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Sponz Fest 2018: salvataggi dalla mansuetudine

Dal 21 al 26 agosto in Alta Irpinia si svolgerà la sesta edizione del festival più onirico e folle del Sud Italia: lo Sponz Fest. Chiamato così dall’espressione dialettale sponzare, l’atto di inzuppare o inzupparsi, nella fattispecie di sudore, con musiche e danze durante i banchetti matrimoniali dei primi decenni del Novecento, lo Sponz, ideato e diretto artisticamente da Vinicio Capossela, non si presenta come un semplice festival ma come un evento di eventi, una grande e lunga festa.

L’obiettivo principale è quello di sospendere il tempo scandito dall’orologio, abbattere i muri, perdere la propria individualità e rigenerarsi. Questo compito non da poco sarà facilitato dagli scenari della provincia di Avellino, di cui è originaria la famiglia di Capossela, nato ad Hannover da emigranti calitrani. L’Irpinia potrebbe essere definita quasi una Terra di Mezzo appartenente geograficamente alla Campania ma da cui gli abitanti prendono le distanze. Lontani in egual misura sia da Avellino sia da Foggia come da Potenza, chi vive qui si dice semplicemente Irpino. E nei comuni di Cairano, Lacedonia, Morra de Sanctis, Sant’Angelo dei Lombardi, Villamaina, Calitri, comune capofila dell’evento, avrà luogo lo Sponz, ogni anno con un tema diverso che fa da filo conduttore alle attività e questa volta sotto quello del Salvagg’, Salvataggio, ovvero il salvarsi dalla mansuetudine imposta dall’attuale cultura di massa per ritrovare noi stessi.

Anticipato da un’ anteprima che si terrà il 19 a Morra de Sanctis, dal 21 sarà un pullulare di attività: concerti dal tramonto all’alba, con ospiti come Daniele Sepe e Petra Magoni in onore del Maestro Antonio Infantino, Angelo Branduardi, Massimo Zamboni e il gran finale de La notte selvaggia il 25 agosto con un concerto di Vinicio Capossela, rituale di ogni fine festival, questa volta nell’arena Cupa. Oltre ai concerti, ci saranno serate danzanti, come in un grande ballodromo, e durante la serata del 23, che vedrà alternarsi sul palco gruppi folk da varie regioni d’Italia, ci sarà come ospite d’onore l’attore Marcello Fonte, Palma d’Oro a Cannes per la sua interpretazione in Dogman.

Il Borgo Castello, la parte più antica di Calitri, completamente disabitata dopo il terremoto del 1980, ospiterà le attività della Libera Università per ripetenti, incontri giornalieri di conoscenza e riflessione con la pretesa di contro-addomesticare grazie a punti di vista differenti su temi quotidiani e meno con continui dibattiti con la classe.

Anche quest’anno per la sezione Sponzarti, curata da Mariangela Capossela, ci saranno varie performance ed esposizioni di arte contemporanea, mentre a conclusione del festival una rappresentazione de La Tempesta di Shakespeare sarò interpretata selvaggiamente da alcuni ragazzi richiedenti asilo ospiti dello Sprar di Lacedonia, nell’ambito di un progetto di integrazione della cooperativa La città della Luna.

Ma lo Sponz non è solo arte e musica: sono previste escursioni a piedi e in bici, degustazioni di cibo tipico locale, laboratori esperienziali per grandi e bambini, riti ancestrali messi in atto da una rappresentanza della popolazione Mapuche, popolo originario del sud del Cile e Argentina che sarà ospite permanente per tutta la durata del Festival.

Per chi volesse provare a ritornare “selvatico” anche nella sistemazione, c’è un’area camping ben attrezzata, altrimenti ci sono molte strutture ricettive a poco prezzo nei dintorni. Per i più distratti, inoltre, è stata sviluppata un’app per ricordare in tempo reale tutti gli eventi a cui si può partecipare, di cui la maggior parte di questi sono gratuiti.

Lo Sponz è un’esperienza di comunità in un mondo dove il concetto di condivisione è sempre più virtuale che reale, un’alternativa alla tipica vacanza italiana lungo le spiagge, un modo per incontrare l’altro, come un gioco dove vincono tutti quelli che partecipano.

Sponz Fest 2018: salvataggi dalla mansuetudine
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