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Il Fatto

Salvini: quel Matteo “always online” degno erede di Silvio

Recentemente, ho scritto di uomini dotati di quegli elementi che l’indimenticabile Camilleri amava far citare sovente ai suoi amati personaggi della serie Montalbano, i cabbasisi. Con l’anno appena cominciato, invece, ancora una volta mi trovo a parlare di chi gli stessi li utilizza in maniera impropria, mettendoci un bel po’ di quella che in lingua napoletana si chiama cazzimma ovvero quell’atteggiamento o comportamento improntato a furbizia opportunistica e cinica finalizzata a ottenere un proprio esclusivo tornaconto capace di calpestare tutto e tutti pur di raggiungere un obiettivo.

Mi si obietterà che non è qualità di pochi o soltanto di qualcuno, in particolare nel mondo della politica mediocre, inutile e dannosa, ma il personaggio Matteo Salvini è a capo di quella formazione politica che dell’odio, del razzismo e del disprezzo di chiunque sia a sud di una terra inesistente chiamata Padania di questa caratteristica ha fatto una vera e propria strategia di marketing, diretta a un settore ben definito di mercato dove il prodotto da distribuire gratuitamente è il nulla e il prezzo da pagare sarà rapportato ai disastri che avrà generato.

Il tema sembra apparentemente superficiale, quasi inutile, invece occorrerebbe che gli abitanti di questo Paese cominciassero a prendere coscienza non solo dei disastri di quelle sporadiche azioni portate avanti in pochi mesi di malgoverno, ma anche di una strategia che continua senza tregua a portare avanti per tenere caldo un pubblico non proprio di quelli da indicare ad esempio di eccellenze italiane.

Vale la pena ricordare soltanto uno dei danni del Matteo nazionale, quel decreto sicurezza vergognoso, approvato anche dai 5S e dallo  stesso Presidente Conte, che ha visto in questi giorni recapitare ammende di oltre 4mila euro a carico di chi manifestava per solidarietà ai lavoratori licenziati, un decreto che ancora resiste nonostante gli impegni degli attuali alleati di governo di abrogarlo o rivederne gli aspetti più inaccettabili. Il tema, però, potrebbe essere troppo divisivo portando a galla differenze sostanziali e dando man forte al Matteo mina vagante che di tanto in tanto chiede l’abolizione del reddito di cittadinanza, che in verità, concordo con il prof. De Masi, è l’unica cosa davvero di sinistra fatta in questi ultimi decenni. Forse anche per questo Renzi ne prende le distanze.

Ma torniamo al Matteo always online. Deve aver imparato bene la lezione dal suo maestro che in maniera meno rozza incantò lo stesso settore del mercato elettorale con mezzi un po’ più sofisticati, quando al mojito si contrapponeva lo champagne, alle donzelle compiacenti in costume sulle spiagge di Milano marittima escort di gran classe nelle tenute sarde e romane, all’esibizione come amuleti di rosari e madonne nutrite schiere di poveri pensionati con colazioni al sacco inneggianti all’esterno dei tribunali, stili diversi ma sostanzialmente uguali in una strategia di presa per i fondelli che in verità, va detto, è gradita a quel nutrito segmento che non ho difficoltà a definire complice del decadimento sociale e culturale della nostra cara Italia.

Il salvinismo è, dunque, contrapposto al berlusconismo o è la continuazione di una filosofia del vivere fuori da ogni minima regola morale supportata dalle televisioni trash e da un mondo della subcultura a tutti i livelli, da quello parlamentare ai giornali, con il danaro unico elemento di valutazione umana? Il proselitismo nei confronti di Matteo sembra sempre più averne incarnato gli elementi di sfacciataggine e arroganza, in maniera ancora più becera, prendendo in prestito non gli elementi goduriosi ma quelli peggiori che, va riconosciuto al senatore, ha saputo tirare fuori e dare voce a odi repressi, razzismo viscerale elevato a virtù, stupidità frutto di un’ignoranza che ha trovato ospitalità in quella che in definitiva è la filosofia della Lega.

Non c’è giorno che il nostro personaggio non sia presente in rete con video-stupidate, con immagini squallide e frasi che indicano non solo l’infimo livello ma una patologia che qualche mio apprezzato e caro amico psichiatra potrebbe meglio descrivere, chiarendone i contorni e gli effetti deleteri anche per quanti lo frequentano e ne seguono le orme con risvolti sociali davvero preoccupanti.

Non a caso, qualche personaggio della politica portata ai vertici dello Stato da Gianfranco Fini ne scimmiotta gli atteggiamenti registrando persino dei risultati percentuali in più perché, si sarà detto, se funziona per il padano potrà funzionare anche per chi viene da quella Roma ladrona che oggi fa tanta gola al Carroccio dalle truffe milionarie. I sondaggi, con differenze irrilevanti, danno un quadro sempre favorevole alle due formazioni e tali resteranno con o senza sardine in piazza, pur riconoscendone aspetti positivi come indicatori di contrasto che, tuttavia, non credo saranno in grado di costruire a breve un’alternativa senza una piattaforma politica ben definita.

Vista anche l’esperienza più recente dei pentastellati con le loro posizioni super partes rispetto a visioni di destra e sinistra, l’ingenuità politica ampiamente dimostrata potrebbe rendersi fatale perseverando con la sottovalutazione dell’ambiguo alleato, mina vagante di questo  governo, che presenterà il conto a tempo debito con qualsiasi coalizione possa tornargli comoda, una strategia subdola che potrebbe rimorchiare buona parte di ciò che resta del centrodestra, Salvini compreso. A tal proposito, il prossimo 20 gennaio, quando la Giunta per le immunità del Senato dovrà votare per l’autorizzazione a procedere per il caso della nave Gregoretti, il voto dei tre parlamentari di Italia Viva potrà chiarire meglio cosa bolle in pentola tra i due omonimi.

Eppure, in questo marasma, complice una situazione economica che non dà cenno alcuno di svolta seppur modesta, il fenomeno giocherellone che imperversa in rete, giornali e ospitate televisive, mostrando la sua vera identità incapace di affrontare un discorso compiuto sui temi scottanti che flagellano il Paese, resta il leader di quella politica della nullità che tanto affascina il popolo delle chiacchiere e dei proclami, del peggiore bigottismo strumentale e offensivo che delinea i contorni di un personaggio pericoloso per la democrazia e la libertà di un’Italia ancora minacciata dai fantasmi di un’epoca che ha segnato e marcato a fuoco il peggio di cui è stato capace di costruire l’uomo.

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