Il Fatto

Se ripartirei? Giovani italiani in fuga

Senza dubbio o Dubbio Made in Italy è un video che, da ormai diversi anni, rimbalza sui social network senza sosta. Sembra conoscere le sue vittime, anime inquiete, inadatte, anime divise a metà, tra il rimpianto di voler restare e la voglia, la necessità di mollare gli ormeggi e partire. Non è un caso che ad adottare il breve cortometraggio (in calce) siano le migliaia di giovani emigrati dall’Italia, da quel Paese che ha tolto loro tutto, innanzitutto forze e speranze.

È il dramma dei giorni nostri, l’unico reale, l’unico che incide in maniera catastrofica sul futuro della nazione tricolore, l’unico che andrebbe studiato, degnato di ascolto e raccontato dagli esperti di economia. A chi punta il dito contro chi arriva, risponde chi va, chi fa le valigie e non torna, chi sta desertificando intere aree, soprattutto nel Meridione.  Intere generazioni hanno varcato i controlli di sicurezza dei loro aeroporti e hanno preso indirizzo in Inghilterra, Spagna, Germania, Australia; un foltissimo numero di braccia, menti, cuori è passato a lavorare, pensare e battere per una bandiera che non è quella che gli ha dato i natali.

Esterofili? Fannulloni? Chiamateli come volete, farete un favore a Salvini e compagnia bella che, al contrario di ciò che professano, vogliono che la sabbia sia l’unica entità da censire nel prossimo futuro, perché le intelligenze e la voglia di un domani fermerebbero il loro avanzare che, invece, ben fiorisce tra il razzismo di cui sono vittime i richiedenti asilo e i rifugiati dei Paesi africani e asiatici che noi stessi, esportatori di democrazia, provvediamo ad armare, distruggere, cancellare e sfruttare, al pari del peggiore dei papponi che mette in strada le povere minorenni che approdano sulle coste siciliane e non solo.

È vero che ci si abitua al caffè scadente, a un clima quasi mai benevolo, ai servizi che funzionano e a quell’impagabile sensazione di una meritocrazia finalmente applicata, ma, nella maggior parte dei casi, quelle frasi scritte in contemporanea alla voce fuori campo che riempie il video di cui sopra scorrono nella mente dei nostri connazionali all’estero ogni giorno. Perché la rabbia è tanta, così come la sensazione di essere stati derubati di qualcosa di impagabile non svanirà mai.

Ho tante volte, anche io, sentito quella voce doppia dentro di me, le ho dato ascolto, mentre tante altre l’ho zittita. Indietro ci sono tornato, e spesso mi dico che sarà solo un’altra tappa di passaggio per un viaggio forse più lungo, forse più lontano, dove l’eco delle abitudini, dei propri affetti, profumi e sapori non sarà udibile, e sarà per sempre. Sono tornato e ogni giorno soffro di tutto ciò che mi aveva portato via.

Il deserto è il più triste dei luoghi, e il Sud Italia, pian piano, lascia il posto alla polvere, alle correnti di fumo. I nostri dialetti risuonano nell’inglese con le vocali aperte e lo spagnolo sembrerà sempre un po’ una parodia della nostra lingua.

Chi immagina un futuro vede le ali di un boeing che spariscono tra le nuvole. Il resto sono soltanto chiacchiere di contorno per un dramma che si vuole nascondere e tacere. Perché guardare a sud per giustificare i problemi è uso comune della storia del nostro Paese, dovremmo saperlo bene. Eppure, nonostante i tanti schiaffi, non sembra abbiamo imparato la lezione.

Se ripartirei…?

Se ripartirei? Giovani italiani in fuga
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