“Il Serraglio” e la sua contraddittoria realtà

serraglio

Gennaro Rollo è un giovane autore napoletano che, con la sua opera d’esordio, Il Serraglio, edito dalla LFA Publisher nel 2017, lo scorso anno ha vinto la VII edizione del Premio Nanà.

Stringendo il libro tra le mani, più cose colpiscono il lettore: il titolo ermetico, gli occhi fissi del bambino nella foto e, come si evince nella prima pagina, la dedica che testimonia che la narrazione è ispirata a una storia vera. Il Serraglio, infatti, è un romanzo di formazione ad ambientazione storica. Il racconto inizia nel 1949, per l’esattezza, a Napoli, e segue le vicende dei fratelli Cacciapuoti, Gaetano in primis, mandati in un reclusorio austero e pericoloso voluto nel Settecento da Carlo III di Borbone: il Real Albergo dei Poveri.

I bambini, una volta rinchiusi, si ritrovano a dover fronteggiare e contrastare un gruppo di bulli che si fa chiamare I Vandali. Gaetano, saggio e pragmatico nonostante la giovane età, crea a sua volta il gruppo de I Monelli per affrontarli ed evitare di farsi schiacciare dalle loro soverchierie. Oltre agli ospiti del reclusorio, anche alcune guardie esercitano abusi di vario tipo e costituiscono una minaccia costante per tutti, forti del disinteressato benestare del direttore. Non mancano, però, anche personaggi positivi, come il custode cieco Nicola, innamorato della struttura e della sua storia, e Franco, la guardia che prende a cuore Gaetano.

Il susseguirsi di vicende, il ritmo sempre equilibrato e appassionante, lo stile pulito ed efficace, l’intreccio sottile e ben congeniato portano al finale con un senso di accrescimento storico-culturale. Sì, perché dietro la finzione del romanzo, è chiaro l’intento dell’autore di portare sotto i riflettori il Real Albergo dei Poveri, raccontando la genesi e le vicissitudini dell’edificio settecentesco più grande d’Europa, oggi tristemente in disuso e perlopiù ignorato dagli stessi cittadini napoletani.

A sorprendere, quindi, è la scelta di uno scrittore così giovane (classe ‘85) di raccontare una novella simile, con dovizia di particolari storici accuratamente verificati, senza farsi ammaliare dalle facili sirene dei generi più in voga ultimamente. Ma non solo: sorprende che Gennaro Rollo scelga di scrivere i dialoghi in napoletano (ma anche siciliano e avellinese), restituendo al romanzo un’apprezzabile nota di realismo.

Il Serraglio è un libro avvincente in cui lo stile della scrittura porta il lettore a vedere e respirare i luoghi descritti e a provare un’inusuale sensazione di familiarità con l’edificio e i personaggi, una storia nella quale traspare la qualità tutta napoletana di saper fare ironia anche sulle vicende drammatiche.

Article by Francesca Iesu

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