano, ci fanno sentire vivi e pieni di domani.»

Lo scrittore prevarrà sull’attore e sulla giornalista per quanto riguarda Rosa?

Ivan: «Non so, da parte mia ho dato vita a un altro piccolo sogno. Anche questo in tandem. Perché la condivisione è la parte più bella di un progetto artistico.»

Rosa: «La passione del giornalismo camminerà, spero, di pari passo alla passione della scrittura. Fino a che ci sarà chi mi permetterà di vivere di entrambe le professioni, cullerò le mie due anime proteggendole e alimentandole con curiosità e volontà di evolvermi.»

Sabato prossimo presenterete il libro in un grande albergo del capoluogo campano alla presenza anche di uno scrittore di successo come Maurizio de Giovanni. Quali sono le sue qualità che maggiormente apprezzate e che vorreste far vostre?

Rosa: «Il Grand Hotel Parker’s di Napoli ci ospiterà in questo debutto, una location suggestiva che sarà ancor di più impreziosita da una mente superba, fatta d’immaginazione, fantasia, cultura e poliedricità artistica che tutto il mondo ci invidia. Moltissime sono le doti del nostro amato e stimato de Giovanni scrittore, altrettante sono quelle dell’uomo che ci ha dimostrato, in decine di occasioni, quanto grande e alto fosse il suo genio, altrettanto incommensurabile la sua straordinaria generosità di amico. Avere un decimo di queste qualità significherebbe per noi aver raggiunto l’Olimpo dei veri artisti, quelli che portano nel cuore la nobiltà d’animo.»

Article by Antonio Salzano

<p>Direttore Editoriale di Mar dei Sargassi. Giornalista e blogger. Fondatore e responsabile della rivista Azeta.</p>

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