Cultura

Simboli nascosti: la Cappella Sansevero e il tempio massonico

Nel cuore di Napoli, situata in Via Francesco De Sanctis, sorge la celebre Cappella Sansevero, detta anche Chiesa di Santa Maria della Pietà, conosciuta per ospitare il famosissimo Cristo Velato e le macabre Macchine anatomiche.

L’edificazione della Pietatella, altra denominazione dell’edificio, risale al 1593, ma fu negli anni Settanta del Settecento che assunse l’aspetto che ha oggi, sotto le direttive dell’allora settimo Principe di Sansevero, Raimondo di Sangro. Fu grazie a questa figura misteriosa e carismatica, infatti, che si riempì di molte delle magnifiche statue in marmo che tuttora la decorano.

Se prima dell’intervento la Cappella Sansevero era appunto una semplice chiesa che raccoglieva le salme della nobile famiglia dei Sangro, con il restauro voluto del Principe Raimondo si caricò di numerosi significati simbolici, volti a trasmettere attraverso la pietra delle statue da lui pensate la sua sapienza alchemica e la sua conoscenza massonica.

Oltre a grande inventore e valoroso soldato, infatti, Raimondo di Sangro fu anche membro della Massoneria partenopea, arrivando a ricoprire persino, pur se per un breve periodo, il ruolo di Gran Maestro della Gran Loggia nazionale di Napoli. Per onorare la sua fratellanza, quindi, decise di riempire la chiesa di famiglia con simboli che la ricordassero e che potessero essere riconosciuti da tutti i suoi confratelli in visita a Napoli ma, soprattutto, che fossero in grado di tramandare i principi massonici senza incorrere nei rischi della censura, visto che all’epoca sia il Re di Napoli, Carlo III, sia il Papa, Benedetto XIV, condannavano questa associazione e i suoi valori.

Ricreò, così, nella Pietatella, un vero e proprio tempio massonico attraverso il suo impianto statuario – in particolare le dieci statue che la contornano e che vengono denominate Virtù –, che tra l’altro simboleggerebbe anche il percorso spirituale che l’iniziando massone deve compiere per perfezionare se stesso e riuscire a scoprire la verità. D’altronde, allusione a tale cammino sarebbe anche il pavimento bianco e nero raffigurante un labirinto, che ora è conservato solo nel passetto che si trova davanti la tomba del Principe, ma che prima ricopriva l’intera cappella.

Nel suo intero assetto, comunque, la Chiesa di Santa Maria della Pietà sembra riprodurre esattamente la pianta di un ritrovo tipico della Massoneria. Tutti gli elementi presenti in un’Officina massonica, infatti, hanno un loro corrispettivo all’interno della Cappella Sansevero.

In una tradizionale Loggia, l’ingresso situato a Occidente è solitamente sorvegliato da un Guardiano o Copritore Interno che, nella Pietatella – non a caso, accessibile da un’entrata occidentale – sembrerebbe essere rappresentato dalla statua di Cecco di Sangro, uscente dalla tomba con la spada sguainata, utile a impedire ai profani di entrare ma pronto ad accogliere simbolicamente l’adepto massone, in principio visto come un intruso, durante la cerimonia d’iniziazione al Primo Grado.

Al fianco del Guardiano ci sono solitamente due Sorveglianti, in questo caso impersonati dalla statua della Liberalità, raffigurante una donna con in una mano una cornucopia piena di denari e nell’altra un compasso, e dall’Educazione, ritraente una donna che istruisce un bambino al pari del Secondo Sorvegliante il quale ha il compito di istruire gli Apprendisti (coloro rivestiti del Primo Grado della Massoneria), la cui formazione avviene anche su testi della tradizione. La Liberalità incarnerebbe, invece, il Primo Sorvegliante, colui che si occupa dell’istruzione dei Compagni d’arte (Secondo Grado). La presenza ai piedi di questa statua di un’aquila e una cornucopia sarebbe metafora della ricchezza spirituale che il massone acquisisce nella fratellanza. Per di più, il secondo elemento rappresenterebbe anche il contributo materiale che i confratelli devono dare all’associazione per compiere le opere di bene.

L’ingresso, inoltre, è solitamente affiancato da due colonne: quella di Boaz a nord e quella di Jakin a sud. Esse sarebbero rappresentate nella cappella dalle due statue del Decoro e dell’Amor Divino. Soggetto del Decoro è un giovanotto androgino, semicoperto da una pelle di leone che riveste anche la colonna al suo fianco. Interessante notare è che la statua indossa due calzature diverse: da un lato un sandalo allacciato, dall’altro uno zoccolo. Tale abbigliamento riproduce quello del neofita che quando deve essere iniziato alla Massoneria entra nel tempio con un piede scalzato.  Amor Divino, raffigurante una figura androgina che stringe un cuore e ha la mano attorcigliata da una catena, e Decoro descriverebbero due delle tappe del cammino del massone: rispettivamente quella dell’acquisizione della rettitudine morale e quella del dominio sulla sua natura ferina.

Anche le altre statue delle Virtù sembrano essere richiami a figure massoniche e ad alcune delle tappe che il massone deve compiere per diventare Gran Maestro: ad esempio, il Dominio di sé stessi non indicherebbe altro che l’Apprendista nel suo percorso deve progressivamente imparare a domare le passioni terrene.

Intrigante è che sia la statua del Disinganno sia quella della Pudicizia, dedicate ai genitori del Principe di Sangro, sono un chiaro riferimento all’iniziando che si libera delle false verità, riuscendo finalmente a scorgere quella esoterica e l’autentica conoscenza. Da notare, inoltre, è che sotto la statua del Disinganno, rappresentante un uomo liberato da una rete grazie all’aiuto di un genio, si trova un bassorilievo che raffigura una scena biblica: quella di Gesù che ridona la vista a un cieco, vestito proprio come l’Apprendista quando entra nel tempio. La sequenza riprodurrebbe, quindi, il momento in cui il Maestro Venerando mostra la retta via al neofito.

La Cappella Sansevero è molto più di quello che appare a un visitatore inconsapevole. Circondato da un alone di mistero che va al di là delle leggende che riecheggiano nei secoli sulla sua costruzione e su coloro che l’hanno posseduto, dietro l’ovvia simbologia cristiana, questo capolavoro architettonico nasconde, celata nelle sue sculture e pitture, una fitta rete di riferimenti all’enigmatico linguaggio massonico che solo uno studio approfondito può aiutare a comprendere.

Simboli nascosti: la Cappella Sansevero e il tempio massonico
1 Commento

Un Commento

  1. fabio comella

    7 maggio 2018 at 22:36

    LA cappella Sansevero è un luogo eccezionale! pregno di significati alchemici esoterici e massonici! Io la suggerisco sempre ai miei clienti durante le mie visite guidate! 😉

    Fabio Comella

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